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Store delle app: quale scegliere?

Gli Store delle applicazioni non sono altro che negozi virtuali in cui poter acquistare (generalmente gratis e frequentemente a basso costo) delle nuove applicazioni. Per l’utente è possibile scegliere dagli store che solitamente si trovano già preinstallati sul proprio smartphone oppure da altri che si vogliono utilizzare.

Le aziende che desiderano realizzare una propria possono pubblicarla attraverso questi store passando prima per un iter di approvazione.

E’ dedicato esclusivamente ai dispositivi (smartphone o tablet) che utilizzano il sistema Android ed è un vero e proprio negozio multimediale messo in piedi da Google. Attraverso questo store possiamo non solo acquistare applicazioni, ma anche musica, libri, film, riviste.

Per utilizzare Play Store dobbiamo necessariamente utilizzare un account Google, che ci permetterà di loggarci sul sistema e fare gli acquisti. Normalmente quando compriamo un nuovo dispositivo provvisto con il sistema Android ci viene richiesto di creare un nuovo account oppure di utilizzarne uno esistente. In questo secondo caso potremmo usufruire di tutte le app e i contenuti multimediali già acquistati senza perdere nulla.

L’ultima risorsa offerta dal Play Store è la possibilità di essere utilizzato tramite browser. In questo caso potremmo usufruire anche su pc dei prodotti multimediali comprati, oppure potremmo cercare comodamente delle app e chiedere di installarle sui dispositivi collegati al nostro account.

E’ il portale omologo di Play Store dedicato a tutti i dispositivi iOS e naturalmente è preinstallato su tutti i prodotti di casa Apple. Per utilizzare App Store è necessario creare un ID Apple, che accompagnerà l’utente lungo tutta la vita di utilizzo di un prodotto, dalla semplice installazione alla richiesta di assistenza online o presso un centro autorizzato.

Anche in questo store abbiamo i vari contenuti divisi per varie categorie e la possibilità di fare delle ricerche. Inoltre il sistema è integrato con l’altro famoso store di casa Cupertino, iTunes.

Le app acquistate non devono essere ricomprate al cambio di dispositivo e possono essere condivise con ogni dispositivo della “famiglia”. Grazie all’utilizzo di iCloud, ogni nostro acquisto viene reso disponibile a tutti gli utenti appartenenti al nostro gruppo.

Come pubblicare sugli store

Nel caso in cui si voglia pubblicare una applicazione, sia Google che Apple hanno reso disponibili gli strumenti per sviluppare applicazioni per i propri sistemi. Negli ultimi anni sono nati diversi framework e portali che permettono di creare le proprie app in maniera molto semplice senza conoscere in maniera approfondita linguaggi di programmazione.

La trafila per pubblicare su questi due store ufficiali è abbastanza simile. Una volta che abbiamo creato la nostra app, dobbiamo creare un account developer. Nel caso di Apple dovremo acquistare una licenza che parte dai 79 euro annuali e quindi procedere alla registrazione. Invece con Google dovremo creare un account e pagare una quota una tantum di 25 euro.

Fatto questo possiamo caricare sugli store l’app, compilando tutti i questionari informativi che richiederanno descrizione, screenshot, ecc. La pubblicazione non sarà immediata, in quanto il tutto dovrà passare al vaglio dei gestori.

Store alternativi

Play Store e App Store non sono le uniche possibilità. Nel caso dei dispositivi iOS l’utilizzo ed installazione di store alternativi è più complicato, perché richiede sostanzialmente una modifica del dispositivo, che ne sblocchi le protezioni.

Per quanto riguarda invece Android la cosa è molto più semplice perché possiamo scaricare ed installare applicazioni non presenti nel Play Store, senza dover far modifiche o sbloccare il nostro dispositivo, essendo questa una delle funzionalità permesse dal sistema.

Tramite internet possiamo ricercare e trovare altre soluzioni come la stessa Amazon con il suo Underground, oppure Aptoide, per citarne uno tra i più conosciuti, o SlideME uno dei primi e spesso installato su alcuni dispositivi al posto di Play Store.

Perché utilizzare questi negozi virtuali? Semplicemente per allargare la disponibilità di app. Infatti spesso su questi sistemi troviamo applicazioni non presenti su quelli preinstallati sui dispositivi e alcuni di questi consentono la pubblicazione gratuita o con forme contrattuali diverse.

Uno store tutto open source

Se facciamo delle piccole ricerche con i motori di ricerca troveremo che i vari store hanno al loro interno delle applicazioni open source solitamente pubblicate in specifici store, che hanno al loro interno applicazioni rilasciate secondo le famose licenze di condivisione e sviluppo.

F-Droid è una piattaforma nata del 2010 dedicata al sistema Android e gestito dall’omonima organizzazione noprofit con sede in Inghilterra. L’unico requisito indispensabile per pubblicare un’app su questo store è la disponibilità del codice sorgente e l’assenza in esso di codice proprietario.

F-Droid non richiede la creazione di un account, quindi l’accesso e l’installazione è fatta in anonimato. Il catalogo inoltre viene reso disponibile offline senza consumi di banda eccessivi.

Essendo tutte le app realizzate compilando il codice sorgente, tutti gli utenti hanno accesso al codice sorgente e possono partecipare al suo miglioramento. Non solo, molte funzionalità comuni alle app commerciali come la pubblicità vengono deprecate e osteggiate.

Le varie app messe a catalogo vengono rese disponibili in varie versioni. Quindi un utente può scegliere di installare l’ultimissimo rilascio oppure una precedente. Inoltre lo store libero permette di condividere un’app scaricata con altri utenti tramite il bluetooth o la rete wifi. Tutto questo naturalmente perché permesso dalle licenze che accompagnano le applicazioni.

Antonio Faccioli

Antonio Faccioli

Libero professionista e amministratore delegato in un’azienda privata. Si occupa dal 1997 di software libero con particolare interesse per i linguaggi di sviluppo (Php e Python) ed i database. Dal 2009 promuove l’adozione dei programmi liberi all’interno delle pubbliche amministrazioni.
E’ socio LibreItalia, dove segue i progetti rivolti alle scuole, ed è membro di The Document Foundation, partecipando al gruppo italiano di traduzione.

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