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Digitalizzare la PA partendo dal territorio: il caso di Palermo e del Friuli Venezia Giulia

Digitale

Il processo di digitalizzazione è per sua definizione un processo trasversale: solo quando si mettono al centro delle azioni cittadini ed imprese, l’innovazione digitale può diventare un investimento pubblico che coincide con una riforma strutturale del Paese, piuttosto che un esercizio di stile. Nel documento AGID Strategia per la crescita digitale 2014-2020 in merito alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione si evidenzia proprio quanto sia necessario – quasi imperativo – partire da questi processi, superando quindi la logica di regole tecniche e linee guida, che non hanno prodotto risultati eclatanti nel corso di questi anni, puntando invece alla centralità dell’esperienza ed ai bisogni dell’utenza. Lo sviluppo di questa strategia nazionale deve quindi avvenire secondo la logica della co-progettazione valorizzando le best practices dal territorio per definire piani e standard nazionali. Questo in risposta non solo al progressivo spostamento della popolazione verso le città e nelle aree metropolitane ma anche alla necessità di garantire a piccoli centri ed agglomerati produttivi uno sviluppo sostenibile attraverso l’implementazione di tecnologie innovative, efficienti e “user friendly” che richiedono l’adozione di un approccio integrato.

Il territorio: dove?

Dopo il Friuli Venezia Giulia, prima Regione d’Italia a sperimentare il modello di accelerazione di sviluppo tecnologico #Digitaliani in collaborazione con Cisco, altre realtà territoriali italiane stanno trasformando le proprie città in “laboratori a cielo aperto” tra innovazione tecnologica e innovazione sociale.

E’ quanto sta avvenendo ad esempio nella città di Palermo che ha firmato qualche settimana fa un protocollo d’intesa che ha l’obiettivo di accelerare il processo di innovazione per creare nuove opportunità per i giovani, le imprese e il territorio nella futura Area Metropolitana di Palermo. Il protocollo d’intesa prevede lo sviluppo di tre filoni di attività, legati alla formazione, alla implementazione di tecnologie e al supporto per lo sviluppo territoriale e le startup.

Tra le prime attività realizzare un “living lab”, un laboratorio a cielo aperto che offra a cittadini, imprese e start up una base tecnologica sicura ed efficiente per sviluppare e offrire prodotti o servizi innovativi rivolti ai più diversi pubblici: abitanti, turisti, altre imprese, amministrazioni locali. Trasformare quindi il territorio in un laboratorio di innovazione tecnologica e sociale espressione di smart community intelligente e interconnessa, dotata di una rete di infrastrutture e di competenze che facilitino la realizzazione di nuovi servizi e dia spazio al potenziale di innovazione già presente nel territorio. Il progetto si ispira ad esperienze di successo a livello internazionale, come quella realizzata da nella città di Copenaghen.

La strategia nazionale per la crescita digitale

Una delle cause più rilevanti del ritardo italiano nel settore digitale è stata la frammentazioni degli interventi che ha portato a duplicazioni e inefficiente uso delle risorse, oltre che a una non interoperabilità e integrazione dei servizi sviluppati. La strategia nazionale digitale oltre a indicare le nuove iniziative poste in cantiere dal Governo, porta a sistema sinergico anche le azioni già in essere. In questo contesto i programmi di accelerazione diventano fattore chiave per il maggiore impatto, in termini di ricadute socio-economico e diffusione della cultura digitale. Questi programmi hanno tra gli obiettivi prioritari:

  • promuovere la trasformazione delle città e dei territori e il loro uso sostenibile ed innovativo da parte di cittadini e imprese;

  • rafforzare il “sistema di competenze” del Paese per favorire la diffusione della cultura digitale, migliorare il benessere sociale e l’inclusione dei cittadini, la competitività delle imprese, e lo sviluppo di un contesto favorevole all’ l’imprenditoria innovativa.

In quest’ottica la collaborazione pubblico-privato avviata da Cisco prima in Friuli-Venezia Giulia e adesso nel comune di Palermo sembra stia funzionando soprattutto per gli ambiti relativi alla mobilità, all’inclusione sociale, alla eco-sostenibilità e all’agenda digitale, incidendo peraltro su settori nevralgici come istruzione e scuola in cui gli enti territoriali profondono impegno per formare il capitale umano assolutamente capace e fondamentale per la crescita e l’innovazione. Non è infatti secondario l’aspetto volto alla promozione e alla crescita di nuovi progetti imprenditoriali, facendo leva sul know-how tecnologico e sulle piattaforme tecnologiche per l’aggregazione di talenti sui territori.

Gli impatti socio-economici

L’impatto atteso è quello di un cambiamento profondo che generi da un lato una nuova domanda da parte di cittadini e imprese, dall’altra maggiore sviluppo dell’offerta, tramite il driver pubblico e le applicazioni relative sviluppate da soggetti privati.

I potenziali effetti economici potrebbero tradursi in risparmio di costi per la pubblica amministrazione e per l’utenza, crescita del settore ICT, maggiore efficienza del sistema imprenditoriale, incremento di utilizzo dei servizi pubblici online, aumento della produttività nella PA. Per fare in modo che il “Living Lab” realizzato nel centro di Palermo crei il più ricco ambiente di opportunità di crescita, Cisco, in collaborazione con il Comune di Palermo, con l’Università degli Studi di Palermo e con Italtel intende valorizzare la piattaforma avviando iniziative come supporto di programmi di ricerca; partecipazione a eventi dedicati al mondo dell’innovazione, quali il Festival dell’Ingegno; attività per la selezione e il supporto di idee imprenditoriali innovative, legate in particolare agli ambiti di sviluppo nel territorio del Piano Operativo Nazionale per le città metropolitane (PON Metro); attività per il trasferimento di innovazione alle imprese.

Sul versante degli impatti sociali l’implementazione della strategia nazionale potrebbe portare ad un aumento delle competenze per una maggiore qualificazione professionale e conseguente aumento di occupazione, alla diffusione di competenze e cultura digitale con conseguente aumento dell’uso di internet fra la popolazione, ad un miglioramento della qualità della vita nelle città e allo sviluppo di servizi innovativi diffusi. Il fattore chiave per il successo di tutte le iniziative di innovazione è la diffusione più ampia e inclusiva possibile delle competenze digitali nella popolazione.

Attivare un processo di digitalizzazione nella Publica Amministrazione – afferma , Business Development Manager Smart City e CDA Leader – non è un processo semplice. Servono pochi ma fondamentali ingredienti: innanzitutto un commitment politico forte, con la volontà di portare a termine le varie iniziative, una forte predisposizione all’innovazione, non solo tecnologica ma soprattutto di processo, e infine la capacità di realizzare una partnership pubblico/privato che consenta di sostenere economicamente i vari progetti”.

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