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La PA digitale cresce lentamente in Europa ma l’Italia no?

Le amministrazioni italiane ed europee si stanno impegnando nello sforzo comune di portare online sempre più servizi ma devono accellerare i tempi per rispettare le aspettative dei cittadini e concretizzare al più presto le potenzialità del nelle . Questi i dati estrapolati dalla 13a edizione dello studio Benchmark Measurement of European eGovernment Services condotto da Capgemini insieme a IDC e School of Management del Politecnico di Milano per conto della Direzione Generale Reti di comunicazione, contenuti e tecnologie della Commissione Europea.

Il report rivela che i Governi dovrebbero comunque mostrare più interesse per lo sviluppo di servizi di eGovernment che dovrebbero essere:

  • Disponibili Online. Solo il 60% dei servizi o delle transazioni oggi è fruibile in rete;
  • Mobile friendly. Al momento solo 1 sito pubblico su 3 è facile da leggere e navigare da mobile;
  • Facili da utilizzare e intuitivi. La fruizione e la comprensione dell’utente del sito non migliora;
  • Trasparenti. Solo nella metà dei casi i Governi forniscono informazioni sufficienti.

I risultati dell’ultimo eGovernment Benchmark mostrano una cauta accelerazione dei piani di implementazione dell’eGovernment in . Il Benchmark valuta le aree prioritarie dell’eGovernment Action Plan 2011-2015 e misura i progressi compiuti su ogni area di priorità attraverso uno o più indicatori come la disponibilità e usabilità dei servizi pubblici digitali, la trasparenza delle operazioni delle autorità pubbliche, le procedure di erogazione dei servizi, il livello di controllo degli utenti sui propri dati personali e la disponibilità e usabilità dei servizi transnazionali per cittadini e aziende.

La ricerca ha rilevato come, all’interno di 7 eventi di vita quotidiana (l’apertura di un procedimento per reclami di piccola entità, le normali operazioni di business, lo studio, il trasloco, l’avviamento di un’attività, l’acquisto e la guida di un’auto, e la perdita e il reperimento di un lavoro), la crescita più forte abbia riguardato i servizi finanziari digitali (dal 50% del 2012/13 al 59% del 2014/15) e le registrazioni elettroniche (dal 42% del 2012/13 al 54% del 2014/15). Questi servizi possono comprendere voci come ‘imposte sulle società’, ‘rimborsi IVA’ e ‘multe automobilistiche’, ciascuna delle quali si caratterizza come un servizio ad alta frequenza e a elevato volume di utenti.

Sembrerebbe che nel digitale il gap tra i diversi Paesi sia sempre più marcato tanto da collocare alcuni nella Diagonale Digitale (Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Austria, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia) mentre gli altri, Italia compresa, non sembrano recuperare terreno.

“Il lato positivo della cosa è che esiste una ‘Diagonale Digitale’ di Stati che sta sospingendo in avanti l’Europa. Questi Paesi potrebbero essere d’ispirazione affinché anche altri Stati europei aumentino la velocità e la qualità dei propri servizi pubblici online. Dobbiamo comunque evitare che questi Paesi passino dallo spingere in avanti l’Europa al trascinarla; il divario con i Paesi meno avanzati sta aumentando più di quanto sia accettabile in un Mercato Unico Digitale”, ha commentato Domenico Leone, Public Sector Leader di Capgemini Italia.

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