Digital Trends

Per l’anniversario Windows 10 fa la festa. Al disco

Era un mondo adulto,
si sbagliava da professionisti.

(P. Conte, Boogie, 1981)

Che ci piaccia o no, Windows 10 si è ormai piazzato in molti computer e smartphone. Salvo espressa richiesta di acquirenti consapevoli ed informati, d’ora in poi lo troveremo già installato praticamente in tutti i nuovi computer che andremo ad acquistare, come se non esistesse alternativa. Alternativa che invece esiste eccome, e quasi sempre, a meno di poche eccezioni, è esattamente quello che desideriamo avere, se solo ci venisse mostrata.

Ad un anno dall’uscita di presenta uno speciale aggiornamento denominato “Anniversary Update”. Questo aggiornamento contiene una nutrita serie di cambiamenti, più o meno importanti e più o meno utili, molti dei quali basati su opinioni e richieste degli utenti: si va da una nuova serie di emoticons utilizzabile sugli smartphone, fino all’eliminazione del limite di 260 caratteri per l’indicazione del percorso completo di un file sui filesystem NTFS (sì, nel 2016 su Windows c’era ancora il limite di 260 caratteri. No, non sono abbastanza. No, gli altri filesystem – ad esempio Ext4 usato di default sui sistemi Linux –  non hanno questo limite).

Il corposo aggiornamento – si tratta di circa 3 GB di dati, cioè più o meno come l’intero disco di installazione da zero – non si è rivelato purtroppo esente da problemi: si va dal semplice fallimento dell’installazione, declinato in forme diverse, fino alla scomparsa di intere partizioni. In altre parole, può capitare di avere il proprio sistema operativo perfettamente aggiornato ma di non trovare più i propri dati. Alcune fonti, forse non adeguatamente documentate, ponevano l’accento sul fatto che spesso a sparire erano proprio partizioni sulle quali utenti di sistemi multi-boot avevano installato sistemi operativi Linux, quasi a voler insinuare una qualche forma di dolo; analisi più dettagliate sembrano invece essere più tranquillizzanti: la scomparsa delle partizioni sembra non fare discriminazioni, cancellando  un po’ quello che capita.

Gli amanti del “pinguino” dovrebbero invece essere molto contenti di questo aggiornamento dell’anniversario. Infatti dentro a quei 3 GB di roba troviamo anche l’ormai noto Windows Subsystem for Linux, di cui abbiamo già parlato altrove, che permetterà agli utenti di Windows 10 di eseguire bash, la nota shell utilizzata sui sistemi Linux, in modo nativo. Qui troviamo una facile guida che insegna ad abilitare la nuova funzionalità: dopo aver ravanato un po’ tra le impostazioni di sistema e dopo un paio di immancabili riavvii (no, gli utenti di altri sistemi operativi non riavviano mai, solo quando si aggiorna il kernel) anche gli utenti di Windows potranno finalmente avere sul proprio monitor quella nera finestra con il prompt dei comandi e il cursore lampeggiante che tanto hanno deriso (considerandola erroneamente antiquata) sui monitor degli utenti di Unix prima e di Linux poi, che quella shell usano da un quarto di secolo. Anche gli utenti di Windows potranno finalmente digitare le oscure sequenze (non molte in realtà) di comandi testuali, mentre in realtà la maggior parte degli utenti Linux di oggi probabilmente non ha mai aperto una shell, essendo ormai il suo utilizzo assai limitato a pochi casi di effettiva necessità, oppure ad un utilizzo prettamente sistemistico o di sviluppo di software. Comunque l’utente di Windows 10 potrà finalmente avere in punta di mouse tutti i miglioramenti che l’anniversario porta con sé. Sempre che nel frattempo la festa dell’anniversario non l’abbiano fatta al suo disco.

(Foto di Johnny_boy_A, FlickrCC BY 2.0)

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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  1. Guido Piazzi

    23/08/2016 alle 21:58

    A dire il vero esistono metodi per aggiornare il kernel senza riavviare, ma io sono pigro e qualche minuto di downtime non mi dà troppo fastidio, neanche sul server…

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