In Controluce

La Bella Terra: riflessioni di Alfonso Fuggetta sul digitale in Italia

Se la digitalizzazione del nostro Paese dovesse acquisire una dimensione letteraria potrebbe passare dal Beckett di “Aspettando Godot” allo scrittore e giurista sardo Salvatore Satta quando, ne “Il giorno del giudizio”, afferma che: “questa era la sua vocazione: attendere sempre prima di cominciare, restando fuori dalla realtà, come se l’inizio delle cose non facesse parte di questa, non dipendesse da noi”. Pare proprio la Digital Transformation tricolore: nell’attesa di un Godot che ogni semestre cambia nome ma non cambia sostanza, rimaniamo ad aspettare (e sperare) che qualcosa succeda.
Vero è che in spagnolo aspettare si dice “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare, ma la vera speranza è quella di non finire come Oscar Wilde quando afferma “se non ci metterà troppo, l’aspetterò tutta la vita”. Perché l’amara realtà è che tutta la vita non l’abbiamo. Ci sono cose che vanno fatte, e fatte subito. Anzi, andavano fatte anni fa. Banda larga e alfabetizzazione alle competenze digitali sono partite da troppo tempo aperte; ma soprattutto viviamo in una nazione che ancora non ha capito davvero che il digitale non è un obiettivo da raggiungere, ma uno strumento attraverso il quale raggiungere gli obiettivi del Paese. Uno strumento a supporto di un processo di rinnovamento dell’economia e della società che da una parte potrebbe aprire grandi opportunità nei più diversi settori, ma dall’altra trasforma ogni opportunità non colta in una vera e propria minaccia per chi non è in grado di cogliere il cambiamento.
Troppi Governi e per troppo tempo lo hanno considerato – quando lo hanno considerato – semplicemente un orpello, uno strumento per distribuire qualche poltrona, un mezzo per accontentare qualche fedele servitore di turno. Ma uno di quei servitori non troppo importanti, perché la partita è sempre stata considerata povera. Eppure la partita del digitale sarebbe tutt’altro che povera, se si considera che il contributo di questo settore al PIL è di meno della metà di quanto lo è nella media degli altri paesi europei, e che le stime sull’economia digitale italiana parlano di un possibile contributo al PIL di oltre quattro punti percentuali (ossia circa 75 miliardi di euro) da qui al 2020.
In un contesto che per mille motivi fatica a trovare una strada non mancano le voci che di quella strada indicano con forza la direzione da anni. Non mancano coloro i quali di quella che dovrebbe essere una vera e propria rivoluzione culturale per il nostro Paese raccontano potenzialità, problemi, prospettive. Non mancano persone che il cambiamento non si limitano a raccontarlo, ma ne sono protagoniste attive, portandolo con fatica e determinazione in aziende ed università.
Voci autorevoli che da anni accogliamo anche su Tech Economy. Voci che – spesso fuori dal coro – spiegano con chiarezza i perché dei fallimenti e le possibili soluzioni. Voci che raccontano di come l’Italia, grazie al digitale, potrebbe davvero diventare quella Bella Terra che tutti vorremmo e che molti ormai hanno paura persino di sognare. Quella Bella Terra in cui la tecnologia diventa strumento al servizio della società, delle persone, delle aziende e dell’amministrazione ed in cui tale funzione ne fa un vero e proprio fulcro attorno al quale far ruotare i processi di crescita e di sviluppo. Quella Bella Terra che ha dato il nome alla rubrica di Alfonso Fuggetta.
Un’esperienza ed una vita vissute a cavallo tra industria ed università, Alfonso è Amministratore Delegato del Cefriel e professore ordinario al Politecnico di Milano. Ma soprattutto è una delle menti più lucide e lungimiranti nello scenario del digitale italiano. Con la competenza di chi le cose le fa, la capacità di spiegarle di chi è abituato ad insegnare e la penna spesso sferzante di chi non ha paura di dire sempre ciò che pensa Alfonso da anni, sulle pagine di Tech Economy, fa un controcanto al processo di sviluppo e crescita della nostra economia digitale. Un controcanto da non perdere per comprendere ciò che potremmo fare, e come farlo. Per questo abbiamo raccolto i contributi più significativi ed attuali in un nuovo eBook della nostra collana: La Bella Terra. Contributi che compongono un vero e proprio manuale di buon senso per una visione strategica della digitalizzazione del nostro Paese. Perché oggi – purtroppo – non sono le tecnologie o le possibilità a mancare, ma semplicemente la visione strategica ed il buonsenso.
Come di consueto il libro è in distribuzione gratuita, perché siamo convinti che contribuire alla diffusione delle competenze digitali sia un compito importante, al quale – in questo caso grazie al lavoro di Alfonso – siamo felici di contribuire. Grazie ad Alfonso per averlo scritto, e a tutti voi per la fiducia che continuate ad accordarci.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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