Il diavolo si annida nei dettagli

Open Source Observatory Report scritto con software proprietario?

Qualche tempo fa abbiamo raccontato , in questo articolo, di quando usarono dei computer equipaggiati con sistemi operativi proprietari per fare una conferenza sul . Quella volta siamo stati abbastanza indulgenti, perché non sempre si è nelle condizioni di poter scegliere, anche se non c’è niente di più efficace del buon esempio per promuovere un’idea e una delle più grandi ed importanti associazioni per la promozione del free software dovrebbe fare di tutto per evitare situazioni spiacevolmente imbarazzanti come quella.

Supponiamo adesso che esista una piattaforma appositamente creata dalla Commissione Europea per raccogliere e promuovere soluzioni e buone pratiche di interoperabilità all’interno delle Pubbliche Amministrazioni degli Stati membri. Supponiamo che la piattaforma ospiti una comunità nata per lo scambio di informazioni, soluzioni e buone pratiche di utilizzo di software libero all’interno delle stesse Pubbliche Amministrazioni. Supponiamo che questa comunità pubblichi ogni anno un documento che descrive lo stato dell’arte nell’utilizzo di software libero nelle PA europee e le previsioni per gli anni a venire. Supponiamo, infine, che il documento sia stato scritto usando un software proprietario. Quanto dovremmo essere indulgenti, in questo caso? Pochissimo, secondo noi. Perché la cosa, semplicemente, non avrebbe senso. Perché qualcuno dovrebbe deliberatamente usare un software proprietario per dimostrare che il software libero nelle PA funziona benissimo e non c’è ragione di usare software proprietari e formati poco o per nulla standard e poco o per nulla aperti?

Il vero problema è che tutto questo accade davvero: la piattaforma è Joinup, la comunità è l’Open Source Observatory (OSOR) e il documento è l’Open Source Observatory Annual Report 2016, scaricabile in formato PDF da qui.

In realtà nessuno, probabilmente, se ne sarebbe accorto, se non fosse che il documento, oltre ad essere scritto con un software proprietario, è anche scritto male. Infatti l’indice degli argomenti avrebbe dovuto – nelle intenzioni dell’autore – riportare su ogni voce il link al relativo paragrafo.

open_source_observatory_annual_report_2

Come si può vedere il link c’è, ma è stato probabilmente mal convertito durante la creazione del file PDF dal file originario, che ora sappiamo chiamarsi community_building_task09_d09-_oss_annual_report_v0.16 (1).docx ed essere contenuto nella directory mostrata nel link stesso. Un file in un formato proprietario (Microsoft) verosimilmente creato con un software proprietario (Microsoft) in un computer con un sistema operativo proprietario (Microsoft).

La domanda che nasce spontanea è: l’ non farebbe meglio ad usarlo, il software libero, anziché limitarsi ad osservarlo? O in alternativa, non farebbe meglio semplicemente a sparire, avendo di fatto dimostrato la sostanziale indegnità della sua esistenza?

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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  1. Mte90

    06/01/2017 alle 15:25

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