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Decine, e forse centinaia…

L’estate 2015 è stata segnata dalla polemica sul ritorno a Microsoft Office – versione 365 – del Comune di , tra i sostenitori di Microsoft e quelli del software libero.

Polemica che nasceva dallo studio comparativo tra una migrazione a OpenOffice fatta in modo approssimativo – non c’è traccia di un processo strutturato paragonabile al protocollo di migrazione di The Document Foundation – e le “magnifiche funzioni e progressive” (per usare le parole di un grande marchigiano) del software Microsoft.

Prima di tutto, è abbastanza presuntuoso legare il nome di un software al numero dei giorni dell’anno, quando l’infrastruttura salta almeno una volta a semestre – è già successo due volte nel corso del 2016 – lasciando gli utenti in ambasce (per cui sarebbe più corretto un nome del tipo Office 365 Circa).

E parliamo di blackout anche nei Paesi, come gli Stati Uniti, dove c’è ampiezza di banda sufficiente per una suite per ufficio erogata in modalità cloud. Come la mettiamo in quei Paesi, come l’Italia, dove l’ampiezza di banda non è mai sufficiente? Questo lo vedremo più avanti.

Tra l’altro, visto che Microsoft parla di Total Cost of Ownership, qual è il costo di un blackout che lascia una pubblica amministrazione nell’impossibilità di svolgere i suoi compiti istituzionali per diverse ore?

Microsoft ha cavalcato il ritorno del Comune di Pesaro a Microsoft Office – versione 365 Circa – facendone una case history internazionale, compresa la distribuzione di un comunicato stampa tradotto in tutte le lingue, perché non aveva altre possibilità di dimostrare in altro modo l’affermazione secondo la quale tutti preferiscono Office 365 a LibreOffice.

Il sottoscritto, che ha qualche dimestichezza con le strategie di comunicazione delle aziende, non ha avuto grossi problemi a smascherare i punti deboli dell’annuncio della migrazione a Office 365 Circa del Comune di Pesaro, e ha ironizzato a piene mani sull’argomento, certo di mettere a dura prova le coronarie dei sostenitori Microsoft.

Questi ultimi hanno cercato in ogni modo di spostare la discussione sul terreno a loro più congeniale, ma nel farlo hanno mostrato da una parte una scarsa conoscenza del software open source – alla faccia dell’amore per Linux dichiarato da Microsoft – e dall’altra un evidente nervosismo per il modo in cui si era sviluppata la situazione del Comune di Pesaro.

Tra i messaggi, uno aveva ventilato la diffusione di decine (e forse centinaia) di casi di Win-Back in mezzo mondo allegando i dati a supporto della tesi che LibreOffice costa più di Office 365 Circa. A distanza di un anno, però, queste decine (e forse centinaia) di casi di Win-Back in mezzo mondo non sono arrivati.

Anzi, facendo una ricerca con il motore Bing – che, essendo di proprietà Microsoft, dovrebbe essere stato opportunamente istruito – non si ottiene nessun risultato né cercando “win-back libreoffice” né cercando “contromigrazione libreoffice”.

Peraltro, a guardar bene, ci sarebbe il caso della Provincia di Bolzano, dove la migrazione a LibreOffice, però, non era nemmeno iniziata, che ha deciso di passare con decisione a Office 365 Circa per le funzionalità “cloud”, ma poi ha scoperto di avere un’ampiezza di banda insufficiente, per cui dovrà utilizzare la versione desktop di Microsoft Office.

E’ un Win-Back? Oppure è qualcosa di diverso… Visto che la decisione è stata presa sulla base delle caratteristiche del prodotto Office 365 Circa, che hanno permesso di superare il problema della valutazione comparativa (perché non si può confrontare un software con un servizio), ma poi viene installata un’applicazione con caratteristiche simili a quelle di LibreOffice (ma senza la necessaria valutazione comparativa).

Restiamo quindi in attesa di essere sommersi da decine, e forse centinaia, di casi di Win-Back… Prima o poi succederà… Anche perché nel frattempo siamo passati dalla tradizionale attività di lobby tesa a influenzare le istituzioni alla presenza diretta di una ex dirigente Microsoft (ma quando è stata nominata era ancora dirigente Microsoft) alla guida dell’assessorato di cui Microsoft è il principale fornitore, e questo a Milano (dove c’erano sicuramente delle alternative “neutrali”).

Che sia l’unico modo per riuscire ad avere i tanto sospirati – e soprattutto promessi – Win-Back?

(Foto Michael Kappel Flickr, (CC BY-NC 2.0)

Italo Vignoli

Italo Vignoli

Laureato in Lettere all’Università Statale di Milano, è uno dei fondatori di The Document Foundation, la “casa di LibreOffice”, nonchè portavoce del progetto a livello internazionale; è anche fondatore e presidente onorario della neonata Associazione LibreItalia.

Ha partecipato ad alcuni tra i principali progetti di migrazione a LibreOffice, sia nella fase iniziale di analisi che in quella di comunicazione orientata alla gestione del cambiamento. Ed è autore dei protocolli per le migrazioni e la formazione, sulla base dei quali vengono certificati i professionisti nelle due discipline. In questa veste è coordinatore della commissione di certificazione.

Come esperto di standard dei documenti, ha partecipato alla commissione dell’Agenzia per l’Italia Digitale per il Regolamento Applicativo dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

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