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Quando E-learning fa rima con Engagement: intervista a Emanuele Pucci

In questi anni è cambiato il rapporto con la Rete: gli utenti sono “always-on”, ossia costantemente connessi, abituati a consultare notifiche e interagire con altri ed è per questo che le modalità di formazione non possono restare le stesse di qualche anno fa”. Interattività e collaborazione le parole d’ordine secondo Emanuele Pucci, Amministratore Delegato di , che rimarca come oggi la definizione di “formazione a distanza” che si usava un tempo non sia affatto calzante. “Attraverso gli strumenti digitali – afferma – abbiamo la possibilità di abbattere la distanza per creare il necessario contatto con le persone da formare, che devono necessariamente essere aiutate nel diventare proattive”.

Il trucco migliore per abbattere le distanze è probabilmente il trasferire l’imprinting della presenza sull’ attraverso l’utilizzo di strumenti quali ad esempio la videoconferenza, dove il docente dovrà necessariamente essere più colloquiale e il discente più interattivo che non in presenza.

Di strumenti – continua Pucci – ne abbiamo tanti a disposizione oggi, ma prima di progettare corsi di formazione e-learning dobbiamo verificare se le aziende possano effettivamente permettersi un investimento importante. Per questa ragione dobbiamo cercare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità economica”.

Quali gli elementi che garantiscono l’engagement?

La sfida vera per chi dà vita a una piattaforma e-learning è quella di ricostruire le stesse tecniche di engagement dei social network. Facebook è l’esempio di come sia possibile attrarre una persona a tal punto da portarla a connettersi più volte al giorno e trascorrere del tempo in un luogo virtuale. Questo è un po’ quello che dobbiamo fare anche noi quando proponiamo una iniziativa di formazione on line: replicare per quanto possibile le dinamiche di successo di Facebook al fine di favorire l’apprendimento collaborativo. Si deve, in pratica, costruire un microcosmo di conoscenze che gli utenti abitano e in cui si scambiano informazioni, intervengono e quindi collaborano.

La social collaboration è parte integrante del percorso formativo e abbiamo verificato che è possibile: in un master di scienze della formazione che abbiamo curato qualche tempo fa, gli utenti hanno dialogato e partecipato in comunità di pratica collegandosi a webroom interattive, ma soprattutto hanno fatto community e interagito instaurando forti dinamiche di collaborazione.  Ogni utente, infatti, può essere, se adeguatamente coinvolto, un portavoce possibile di valori, contenuti, processi di apprendimento.

E tutto questo è stato possibile andando a emulare in parte le caratteristiche di successo del social network in blu: layout semplice ed intuitivo, notifiche e soprattutto possibilità di connettersi da ogni dispositivo.
Ovviamente coinvolgimento è anche gioco e quindi premio. Un premio reale, anche non di grandissimo valore, ma concreto: una cosa per la quale le persone che si formano e che “gareggiano” a chi fa meglio possano avere come ricompensa.

Quale il ruolo del riconoscimento biometrico nell’e-learning?

Sulle tecniche di riconoscimento biometrico del discente, come azienda abbiamo investito molto, proprio perché se esistono determinate condizioni rispetto alla sicurezza della identificazione dell’allievo si può davvero considerare l’e-learning alla stessa stregua della formazione in presenza. Tramite il riconoscimento biometrico, e quindi evitando la possibilità che qualcuno si sostituisca a qualcun altro durante il periodo di formazione, è possibile prendere in considerazione l’ipotesi di sostenere esami on line. Nel nostro caso siamo in grado di avere un 99% di certezza rispetto al riconoscimento della persona. Ovviamente il riconoscimento deve avvenire in modo semplice, senza installazione di software aggiuntivo e soprattutto deve essere fruibile da tutti i device.

Quale il progetto e-learning di maggior successo che vuole citare?

Tra quelli che reputo di successo indubbiamente quello destinato ad una rete di numerosi agenti di vendita ai quali è stato proposto di collaborare in uno spazio condiviso della piattaforma che ha consentito loro di condividere pillole esperenziali riferite alle modalità di vendita di un certo prodotto, dei brevi video caricati in piattaforma e contenere consigli utili, best practices, case history vincenti. I video sono poi facilmente ricercabili con un motore interno, grazie a titolo descrizione, categoria e tag. Questa applicazione è un nostro brevetto chiamato Wiki-Experience®. Si rivela di grande successo anche perché è, di fatto, una pratica di informal learning e sappiamo che questo modo di apprendere è vincente in molti settori.

Nel caso in questione gli agenti, anche sollecitati da meccanismi di gamification con premiazione finale, hanno partecipato in massa e soprattutto condiviso informazioni preziose che hanno permesso all’azienda di rilevare una difficoltà nella vendita di un certo prodotto, comprendendone le criticità aziendali e le dinamiche da utilizzare nel miglioramento dei processi interni.

Questo è l’esempio più calzante di quanto la formazione possa essere utile e soprattutto di quanto gli strumenti digitali a disposizione ci consentano di organizzare attività di successo, dove gli utenti non si trovano passivi davanti ad un video ma riescono a partecipare molto di più che dentro un’aula.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
E’ analista programmatore e formatrice. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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