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L’Availability Gap costa alle aziende 16 milioni di dollari l’anno

La recente ricerca Avalability Report, commissionata da Veeam Software per misurare lo stato dell’arte della continuità di business garantita dalla tecnologia, fotografa un preoccupante e crescente divario tra le aspettative degli utenti e l’abilità dell’IT nel garantire tale continuità 24 ore al giorno per rispondere alle esigenze dell’Always-On delle aziende.

L’ è il divario tra ciò che l’IT può offrire e le richieste degli utenti in termini di disponibilità di dati e applicazioni. L’Always-On ovvero l’essere sempre connessi soprattutto per le attività legate al business, in particolare quelle internazionali, deve poter funzionare h24 per 365 giorni all’anno. La necessità di fornire sempre l’accesso ai dati e alle applicazioni è di primaria importanza in considerazione della forte crescita del numero di utenti connessi, che ha raggiunto lo scorso anno livelli record con oltre 3,4 miliardi di persone connesse, ovvero circa il 42% del mondo. Secondo le ultime previsioni fornite da Gartner entro la fine del 2020 saranno quasi 21 miliardi i dispositivi connessi. Inoltre la digital trasformation sta abilitando anche gli utenti a richiedere maggiore e migliore velocità di connessione per l’accesso e l’utilizzo dei propri dati in maniera semplificata.

Lo studio

ha commissionato alla Vanson Bourne, società indipendente di ricerche di mercato specializzata in ambito tecnologico, una indagine mondiale negli ultimi mesi del 2015. Sono stati intervistati 1.140 Responsabili IT (ITDMs) di alto livello in aziende di grandi dimensioni di diversi Paesi Italia inclusa. Analizzando i dati presentati nel Availability Report, giunto alla sua V edizione, si evince come l’84% dei responsabili IT (ITDMs) a livello internazionale sia soggetto al gap di availability. Infatti, malgrado nel corso degli ultimi due anni le aziende abbiano aumentato i requisiti di livello di servizio per ridurre al minimo i tempi di inattività delle applicazioni (96%) o per garantire l’accesso ai dati (94%) l’Availability Gap persiste.

Le esigenze

Il 63% degli utenti esige un supporto in tempo reale per le operazioni e l’accesso globale h24 per 365 giorni l’anno ai servizi IT, soprattutto a supporto del business di livello internazionale (59%). Secondo i responsabili IT le principali caratteristiche necessarie per la modernizzazione dei data center dovrebbero concentrarsi sul ripristino ad alta velocità (59%) e sull’eliminazione della possibilità di perdita dei dati (57%). Ma i costi elevati della infrastruttura e soprattutto l’assenza di competenze frenano il cambiamento necessario al miglioramento del business. Gli intervistati hanno dichiarato che le loro aziende stanno modernizzando i data center o hanno intenzione di farlo in un prossimo futuro andando ad investire in virtualizzazione (85%) e backup (80%).

Le criticità

Malgrado gli accordi sui livello di servizio (SLA) fissino a 1,6 ore il tempo necessario per il pieno recupero dell’operatività del sistema o del processo organizzativo (RTO), gli intervistati ammettono che in realtà il ripristino impiega oltre 3 ore. Allo stesso modo, gli accordi relativi al recovery point objective (RPO) stimati in 2,9 ore, raggiungono invece il ripristino effettivo solo in 4,2 ore. I responsabili IT intervistati hanno dichiarato che presso la propria azienda, in media, avvengono 15 episodi di downtime non pianificati all’anno (2 in più in confronto alla media dei segnalati nel 2014) e la durata del downtime non pianificato delle applicazioni mission-critical è aumentata da 1,4 a 1,9 ore anno su anno, mentre per le applicazioni non mission-critical la durata del downtime è passata da 4 a 5,8 ore.
Poco meno della metà delle aziende intervistate esegue test di backup su base mensile, o anche meno frequentemente: tra un test e l’altro vi sono pause piuttosto lunghe che aumentano le probabilità di riscontrare criticità e difficoltà sopratutto in relazione alla necessità di recupero dei dati poiché potrebbe essere troppo tardi.

