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Adesso o mai più. Questo il segreto di Snapchat, Instagram Stories e altri?

Non importa quanto tempo impieghiamo a realizzare un contenuto, la verità è che la maggior parte degli utenti vi dedicherà un centesimo del tempo che avete usato per produrlo e poi andrà oltre. Il web in cui navighiamo oggi è un mare che si sta plasmando per adattarsi alle esigenze dei cosiddetti Millenial, le nuove generazioni. Il web di cui parlo è in continuo cambiamento e se un tempo vi potevi lasciare almeno delle tracce, adesso o colpisci in diretta o sei fregato.

Era il 2014 quando annunciò l’introduzione di un nuovo servizio: la possibilità di pubblicare video in tempo reale. A marzo del 2015 è arrivata anche un’altra app di , Periscope, che Twitter si è apprestato ad acquistare e sfruttare, per rendere la piattaforma sempre più competitiva. Infine anche Facebook, nel 2016, si è arreso all’inevitabile ascesa della “vita in diretta”, introducendo il “botton live” su tutti i nostri profili, ma questo non era abbastanza. La tendenza non è più solo condividere, né condividere in diretta, ma condividere e nello stesso momento perdere per sempre. Questo concetto è alla base dei milioni di dollari prodotti dall’invenzione di Snapchat che ha dato una risposta alla sensazione che ognuno di noi prova: abbiamo troppe cose da vedere sui social. Così è diventato necessario rivalorizzare la potenza dei messaggi.

In quale modo? Come facciamo da anni, con l’urgenza: “l’offerta è valida solo per 24 ore” ovvero “vedi le mie foto adesso o mai più”.

Stories

Pochi giorni fa il team di Facebook ha deciso di allinearsi a questa corrente, testandola su Instagram, la piattaforma che più si adatta allo scopo di inseguire Snapchat e i Millenial. Molti di voi avranno già sentito parlare di Instagram Stories, è una funzione che permette di creare sequenze di foto e video  per condividerle con i propri follower, ma resteranno online solo 24 ore.  Nella barra in alto della schermata principale dell’app è possibile cliccare sulle  icone dai cerchi colorati che ci mostrano chi dei nostri follower ha pubblicato Stories.

Crearne una è semplicissimo, si scelgono i contenuti, li arricchiamo con emoji, scritte e filtri, poi pubblichiamo. L’unico aspetto poco intuitivo è che non si possono mettere commenti o apprezzamenti, ma gli utenti hanno la possibilità di interagire con noi scrivendo con Instagram Direct.

Per il nostro business Snapchat o Instagram Stories?

La risposta credo che non si trovi nella miglior interfaccia grafica o nella maggior intuitività che in molti attribuiscono a Instagram. Ciò che conta per noi è a chi vogliamo parlare.

Instagram:

  • Ci mette di fronte a un pubblico più adulto
  • È una piattaforma già strutturata in community dove gli utenti sono per lo più targhettizzabili per interessi e altre categorie
  • Gli habitué di Instagram devono ancora entrare nell’ottica del “live distruption”.

Snapchat:

  • È il regno dei Millenias: se la nostra azienda vende videogame probabilmente troverà maggiore seguito dagli utenti del “Fantasmino”
  • Chi usa Snapachat da tempo è abituato a un certo tipo di contenuti e ha scelto questa piattaforma proprio perché è così che preferisce comunicare.

Twitter moments

Stavo concludendo questo articolo quando è arrivata un’altra notizia: Twitter ha annunciato di espandere la funzione Moments a tutti gli utenti. Moments era stata introdotta nel 2015 e consisteva in una selezione delle notizie e delle discussioni più importanti avvenute su Twitter, aggiornate in tempo reale e raccolte appositamente da un gruppo di esperti interno al social (questo un esempio che aiuta a capire). La novità è che d’ora in poi saranno gli utenti a poter creare le raccolte di “momenti” che desiderano e con loro ovviamente anche i brand.

Cerchiamo di non perdere il filo di questo discorso. Abbiamo parlato di un percorso in evoluzione, di una nuova funzionalità di Instagram che tenta di avvicinarsi a Snapchat e dell’ampliamento a tutti gli utenti di Twitter Moments. L’idea generale sembra quella di creare contenuti in diretta che traggono visibilità dall’essere ampiamente condivisibili e che riscoprono unicità dall’essere transitori e temporanei. Senza dimenticare l’importanza delle storia, ogni strumento di cui abbiamo parlato in questo articolo sembra quasi un antenato dei vagabondi cantastorie che oltre ad essere di passaggio cerca sempre di indirizzare l’utente verso le creazione o la visualizzazione di contenuti legati ad una storia più ampia.

La vera domanda: i “Live-Story-Disruption” interessano il nostro Business?

Trusted Brands media, società multi-piattaforma di media ha appena pubblicato “The future of Digital Video”, una ricerca attuata nel mese di giugno su 305 media decision makers statunitensi. Dal report emerge un dato che ci interessa: l’80% degli intervistati ritiene di utilizzare il live streaming video advertising nel 2016. Infatti sono numerosi i marchi che stanno approfittando dello streaming per farsi notare in diversi modi:

Advergaiming in diretta. Doritos negli Stati Uniti ha celebrato la sua edizione limitata di patatine super piccanti con un gioco a cui gli utenti possono partecipare solo in diretta su Periscope.

Rispondere in diretta agli utenti. Wendy per promuovere le bevande estive del suo menù ha ingaggiato il duo comico Rhett e Link, con i quali era possibile chattare in tempo reale.  All’interno di un mini sito appositamente creato per mostrare da YouTube scenette di 30-60 secondi realizzate dai due comici in risposta alle domande degli spettatori.

Mostrare conferenze o eventi importanti, come ha fatto il team di 7Up, celebre bevanda analcolica.  Durante il Festival di musica Electric Daisy Carnival, hanno  trasmesso in diretta i concerti su Yhaoo, fornendo ai Fan notizie in tempo reale sul loro dj preferito.

Ci sono molti altri casi che potremo citare, come decidere di mostrare in diretta cosa avviene nella nostra azienda, quali sono i veri protagonisti e coautori del nostro prodotto, in nome di quella trasparenza che echeggia in tutti i manuali di comunicazione. Oppure possiamo creare dei meccanismi che mettano in contatto in nostri consumatori, in modo tale da fortificare la community di “fedelissimi” o ancora per dare spiegazioni e informazioni agli utenti che, commentando in diretta, possono esprimere i loro dubbi.

Insomma il Live Stream è ormai una parte di quel grande insieme definito “pubblicità digitale”, le recenti innovazioni ce lo dimostrano. Cosa aspettiamo? Adesso o mai più!

Chiara Taddei

Chiara Taddei

Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Firenze. Attualmente al termine della Laurea Magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ricerca e passione sono le sue keyword. Scrive e pubblica perché pensa che un sapere diviene conoscenza solo se è condiviso.

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