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Intelligenza artificiale: grandi potenzialità, poca consapevolezza

Intelligenza artificiale

è uno dei termini più inflazionati del momento: con tale definizione si intende indicare la capacità di una macchina di emulare il pensiero umano, il ragionamento e il processo decisionale.

Dopo i tanti annunci degli ultimi decenni, il fenomeno sta realmente decollando, con i top player tecnologici che sfruttano l’intelligenza artificiale in servizi che tutti noi già utilizziamo (ad esempio, Cortana di Microsoft, Siri di Apple, Google Foto e lo stesso News Feed di Facebook che utilizza l’intelligenza artificiale per distribuire al meglio le notizie).

Intorno a tale concetto, tuttavia, il mercato dimostra di non avere le idee molto chiare.

Il rapporto eMarketer “Artificial Intelligence 2016: What’s Now, What’s New and What’s Next” ha mostrato che nelle aziende, già a livello terminologico, l’intelligenza artificiale viene confusa con concetti quali – ad esempio – cognitive computing, machine learning, apprendimento profondo e augmented intelligence.

Intelligenza artificialeInoltre, secondo un sondaggio condotto da CompTIA, solamente il 54% ha dichiarato di essere a conoscenza di cosa sia l’intelligenza artificiale, rispetto al 78% che conosce la stampa 3-D e il 71% che conosce droni e realtà virtuale.

Indicativo è che alcuni intervistati abbiano dichiarato di conoscere tecnologie come la realtà virtuale e la guida autonoma, senza essere consapevoli che alla base di tali tecnologie vi è proprio l’intelligenza artificiale.

Questa mancanza di consapevolezza stride, però, con le scelte aziendali, decisamente orientate ad acquisire soluzioni di intelligenza artificiale.

Un sondaggio condotto da Euromoney Institutional Investor Thought Leadership che che ha coinvolto dirigenti a livello mondiale del settore finanziario, ha trovato che il 42% degli intervistati ha detto che la loro organizzazione ha utilizzato i processi interni di ricerca e sviluppo per ampliare le proprie capacità di apprendimento sull’intelligenza artificiale. Tra le altre scelte vi sono l’impiego di consulenti e società di ricerca, la partecipazione a poli di innovazione e incubatori, partnership con altre imprese e/o Università, crowdsourcing e joint venture, fusioni e acquisizioni.

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