I costi dell’availability gap per le aziende

Malgrado più dei due terzi dei responsabili IT intervistati abbia dichiarato di aver investito fortemente sulla modernizzazione dei data center proprio per aumentare i livelli di disponibilità sembra che le aziende non abbiano recepito appieno questi cambiamenti. Il divario dell’Availability costa infatti alle aziende fino a 16 milioni di dollari l’anno in termini di perdite di fatturato e di produttività, oltre a provocare un impatto negativo sulla fiducia dei clienti e sull’integrità del marchio. Questa cifra è cresciuta di ben 6 milioni di dollari negli ultimi 12 mesi, malgrado quasi tutti gli intervistati dell’indagine abbiano dichiarato di aver messo in atto misure tese a ridurre incidenti legati alla disponibilità di dati e applicazioni e di aver classificato come mission-critical il 48% di tutti i carichi di lavoro (nel 2017 aumenterà fino a raggiungere il 53%).

Questo poiché il costo medio relativo ad un’ora di downtime (tempo di inattività) di un’applicazione mission-critical è quantificato in circa 80.000 dollari; la perdita di dati derivante dai tempi di downtime per un’applicazione mission-critical ha un costo medio di 90.000 dollari mentre per le applicazioni non mission-critical il costo medio orario è stato stimato in oltre 50.000 dollari sia in caso di downtime che di perdita dati.

Vi sono poi aspetti non necessariamente tecnici da considerare poiché incidono sui costi finanziari ovvero la perdita di fiducia dei clienti (68%), i danni al brand aziendale (62%) e la perdita di fiducia dei dipendenti (51%).

Sviluppi

Per essere veramente Always-On, le organizzazioni hanno necessità di fare maggiori sforzi soprattutto in termini di disponibilità di investimenti. Non si tratta di consentire l’accesso ai propri dipendenti alla semplice mail ma di garantire l’accesso a tutte le risorse e quando necessaria anche in merito al recupero dati non solo locali ma anche delocalizzati dall’altra parte del mondo rispetto alla richiesta d’accesso. E’ comprensibile che i reparti IT siano sotto pressione per mantenere un’operatività efficace con il minimo dei costi garantendone però la sicurezza.

Le aziende devono porre un freno all’aumento del numero di incidenti downtime non pianificati poiché l’aumento della percentuale di carichi di lavoro mission-critical aumenterà i rischi di impatto dei tempi di inattività proprio su questi carichi.

La sfida di ridurre i costi, preminente in tutti i Paese, si declina però in maniera diversificata in relazione alle differenti aree geografiche. Vi sono alcuni Paesi come Italia, Regno Unito, Singapore e Brasile che stanno cercando di abbassare i costi operativi in relazione all’IT cercando di modernizzare i propri data center per migliorarne la disponibilità. Al tempo stesso ve ne sono altri come gli Stati Uniti che stanno portando avanti il processo di modernizzazione per migliorare e rafforzare la sicurezza.

Il 53% degli intervistati riferiscono che le loro organizzazioni stanno attualmente investendo nella protezione dei dati e disaster recovery, a sostegno del fatto che la protezione dei dati è probabilmente una delle aree chiave in cui le aziende stanno dirigendo gli investimenti.

Non c’è sufficiente attenzione invece alle esigenze degli utenti, nonostante i numerosi e gravi episodi di downtime accaduti durante lo scorso anno. “Avendo coinvolto oltre 1.000 Responsabili IT ci aspettavamo che vi fossero solo poche imprese ancora in affanno nel soddisfare i bisogni dell’Always-On Enterprise – ossia di un’impresa che opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno – in realtà i risultati che abbiamo rilevato sono ben più allarmanti” ha dichiarato Daniel Fried Senior Vice President Worldwide Sales and Field Marketing nel corso della conferenza stampa di apertura del VeeamON Forum che si è svolto per la prima volta in Italia il 16 giugno a Roma. Forum che secondo Fried può offrire anche in Italia un momento d’incontro tra gli esperti IT e i professionisti di grande rilievo a livello nazionale per comprendere come garantire l’Availability per l’Always-ON delle aziende.

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice e Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 15 anni, con focus su: ICT e social media, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cambiamenti apportati dal digitale nel mondo del lavoro, competenze digitali, cyber harassment e cyber safety. Al suo attivo (italiano, francese e inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore innovazione e digitale: Tech Economy, Ingenium, Girl Geek Life.

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