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Quale il futuro e il presente dell’IoT?

Gli investimenti Venture Capital (VC) in questi ultimi anni hanno subito una decisa accelerazione nel settore : a livello mondiale tra il 2010 e il 2015 sono più che raddoppiati passando da 0,8 miliardi di dollari nel 2010, a circa 2 miliardi di dollari nel 2015. A livello cumulativo, il montante degli investimenti in start up specializzate nell’IoT negli ultimi sei anni ha raggiunto la quota di 7,4 miliardi di dollari, per un totale di 887 operazioni. Tra i principali investitori figurano importanti attori del Corporate VC: questo significa che le divisioni di imprese “non finanziarie” hanno l’obiettivo di investire in start up con tecnologie utili al proprio business. Tra gli operatori più attivi sono presenti Cisco Investments, Intel Capital, Google Ventures, GE Ventures e Qualcomm Ventures il cui portafoglio di investimenti in start up specializzate nell’IoT è stato stimato, nel periodo che va dal 2010 al 2015, in circa 3,2 miliardi di dollari. Questi solo alcuni dei dati emersi dal Rapporto Speciale Looking Forward di , interamente dedicato al tema dell’Internet of Things.

Il percorso di trasformazione digitale in atto nelle imprese e nei mercati apre scenari economici e di business totalmente inediti, attraverso nuovi modelli di apprendimento, collaborazione, “contaminazione” fra imprese, a cavallo tra competizione e gestione. Questo processo interessa al tempo stesso sia le imprese che le istituzioni preposte alla guida dei mercati e dell’economia che devono essere in grado di porre nei tempi adeguati le condizioni infrastrutturali, regolamentari, di formazione per raggiungere in maniera efficace gli obiettivi di crescita diffusa e innovazione. Ad esempio nel 2020 oltre il 35% della popolazione delle economie mature avrà almeno un dispositivo wearable (indossabile). I consumatori si interfacceranno con ecosistemi digitali e fisici non solo grazie a device tradizionali come PC, smartphone e tablet, ma tramite una moltitudine di oggetti e sensori intelligenti. Questo fenomeno si sposa con l’opportunità di fornire migliori servizi ai consumatori: già oggi infatti il 40% dei consumatori si dichiara disponibile a condividere dati personali, a patto che questi vengano utilizzati per ricevere servizi disegnati quasi in modo sartoriale. L’applicazione dell’Internet of Things non avrà impatti diretti solo sul cliente finale, ma anche sui processi interni delle aziende volti all’interazione con i clienti stessi. Sensori e oggetti intelligenti posizionati in modo diffuso negli uffici e nei punti vendita consentiranno di ottimizzare i processi di gestione del cliente, favorendo la collaborazione e garantendo un migliore customer service. I grandi operatori della logistica come UPS e DHL stanno già sfruttando le reti di sensori per localizzare e gestire al meglio le loro flotte e per consentire la verifica dello stato di consegna da parte del cliente. Ad esempio in ambito B2B, i produttori di macchinari per movimento terra o attrezzature agricole potrebbero migliorare l’efficienza operativa monitorando in real time le macchine, consentendo anche operazioni di manutenzione predittiva e diminuendo i fermi macchina.

 

Non sono però solo le grandi multinazionali ad investire nel comparto dell’Internet of Things numerosi Paesi stanno acquisendo sempre più consapevolezza delle opportunità economiche del comparto, promuovendo numerose iniziative per dare al proprio ecosistema dell’innovazione un ruolo leader che accompagni la società in questa trasformazione tecnologica. E’ quanto sta accadendo in Francia, ad esempio, che ha inaugurato la “Cité de l’objet connecté” ovvero uno spazio di 10.000 metri quadrati messo a disposizione degli startupper per progettare e realizzare oggetti intelligenti e connessi; in Germania l’IoT è stato  classificato come uno tra i settori prioritari in cui concentrare gli investimenti relativi al piano Industry 4.0. La Cina ha investito 800 milioni di dollari per sviluppare il comparto dell’IoT e corposi investimenti vengono portati avanti anche da Corea del Sud e Usa.

Italia e IoT 

Anche il nostro Paese sta attivando diverse iniziative per dare una ulteriore spinta all’ecosistema dell’innovazione in generale e all’universo dell’IoT in particolare. Secondo la ricerca Accenture “Industrial Internet of Things” l’Italia è uno dei Paesi con le maggiori opportunità di crescita. Lo studio ha evidenziato che investimenti aggiuntivi in questo settore porterebbero a un incremento stimato di produttività  pari a 197 miliardi di dollari entro il 2030.

Inoltre la vocazione alla tradizione manifatturiera rappresenterebbe un terreno fertile per l’applicazione di tutte le tecnologie di automazione dei processi industriali, per abilitare la fabbrica del futuro (Fabbrica 4.0). Inoltre il posizionamento distintivo e di eccellenza su diversi settori che stanno attualmente guidando la volata all’IoT, come i settori auto, casa, automazione e salute, può essere ulteriore spinta e volano per la trasformazione digitale anche delle filiere legate a tali comparti.

Anche la Pubblica Amminisrazione sembra consapevole della centralità del tema facendo del recupero del gap d’innovazione una priorità strategica per l’Italia che viene confermata da alcuni recenti interventi normativi finalizzati a supportare anche il mercato IoT. 

 

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice e Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 15 anni, con focus su: ICT e social media, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cambiamenti apportati dal digitale nel mondo del lavoro, competenze digitali, cyber harassment e cyber safety. Al suo attivo (italiano, francese e inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore innovazione e digitale: Tech Economy, Ingenium, Girl Geek Life.

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