La Bella Terra

Servizi mobili all’estero: qualcosa non va?

Nel nostro Paese le discussioni su Internet, sull’innovazione e sulle tecnologie digitali non si fermano mai. Per la verità, sono spesso discussioni circoscritte agli addetti ai lavori o a dibattiti superficiali sui “pericoli” di Internet. Per molti il digitale è invece un argomento irrilevante o trattato in modo estemporaneo, ahimé.

Si dice, giustamente, che in questo campo scontiamo un ritardo culturale grave. Le persone comuni, le aziende, non capiscono il vero valore di Internet. Dobbiamo formare ed evangelizzare una “domanda debole” e poco qualificata.

Non è così.

Non è solo un problema di “domanda debole” o di opinione pubblica immatura. Io continuo a ritenere che il mondo dell’offerta, nella sua accezione più ampia, abbia delle responsabilità  gravi sulle quali riflettere.

Voglio fare un semplice esempio, non da addetto ai lavori, ma da “casalingo di Voghera” che va in vacanza all’estero e vuole usare i servizi mobili ai quali è abituato a casa: accesso a Internet, social network, messaggi, chiamate voce. Ormai con i bassi costi dei voli non si tratta più di una situazione che riguarda un’élite, quanto l’esperienza di tantissimi cittadini, giovani e non, del nostro Paese.

Sono stato per 15 giorni con la mia famiglia negli Stati Uniti, California, dove ho visto moltissimi turisti italiani che avranno avuto esperienze simili alle mie. Provo a raccontarle.

  • Mio figlio ha attivato una estensione per il . Per 100MB al giorno paga 2.5 euro al giorno. Se sfori il tetto giornaliero ti pignorano la casa. Rapportandolo al costo mensile, per 3 Giga totali stiamo parlando di 75 euro. 75? Se non sfori.
  • Mia moglie ha ricevuto una chiamata. Non ha risposto, ma il solo fatto che il cellulare abbia suonato le è costato un euro. Immaginate se qualcuno per farle uno scherzo o un dispetto iniziasse a farle trillare il telefono ogni due per tre.
  • Il mio iPad ha una scheda SIM. Non ho abilitato il roaming dati. L’ho usato solo quando ero in casa o comunque con copertura WiFi. Un mio collega in Italia mi segnala che il report del mio traffico prevede ad oggi un costo di 4.000 euro. Sì, avete letto bene: 4.000 euro. Perché? Sembra che nonostante il roaming dati sia disattivato, iOS mandi dei piccoli pacchetti da 1k ogni 15 minuti per una sorta di ping. Può essere (anzi quasi certamente è) un baco di iOS. Ma l’aspetto incredibile è che per un totale di circa 2.000 di questi pacchetti da un 1k si debbano pagare 4.000 euro. Ma che mostro tariffario è stato creato? Ovviamente non li pagherò nemmeno se mi minacciassero di deportarmi all’Asinara con il 41 bis.

Vogliamo dire che io e la mia famiglia siamo ignoranti e non capiamo i piani tariffari? Sarà certamente così. Ma secondo voi si capiscono? Sul mio cellulare per coprire chiamate voce e dati in Italia e all’estero ho 6 o 7 pacchetti tariffari attivi. Per ciascuno di essi ci sono diversi bundle che io stesso non so bene quando vengano attivati. E non penso di essere proprio l’ultimo degli sprovveduti. Come si deve sentire un “casalingo di Voghera” meno abituato di me a queste piacevolezze?

E come possono gli operatori lamentarsi della “bassa domanda” quando creano questi mostri tariffari che non fanno altro che spaventare, confondere e irritare (“so to speak”) noi utenti?

Scusate la verve polemica (voluta): mentre facciamo tanti dotti dibattiti e interventi legislativi, nobili e arguti, sulle tecnologie digitali del futuro, non potremmo preoccuparci anche di tutelare i consumatori dai paduli del presente? 

I nostri paladini del digitale che si riempiono la bocca con le dichiarazioni sui diritti di Internet e facezie simili non si potrebbero preoccupare innanzi tutto dei problemi di tutti i giorni di noi “casalinghi di Voghera”? Ma dove è AGCOM? Sa solo preoccuparsi di come controllare e reprimere chi scarica illegalmente un film o di come permettere che si violi la Net Neutrality? E i nostri parlamentari invece di legiferare a sproposito su bullismo e Internet non potrebbero preoccuparsi di tutelare noi consumatori “casalinghi di Voghera” quando in vacanza vogliamo fare una banale chiamata a casa o postare una foto su Facebook per i nostri amici?

Chissà che qualcuno prima o poi trovi il tempo e la compiacenza di occuparsi anche di questi problemi di base di oggi, e non solo della fuffa del futuro che ci aspetta, se sopravviveremo, domani.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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