La Bella Terra

“L’avevo detto”: Il futuro della banda larga è low-cost

Nel 2007 scrissi un articolo intitolato “The net is flat“. L’articolo proponeva alcune riflessioni che sintetizzo così:

  1. Con l’avvento della commutazione a pacchetto e di Internet, le reti di telecomunicazione sono dei dumb-pipe.
  2. Così come è successo in altri casi, gli operatori dovranno ristrutturarsi e riorganizzarsi per tenere conto che il loro compito non è costruire servizi a valore aggiunto, quanto “trasportare bit” in modo veloce ed efficiente.

Nell’introduzione del mio articolo, facevo una analogia con quanto era avvenuto nel mondo del trasporto aereo.

…, in the past decade something similar happened to large airlines. A new generation of airlines appeared on the market: low-cost carriers. They offer basic services, often exploiting secondary routes and airports. On-board services are almost inexistent or significantly reduced. There is a single class of service. Aircraft operations and maintenance are streamlined and simplified through the adoption of a single airplane model, with low operating costs and maximum operational flexibility. The emphasis is on providing the passenger with cheap ways to move across countries. Low-cost carriers have made air travel affordable to anybody.

Ho ripreso questi concetti in un altro articolo che fu pubblicato su Astrid Online nel 2013. Scrivevo:

Gli operatori devono fare propri e interpretare in modo pieno e convinto i business model del futuro. È inutile illudersi di poter svolgere il ruolo del passato, magari attraverso forzature legislative o regolamentari. È necessario ripensare il proprio ruolo nel nuovo mercato e nel panorama che l’avvento di Internet ha strutturalmente (ri)definito.

Gli operatori devono dimensionarsi e attrezzarsi di conseguenza. È indubbio che molte aziende siano sovradimensionate rispetto al ruolo che devono e possono svolgere. Ciò pone un problema molto complesso e delicato di ristrutturazione e ripensamento delle proprie strutture, organizzazione e strategie.

Proprio ieri su Repubblica è apparso questo articolo secondo il quale Telecom Italia (e anche altri operatori) starebbero pensando di avviare una compagnia telefonica low-cost. In poche parole, si concentrano sul fornire i servizi di base, senza “frills”:

Prevenire è meglio che curare e così Telecom Italia, ma anche Vodafone Wind e 3 starebbero studiando il da farsi, in attesa che la francese Free di Xavier Niel sbarchi nel Belpaese nell’estate del 2017. E la Tim di Flavio Cattaneo sarebbe dell’idea di giocare d’anticipo lanciando un operatore telefonico a parte, una sorta di Ryanair dei servizi cellulari, per non cannibalizzare la prima classe dei servizi Lte di Tim.

Faccio una previsione: alla fine resterà solo l’operatore low-cost perché non è nel DNA degli operatori fornire servizi a valore aggiunto come quelli offerti dagli OTT, né è pensabile avere bundling di offerta. Non per nulla, non appena si è parlato dell’acquisizione di Time Warner da parte di AT&T, sia gli altri attori del mercato, sia Trump che Clinton hanno subito detto che non bisogna danneggiare la concorrenza e il mercato. Anzi, Trump ha esplicitamente detto di essere contro l’acquisizione! Certamente ci potranno essere differenziazioni in base alla qualità del “dumb-pipe”, ma non bundling di offerta (nel 2006 scrivevo questo …).

La semplice verità è che la struttura aziendale e i costi degli operatori (specialmente gli incumbent) sono sovradimensionati rispetto alla gestione di un dumb-pipe. L’assunzione era che l’operatore dovesse anche sviluppare i servizi utilizzati dalla rete. Non è così, è un’illusione che è inutile coltivare. In effetti, TIM sta tagliando costi e, insieme allo sviluppo dell’offerta (altro tema vitale), i conti migliorano .

È inevitabile. I servizi di trasporto sono una commodity e non è possibile pensare di dare loro valore aggiunto mettendoli in bundling con altri servizi OTT. È una mossa che limita il mercato, è contro la concorrenza e i consumatori, viola la net neutrality. È una battaglia persa in partenza.

Che si sia iniziato a capirlo?

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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