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Fake news, hoax, fact checking, debunking e OSINT

Quello delle news, o notizie false, degli hoax (in italiano, bufala) è un problema che può portare anche a gravi conseguenze. Vedi il caso del falso attentato alla Casa Bianca con il presunto ferimento di Obama del 23 aprile 2013 che ha causato un crollo in borsa o il più recente “pizzagate”, una fake news a proposito di una pizzeria ritenuta il centro di una rete di pedofili controllata da Hillary Clinton che ha indotto un padre di famiglia ad armarsi di fucile mitragliatore e fare irruzione nel locale per farsi giustizia da solo.

In questo periodo pre-natalizio la caccia alle sembra diventata la moda del momento. , Google ed ora anche i politici hanno dichiarato guerra alle false notizie su internet. A dare il via a questo giro di vite verso quello che in parte è un modo di fare satira e sbeffeggiare il sistema, in parte è un sistema per fare soldi con le visite sui propri siti, sono state le polemiche relative al ruolo dei social networks nella vittoria di Trump alle presidenziali americane.

Anche in Germania, dopo le dichiarazione della Merkel sui possibili rischi per le prossime elezioni politiche (a proposito, in questi giorni è circolata la falsa notizia della sua morte), si pensa ad una legge ad hoc contro la diffusione di false notizie.

In Italia, dopo aver subito numerosi attacchi, la Presidente della Camera Boldrini ha annunciato un appello ai cittadini per smascherare le bufale sul web grazie anche all’aiuto di esperti “debunker” (ovvero: cacciatori di bufale) come Attivissimo, Puente, Coltelli e Quattrociocchi.

Zuckerberg, (il proprietario di Facebook, per chi ci legge da un’altra galassia, nda) già dal 12 novembre ha pubblicato sul proprio profilo un commento spiegando come, secondo lui, il 99% dei contenuti pubblicati sul suo social network sono autentici e solo una piccola parte sono hoax o fake news e che comunque sono “trasversali” e non legati ad uno specifico partito od orientamento, respingendo il dubbio che in qualche modo questi falsi abbiano condizionato le elezioni americane.

Pochi giorni fa in un altro post Zuckerberg ha annunciato la strategia di Facebook contro le false notizie che fra le altre cose prevede per gli utenti la possibilità di segnalare un post come fake. Facebook provvederà ad inviarlo a organizzazioni di fact checking per la verifica e se risulterà un falso, verrà flaggato come “disputed”. Sarà sempre possibile condividere il post ma apparirà un avviso e un link con le spiegazioni relative. Le organizzazioni individuate da Facebook per questo “lavoro” sarebbero quelle che hanno sottoscritto l’International Fact-Checking Network fact-checkers’ code of principles. IFCN è l’organizzazione promossa da Poynter Institute che raggruppa numerose testate ed organizzazioni che si occupano della verifica delle notizie. Alcune di queste organizzazioni (fra le quali l’italiana pagellapolitica.it) hanno scritto una lettera aperta a Zuckerberg chiedendo di aprire un dibattito sull’argomento. Qui trovate la traduzione in italiano. Poynter fa notare che in realtà non tutte le organizzazioni di fact checking che hanno firmato il codice dei principi hanno sottoscritto la lettera aperta ed anzi la maggior parte di esse non lo ha fatto. Ha inoltre annunciato di “stare ripensando” le modalità di sottoscrizione al codice dei principi.

Sul suo blog, Paolo Attivissimo fa notare come già nel 2015 Facebook avesse pubblicato un annuncio molto simile a quello di questi giorni. Alla luce dei fatti, l’iniziativa di allora non sembra aver avuto significativi risultati.

Da parte sua, anche Google, recentemente accusata di avere involontariamente favorito la diffusione di fake news con le modifiche apportate al suo algoritmo di predizione dei risultati delle ricerche basato fra l’altro sul numero di click su una data pagina, già nel 2015 aveva annunciato l’implementazione di un algoritmo di analisi per i siti bufala chiamato Knowledge-Based Trust che però sembra non bastare. La novità di quest’anno, annunciata ad ottobre, è la presenza di una etichetta accanto all’articolo nei risultati della sezione “notizie” di Google per quegli articoli risultati fake alla verifica delle organizzazioni di fact checking anche se al momento questa innovazione non è attiva sui nostri desktop ma è visibile solo per gli utenti anglofoni.

Insomma, per tutti la cura sembra essere affidata alla buona volontà di alcuni (giornalisti, privati, ricercatori universitari, ecc.)  che si accollano l’onere di verificare se una notizia sia vera oppure sia una bufala.

Ma come si verifica una notizia?

Possiamo fare del fact checking anche noi? La risposta è sì, possiamo quanto meno valutare qualche punto chiave sfruttando alcune delle tecniche di verifica usate nelle analisi .

Andiamo per ordine:

1) Valutate chi ha pubblicato la notizia. Verificate che non sia un sito conosciuto come divulgatore di falsi. Spesso nello stesso sito si trovano degli avvertimenti a proposito della “fantasiosità” dei post. Valutate la pagina dei contatti e chi fa parte dello staff, ad esempio altri autori.

2) Valutate il tono dell’articolo ed il titolo. Spesso, ad esempio, una falsa notizia viene “sparata” con un titolo provocatorio o allarmista. Leggete tutto il testo per farvi una idea migliore del contenuto.

3) Individuate chi è l’autore e cosa d’altro ha pubblicato. Cercate di capire se generalmente i suoi post sono fake o sono notizie reali.

4) Valutate le date. Quella di pubblicazione e quella degli eventi riferiti. Anche eventuali altre date di fatti correlati a quello descritto andrebbero controllate per verificare eventuali incongruità.

5) Spesso le bufale contengono riferimenti ad altre notizie, siti, interviste. Vengono citati personaggi, ricerche scientifiche, statistiche, tutto per dare maggiore credibilità alla notizia. Valutate ogni elemento per verificarne l’autenticità.

6) Infine, cercate di comprendere il motivo per il quale sia stata pubblicata quella notizia. Siate critici, rileggete il testo. Capite il significato del messaggio veicolato.

Magari, verrete contattati dal Presidente della Camera per partecipare alla crociata contro le bufale. O forse no, ma sarete in grado di valutare da soli se fidarvi o meno di quello che state leggendo.

Detto fra noi, vi state fidando adesso?

Paolo Giardini

Paolo Giardini

Paolo “aspy” Giardini, direttore di OPSI, Osservatorio Nazionale Privacy e Sicurezza Informatica, organo di AIP (Associazione Informatici Professionisti, per la quale ricopre anche l’incarico di Privacy Officer) si occupa da oltre venti anni di Sicurezza Informatica, Privacy, Computer Forensics ed Open Source, svolgendo attività di analisi e consulenza e tenendo corsi e seminari in Italia ed all’estero.
Svolge attività di Consulente Tecnico di parte (CTP) e di Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) presso diverse Procure della Repubblica e Tribunali. Nel tempo libero si dedica alla organizzazione dell’hacker game che ha creato, “CAT – Cracca Al Tesoro”.

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