Visions

Le sfide Open Manufacturing per il 2017

Prevedere i trend del nuovo anno non è affatto facile, perché parliamo di un ambito che non segue dinamiche di mercato ma punta a essere dirompente (game-changing); possiamo però, forti del nostro “stare sempre sul pezzo”, sbilanciarci nell’individuare almeno quattro temi caldi che segneranno il panorama del 2017.

New Mobility, Open Manufacturing goes mainstream

In questo caso la cronaca ha anticipato la previsione e la notizia bomba è arrivata subito nei primissimi giorni dell’anno dal Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas: la Renault, in collaborazione con OSVehicle e ARM, ha presentato POM, la prima piattaforma Open Source direttamente derivata da un veicolo commercializzato a livello globale, hardware e software di gestione sono infatti quelli della city car elettrica Twizy. Una mossa sorprendente da parte di un big del mercato automobilistico che di certo sarà seguita con grande interesse da parte dei concorrenti (e magari “virtuosamente” imitata) e il cui scopo è facilitare e spingere collaborazioni e partnership a tutti i livelli per la creazione di nuovi servizi, applicazioni, tecnologie e progetti di mobilità sostenibile. Un percorso già abilmente condotto negli scorsi anni dall’azienda OSVehicle con la propria piattaforma Tabby (e non a caso scelta come partner del progetto), ma che adesso con Renault protagonista può facilmente ambire a traguardi di portata globale.

Architettura collaborativa e urbanizzazione condivisa

Nell’ambito dell’architettura c’è un mondo (che per ora parla poco l’italiano) che sente una forte responsabilità sociale e che vuole radicalmente innovare strumenti e dinamiche. In prima fila c’è il meritevole progetto WikiHouse di Alastair Parvin che rinnova sito ed intenzioni; c’è l’Open Building Institute, un progetto fortemente legato ai traguardi di Open Source Ecology, che sta sperimentando e documentando a spron battuto per tenere fede ad una roadmap che impone il raggiungimento di importanti obiettivi entro quest’anno; c’è Yorik van Havre, architetto e top developer del software di modellazione 3D FreeCAD, che, attraverso la piattaforma di donazione periodica/programmata Patreon, sta cercando di dare sostenibilità al suo lavoro per documentare, perfezionare e implementare le funzionalità BIM (Building Information Modelling) dello stesso FreeCAD, in modo da fornire alla comunità e al mercato la prima piattaforma Open Source di livello professionale per la progettazione architettonica digitale, e favorire un approccio in questo ambito il più possibile standard, accessibile e condiviso. C’è pure uno studio di architetti in Wisconsin che si chiama OpeningDesign che ha deciso che la strada per l’efficienza e l’innovazione passa tassativamente attraverso l’adozione di un modello Open Source molto spinto, per cui ogni progetto, dalle primissime fasi al suo completamento, viene reso liberamente disponibile ed accessibile pubblicamente. Vale infine la pena citare il collettivo Open Architecture Collaborative, una sorta di “architetti senza frontiere” che offre la propria progettualità in maniera benefica e volontaria rivolgendosi in particolare al proprio territorio e alle comunità più bisognose.

Cultura della sostenibilità ed economia circolare

Il 2017 si è aperto anche con l’annuncio di apertura dei lavori per lo step 3.0 del progetto Precious Plastic lanciato da Dave Hakkens, il nuovo piano verrà presentato pubblicamente il primo febbraio e sembrerebbe rivolto ad amplificarne la narrazione e la viralità mediatica e a contaminare virtuosamente sempre più ambiti e contesti (si scorge un “fashion project” all’orizzonte).

chiama Open Manufacturing

La previsione più azzardata di tutte si riferisce al tormentone “Industria 4.0” e nasce dalla considerazione che l’estrema complessità del concetto di smart factory e delle stesse singole tecnologie abilitanti spingerà molti player verso il modello collaborativo per cercare di limitare gli investimenti in ricerca e sviluppo, aumentando contemporaneamente prestazioni e sicurezza. Una dinamica che abbiamo già visto ad esempio nell’approccio dei colossi della Silicon Valley allo sviluppo di intelligenze artificiali (Google e Tesla in particolare) o nelle grandi case automobilistiche impegnate nello sviluppo di piattaforme software per auto connesse, con il kernel Linux a farla da padrone e l’Open Source a garanzia di elevati standard qualitativi e massima interoperabilità.

La sfida ai problemi sistemici

Non c’è dubbio che è nelle sfide ai problemi più complessi o sistemici che il modello collaborativo darà il meglio di sé, perché, pur basandosi sull’iniziativa “illuminata” del singolo o del gruppo circoscritto, si evolve e cresce solo con il contributo di una moltitudine di voci, punti di vista e valori differenti, e il suo processo comporta una spontanea crescita culturale di tutti i soggetti coinvolti (rigenerazione). L’Open Manufacturing quindi potrà anche avere (per ora) le proporzioni di una piccola risposta, ma, parafrasando Alastair Parvin, è una piccola risposta a grandi problemi, per cui anche minimi progressi possono avere un grande impatto.

Giovanni Longo

Giovanni Longo, classe 1974, lavoratore autonomo di Remanzacco (UD).
Disegnatore Meccanico, Docente, Consulente.
Fornitore di soluzioni CAD Open Source per professionisti e PMI.
Ex-blogger su temi di Open Source e Cultura Digitale.
Consigliere e responsabile comunicazione dell’Associazione Culturale Informatica del Pordenone Linux User Group.
Appassionato di dinamiche dei Social Network, Comunità Digitali e Progresso Sostenibile.

Facebook Twitter LinkedIn 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

Inizio
Share This