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Sharing Economy: è boom?

La , mai come negli ultimi anni, sembra essere un fenomeno in forte espansione. I consumatori cercano, infatti, servizi alternativi a quelli tradizionali. La Sharing Economy promuove, così, forme di consumo basate sul “riuso” invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

Quando si parla di  si pensa immediatamente ad Uber o Airbnb, ma, in realtà, il mercato è alquanto vario e non è detto che i settori più pubblicizzati siano, poi, quelli più importanti. Questo, almeno, è quanto emerge da recente indagine “Shared, Collaborative and On Demand: The New Digital Economy” condotta da Juniper Research.

I dati ottenuti rivelano che il il 50% degli adulti statunitensi intervistati afferma di aver acquistato diversi prodotti su siti come Etsy, Pinterest o Ebay: piattaforme che, probabilmente, non vengono considerate appartenenti al mercato della Sharing Economy. Un altro buon esempio è quello di StubHub, servizio che permette ai possessori di biglietti di rivendere i propri posti e che il 28% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare con una certa frequenza. Solo il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso a servizi come Uber o Airbnb.

A questo proposito eMarketer ha rilevato che, nel 2015, ci sono stati 10,3 milioni di utenti che hanno utilizzato servizi di Home Sharing. Per quanto concerne il 2016, invece, si prevede una crescita ad un tasso del 22%, pari a 12,6 milioni di utenti, cifra che raggiungerà i 14,5 milioni nel 2017.

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Si tratta di cifre interessanti, ma che in realtà non rappresentano percentualmente ancora grandi fette di popolazione statunitense. Ad esempio, i 12,6 milioni di utenti di quest’anno rappresentano solo il 5,0% della popolazione adulta degli Stati Uniti. Allo stesso modo, se guardiamo al 2020, quando si stima di raggiungere i 19,3 milioni di utenti, arriviamo ad un totale di 7,4% della popolazione adulta.

Una più intensa penetrazione è prevista negli anni a venire: stima che ci saranno 27 milioni di utenti nel 2016, pari al 10,8% della popolazione statunitense. Il prossimo anno il numero utenti crescerà fino a 30,9 milioni, vale a dire il 12,2% degli adulti negli Stati Uniti.

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