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How I Met Your Mother e il MLK Day: quando l’EpicFail è una questione di “contesto”

how i met your mother martin luther king day facebook

Chiunque sia stato un po’ sui lunedì scorso se ne sarà sicuramente accorto: il 16 gennaio è stato il trentunesimo Martin Luther King Day, il giorno che gli Stati Uniti hanno dedicato a Martin Luther King e alla sua battaglia per i diritti civili, che si osserva il terzo lunedì di gennaio.

Come ogni anno gli echi delle commemorazioni sono giunti in tutto il mondo, e in molti hanno ricordato il grande leader afroamericano con un post su o Twitter.

E c’è anche chi ha celebrato il MLK Day a modo suo, con risultati non particolarmente felici: è il caso del post comparso sulla pagina Facebook di How I Met Your Mother, la popolare sitcom statunitense che in Italia è conosciuta con il titolo di E alla fine arriva mamma! e che ha come protagonista Ted Mosby e le sue vicende sentimentali. La serie si è felicemente conclusa nel 2014 dopo ben nove stagioni ma è ancora particolarmente amata dai fan, che continuano a popolare una pagina Facebook molto attiva e “vivace” nonostante non pubblichi più notizie riguardanti la serie, ma si diletti a ricordarne i momenti migliori a suon di gif animate e meme. Il post per il Martin Luther King Day è a tutti gli effetti una parodia del famoso I have a dream, celeberrimo discorso pronunciato da Martin Luther King a Washington nell’estate del 1963, in cui King esprimeva tutto il proprio fervore affinché i diritti dei neri fossero finalmente equiparati a quelli dei bianchi.

Nell’I have a dream di How I Met Your Mother, però, a parlare è Barney Stinson, un personaggio della serie che ricopre il ruolo dello sciupafemmine incallito. E nel suo I have a dream non si parla di libertà e uguaglianza, ma di concetti molto meno nobili come “magliette bagnate” e del sogno di “bambini che non piangano in aereo”:

Il post, poi rimosso dalla pagina, si può leggere qui nella sua interezza:

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Immagine via: stuff.co.nz

Come si può ben immaginare, a portare alla rimozione del post è stata la valanga di commenti e critiche che è arrivata sulla pagina, anche da parte di coloro che si professano fan della serie ma che proprio in quel post non riescono a trovarci nulla di divertente:

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Immagine via: Mashable

Ora. Gli utenti fanno notare un paio di cose piuttosto lampanti, che mettono in luce l’errore comunicativo di chi gestisce lo storytelling di How I Met Your Mother su Facebook. Il primo punto è che il post è fuori luogo semplicemente perché compare nel giorno della commemorazione di Martin Luther King e si sa: durante le commemorazioni bisogna “fare i seri” e lasciare perdere la satira se non si vogliono attirare polemiche a ripetizione.

Il secondo punto, invece, è un po’ più sottile e riguarda il bagaglio di competenze che un qualsiasi utente di Facebook deve avere per capire veramente il post di How I Met Your Mother. Chi ha seguito la serie, infatti, sa che il personaggio di Barney Stinson oltre che essere un dongiovanni pure un po’ misogino è anche cinico e caustico ma sa anche che alla fine della serie diventa un padre amorevole. Insomma, Barney è un po’ la cosiddetta “anima della festa”, e chi ne conosce il personaggio è in grado di cogliere l’intento puramente ironico del post.

Già. E chi invece la serie la conosce solo vagamente, o non la conosce affatto? Trovarsi davanti un simile testo, e per di più con la faccia di un attore famoso – Neil Patrick Harris – sembra suggerire una satira ingiustificata e incomprensibile se non una vera e propria presa in giro. (Tanto è vero che Neil Patrick Harris è poi corso ai ripari con un tweet “tattico” di un’altra citazione famosa di King, ovviamente riportata in modo corretto, come a voler prendere le distanze dal post a nome del personaggio che ha interpretato).

Un caso, quello di How I Met Your Mother, che insegna qualcosa sul modo di fare storytelling sui social media: oltre che a saper incontrare le emozioni del pubblico, lo storytelling deve anche essere perfettamente comprensibile a tutti, indipendentemente dal grado di conoscenza delle “puntate precedenti” che ha ogni singolo “lettore”: questo perché ogni contenuto pubblicato sui social media non può essere confinato nel proprio contesto, ma si propaga valicando i confini della propria “area di riconoscibilità”, con il rischio di non essere compreso o, peggio ancora, frainteso.

Lesson Learned: Sei certo che anche il tuo pubblico possa trovare divertente quello che tu ritieni essere divertente, specialmente in un momento dove a dominare sono altri tipi di emozioni?

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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