In Controluce

Digital Transformation Institute: rete di persone, aziende, istituzioni, università

C’è stato un tempo in cui si parlava di informazione automatica, riferendosi con ciò alla possibilità di automatizzare i processi informativi grazie alle macchine. Poi ci si rese conto che automatizzando i processi essi potevano essere ottimizzati, migliorati, cambiati: nacque così il concetto di process reengineering. Da allora è stata una vera e propria valanga. Il computer dai laboratori è entrato negli uffici e da questi si è diffuso nelle case di milioni di persone. Nell’era dei big data e dell’internet delle cose la logica digitale è uscita  dal computer per entrare negli oggetti di uso comune. In pochi anni il concetto di personal computer si è trasformato per farci ripensare gli oggetti più diversi. I social network hanno abbattuto la distinzione tra reale e virtuale e l’internet of things ha annullato la barriera tra fisico e digitale. Il digitale è ormai pervasivo: ha ridisegnato il modo in cui costruiamo le relazioni ed ha ridefinito le modalità con le quali lavoriamo. Uscita dai confini del computer ed entrata negli oggetti più diversi la logica digitale ne ha cambiato le modalità d’uso, le dinamiche, i modelli evolutivi. Ma soprattutto ne ha cambiato il senso. Un telefono “smart” non è solo un telefono più potente: è uno strumento nuovo, che apre nuove opportunità e dischiude nuovi problemi. E lo stesso vale per orologi, televisori, automobili. Le relazioni sempre più complesse tra la dimensione analogica e quella digitale della realtà hanno un effetto dirompente sul senso delle cose, delle relazioni, dei mercati, delle persone. È quella che viene definita : la trasformazione digitale che, al di là di facili retoriche, è una vera e propria rivoluzione di senso.
Quel senso che in un mondo dominato dall’iperconnessione va riletto in luce di nuove prospettive.
Quel senso che muta così rapidamente da rendere difficile qualsiasi analisi del fenomeno, ma proprio perché muta così rapidamente e sfugge alle classificazioni tradizionali fa di tali analisi un’attività fondamentale.
Per questo, con ad un nutrito gruppo di amici e colleghi provenienti da diverse Università italiane, abbiamo deciso di lanciare una nuova scommessa: il Digital Transformation Institute.
Il è un istituto di ricerca che nasce dall’esigenza di leggere il fenomeno della trasformazione digitale tramite un approccio multidisciplinare, consapevole che l’interpretazione delle sue dinamiche richiede competenze vaste e differenziate che vanno dall’informatica all’urbanistica, dall’ingegneria alla sociologia, dall’economia alla comunicazione. E per farlo servono persone, ma anche aziende, istituzioni, università. Serve far incontrare figure diverse e diversi attori che sviluppino un processo di analisi del quale condividere il metodo con l’intento di riuscire a dare una rappresentazione quanto più completa possibile di un trend destinato a mutare profondamente le nostre vite. Servono figure che vengono dal mondo dell’Università e della ricerca, da quello delle professioni, da quello delle aziende e da quello delle istituzioni, perché per interpretare il cambiamento sociale, economico e tecnologico che stiamo vivendo è necessario includere in una riflessione strutturata tutti gli attori che ne fanno parte.
Verso il Digital Transformation Institute, quindi, oltre ai soci fondatori convergono Universita e centri di ricerca (Sapienza di Roma con il Digilab, Carlo Bo di Urbino, Scuola Politecnica di Palermo sono le prime Università ad aver aderito),  Aziende che della digital transformation sono artefici (Cisco, Facebook e Google sono le prime ad aver aderito), realtà come ENI, che vi vedono uno strumento di crescita e di sviluppo ed istituti di ricerca come SWG. Insomma: un gruppo nutrito, differenziato ed in crescita di attori che hanno compreso – a vario titolo – il ruolo centrale della trasformazione digitale nella società, e vogliono capirne gli sviluppi.
Allergici agli “annunci”, abbiamo iniziato a lavorare già da qualche mese: questo quindi non è un articolo di “lancio” dell’Istituto; è piuttosto una prima occasione per costruire un dialogo su alcuni temi dei quali, grazie alla fiducia dei nostri partner, abbiamo iniziato ad occuparci già da alcuni mesi. Con Cisco Italia, ad esempio, abbiamo intrapreso due importanti attività di ricerca: una sui fattori di fallimento dei progetti di sviluppo di Smart City e smart community ed una sugli impatti della Digital Transformation nel settore Agrifood. Di entrambe ne parleremo qui su Tech Economy (e naturalmente sul sito del nostro Istituto) a partire dai prossimi giorni.
Nei prossimi giorni vi comunicheremo inoltre anche le date di un’iniziativa alla quale abbiamo pensato per iniziare con tutti voi un dialogo aperto e collaborativo sulle rotte della trasformazione digitale del nostro Paese, consapevoli del fatto che comprendere le dinamiche di questo fenomeno è fondamentale per rispondere ad una sfida alla quale l’Italia non può e non deve sottrarsi.
Per saperne di più sulle nostre attività, sulla filosofia di fondo della nostra iniziativa, su quello che intendiamo fare e su come lo faremo c’è il sito del Digital Transformation Institute. Per ora, grazie a tutti quelli che hanno creduto in noi sin da subito. E buon lavoro a tutti.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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