Focus

Smart Working o Work&Life Integration?

Lo sviluppo tecnologico e la creazione di nuove piattaforme integrate di Unified Communication and Collaboration rende possibile un nuovo livello di integrazione e collaborazione lavorativa che si riflette necessariamente anche sulla organizzazione aziendale. Nuove modalità di lavoro, come lo , stanno già modificando logiche gerarchiche e rapporti tra top managemenet e collaboratori.

Work&Life Integration

L’integrazione vita-lavoro è un concetto molto ampio, che modifica integralmente quello più tradizionale di lavoro poiché non più legato al luogo fisico in cui si svolge grazie allo sviluppo e utilizzo delle tecnologie nei diversi settori produttivi-economici e di servizi. Un concetto ampio che integra la definizione di smart working a livello aziendale ma pone al contempo un’adeguata attenzione anche agli aspetti personali in merito alla vita privata. In effetti non si può parlare di Work & Life Integration prescindendo dal concetto di smart working, inteso come modalità di lavoro caratterizzata da una maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare da parte del lavoratore; grazie a email, pc portatili, smartphone e tablet le persone possono infatti gestire la propria attività lavorativa in modo flessibile restando sempre in contatto con la propria vita privata.

Schermata 2016-07-11 alle 15.28.56

La situazione italiana

Le aziende italiane iniziano a prendere coscienza dell’importanza della collaborazione e degli aspetti positivi connessi all’uso delle tecnologie sul lavoro per implementare anche modalità di smart working: l’85% delle aziende infatti mette a disposizione dei propri dipendenti PC portatili, il 90% smartphone e il 33% tablet. Questi i dati emersi dal recente studio NetworkDigital4 in collaborazione con Wind pubblicato lo scorso maggio dal titolo Work & Life integration in Italia che indaga proprio il cambiamento intervenuto sulle modalità di lavoro, non più legato al luogo fisico in cui si svolge, ma che grazie all’accellerazione e allo sviluppo tecnologico ad alta integrazione e collaborazione consente una maggiore flessibilità e soprattutto un diverso equilibrio tra vita e attività lavorativa.

La ricerca è stata condotta su un panel di 100 aziende da 50 a oltre 1000 dipendenti, appartenenti per il 55% al settore Industria e Produzione, per il 21% ai Servizi Avanzati, per il 15% alla Distribuzione, per il 9% a Finanza e Assicurazioni.

I risultati dello studio confermano come il moltiplicarsi in azienda di smartphone e tablet da un lato consenta agli utenti di disporre di una maggiore libertà e flessibilità, dall’altro richieda alle organizzazioni di definire adeguate policy per l’uso e la gestione dei dispositivi mobili per tutelare i dati, garantire la sicurezza e la compliance. A tal proposito ad esempio la maggioranza delle aziende intervistate consentono e incoraggiano la diffusione e l’uso di dispositivi proprietari aziendali da parte dei propri dipendenti anche per usi privati. Il 69% del campione analizzato consente infatti ai propri dipendenti di utilizzare dispositivi mobili definiti COPE (Corporate Owner, Personal Enabled), forniti dall’azienda per uso lavorativo e privato, mentre solo il 22% modelli COBO (Corporate Owned Business Only), il cui utilizzo è invece strettamente legato all’ambito di lavoro. Il restante 9% delle aziende utilizza infine politiche (Bring Your Own Device), consentendo ai dipendenti di usare dispositivi di proprietà individuale per accedere alle risorse aziendali, dando la massima libertà di accesso ai dispositivi mobili privati.

Il 72% delle imprese permette già ad alcune categorie di dipendenti di scegliere da dove lavorare, con un’apertura soprattutto per il lavoro da casa (94% del campione). È il 41% delle aziende del panel a consentire di svolgere ai propri dipendenti il proprio lavoro da qualsiasi luogo. A favorire lo smart working sono: Industria e Produzione (50%), seguito dai Servizi Avanzati (32%), Distribuzione (10%) e Finanza e Assicurazioni (3%).

Social Media o Social Collaboration

La condivisione  delle attività lavorative passano anche attraverso i social media: oggi l’accesso alle piattaforme social come Facebook e Twitter sul luogo di lavoro è consentito nel 37% dei casi del campione delle aziende intervistate. Questi strumenti di condivisione di testi, immagini video e audio sono ormai familiari all’interno delle aziende e utilizzati da parte dei dipendenti; in relazione all’ambito della Social Collaboration – ovvero l’insieme di strategie, processi, comportamenti e piattaforme digitali che consentono a gruppi di persone in azienda di connettersi, interagire, condividere informazioni e lavorare verso un obiettivo comune di business – lo studio evidenzia quanto l’innovazione digitale stia definitivamente cambiando le modalità di interazione e comunicazione anche nei luoghi di lavoro. Gli strumenti di collaborazione come Skype e WhatsApp, ad esempio, sono diffuse e utilizzate all’interno del 71% del campione, con ricadute positive sull’efficienza interna, sul coordinamento dei progetti, sull’engagement dei dipendenti e sui processi di brainstorming.

Produttività individuale VS collaborazione di rete

La comprensione del reale potenziale della Work & Life Integration dovrebbe spingere le organizzazioni a sperimentare l’utilizzo di nuove tecnologie che contribuiscono a rendere maggiormente flessibile il modo in cui si lavora, in termini di spazi e orari, favorendo un’integrazione virtuosa tra vita professionale e privata. Malgrado le soluzioni a supporto della dematerializzazione rappresentino ancora la priorità di investimento indicata dal maggior numero di aziende, ovvero il 71% del campione, al secondo posto con il 36% figurano le soluzioni di Unified Communication & Collaboration, segnalate unanimemente sia dai responsabili dei sistemi informativi sia dai manager delle Risorse Umane. Ciò sottolinea ed evidenzia che ormai non è più solo per la funzione IT che queste tecnologie rappresentano il primo vero acceleratore per favorire la produttività individuale e la collaborazione.

In sintesi le aziende del campione non solo danno in dotazione sempre più spesso ai propri dipendenti dispositivi che consentono il lavoro in mobilità, ma hanno iniziato a studiare vere e proprie strategie per trovare le soluzioni tecnologiche più idonee alla diffusione nel prossimo futuro e al potenziamento delle funzionalità delle modalità di lavoro sempre più smart.

Schermata 2016-07-11 alle 15.31.42

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice e Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 15 anni, con focus su: ICT e social media, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cambiamenti apportati dal digitale nel mondo del lavoro, competenze digitali, cyber harassment e cyber safety. Al suo attivo (italiano, francese e inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore innovazione e digitale: Tech Economy, Ingenium, Girl Geek Life.

Twitter 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

Inizio
Share This