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Digital Transformation: serve rompere le regole del gioco?

Le tecnologie digitali stanno modificando profondamente e pervasivamente le nostre vite, le relazioni sociali, i settori economici, i sistemi politici e dell’informazione, la ricerca e la scuola, la cultura, la gestione del lavoro e del tempo libero, la sanità e concetti come sicurezza, privacy, trasparenza o occupazione. L’effetto della diffusione delle tecnologie digitali è dirompente e richiede nuove forme di pensiero e nuovi modelli di organizzazione del lavoro.

Con il termine digital transformation, “si indica oggi un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali che permettono alle aziende di ridisegnare la loro intera proposizione di valore e i loro modelli di business, di allargare la propria visione di settore economico, di cogliere nuove opportunità per la progettazione di nuovi processi, prodotti, servizi e di definire nuove modalità per  gestire l’ascolto e le relazioni con i propri clienti e  con i propri pubblici di riferimento e di migliorare la customer experience, attraverso la creazione di nuove connessioni tra persone, luoghi, cose e contesti, per mezzo delle tecnologie digitali”.

La è in primo luogo una costante e progressiva trasformazione dei paradigmi per la creazione di valore e quindi implica un processo continuo di creazione, distruzione e sostituzione di modelli e di logiche di pensiero, in mercati che evolvono in tempo reale e in cui possono cambiare in ogni momento i concorrenti di riferimento.

Nuovi punti di vista, nuovi riferimenti culturali ed il travaso delle competenze

La diminuzione dei costi della memoria, i nuovi strumenti per la gestione dei big data, lo sviluppo dei social network in realtà aumentata, la disponibilità di nuovi device per la realtà virtuale, la progettazione di una nuova generazione di tecnologie per gli avatar digitali e di chatbot, l’allargamento dell’utilizzo delle tecnologie di stampa 3D a più settori (dall’edilizia, all’automotive, dall’industria alimentare e farmaceutica all’industria tessile e via dicendo), la diffusione di nuovi sistemi di macro e micro-pagamento digitale, la disponibilità di nuove piattaforme digitali,  la rivoluzione dei trasporti, la formazione di network digitali di monumenti e opere d’arte connesse in rete, la produzione di nuovi alimenti e farmaci sarà dirompente e ridefinirà i confini tra settori e richiederà inevitabilmente un travaso di competenze.

In questo nuovo contesto, la madre di tutte le sfide riguarderà la capacità di sviluppare nuove visioni valorizzando la diversità dei punti di vista, dei riferimenti culturali e di ciò che viene definito lo “skill mix”, ovvero il set di competenze che andrà a caratterizzare una specifica posizione o professione negli anni a venire.

In una ricerca previsionale  sul futuro del lavoro al 2020, dal titolo Future Work Skills for 2020, gli analisti del Institute for the Future di Palo Alto, hanno evidenziato le dieci competenze trasversali chiave che saranno richieste dal mercato del lavoro (vedi tabella 1).

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Tabella 1 Le nuove competenze per il 2020 – Fonte Future Work Skills for 2020 – Institute for the Future – Traduzione di Aspic Lavor

Di conseguenza il sistema scolastico e universitario e quello della ricerca dovranno essere ripensati per essere in grado di formare le nuove figure professionali (che saranno richieste in primo luogo dalle aziende più innovative e poi dalle altre) e per definire nuovi modelli di leadership.

Non è possibile definire oggi con precisione le caratteristiche specifiche delle nuove figure professionali del prossimo decennio, risulta  invece relativamente più facile delineare i diversi tipi di talento (vedi tabella 2) che la scuola e l’università dovranno valorizzare, anche considerando un mercato del lavoro che vedrà la coesistenza di tre modelli (arancione, verde e blu), come ben sintetizzato da PWC.

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Tabella 2 La valorizzazione dei nuovi talenti per effetto della Digital Transformation – Fonte: Maurizio Goetz – 2016

Rompere le regole del gioco

I processi di trasformazione digitale costituiranno al contempo le cause e gli effetti di un’accresciuta e permanente turbolenza dei mercati e di una crescita esponenziale della complessità dei sistemi economici, che già negli anni Novanta è stata descritta con l’acronimo VUCA (in italiano VICA),  che ne descrive le condizioni (volatilità, incertezza, complessità, ambiguità).

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Fonte: Kunal Basing

Quando i mercati sono volatili, il cambiamento è rapido e costante ed impone di avere una visione chiara degli obiettivi e della direzione da percorrere, una coerenza  tra valori e comportamenti, una capacità di focalizzazione, una comunicazione interna ed esterna efficace e di una velocità di intervento, per contrastare l’avversione al cambiamento per eccesso di rischio percepito. L’incertezza implica l’impossibilità di conoscere tutte le condizioni al contorno, rendendo estremamente difficile l’implementazione di strategie di risk management. In questo contesto occorre sviluppare una cultura di apertura mentale verso nuove idee, di curiosità generalizzata, di sfida costante allo status quo, di ascolto empatico volto all’accettazione delle critiche e alla comprensione profonda delle esigenze dei collaboratori, per bloccare la paralisi e l’eccessivo ricorso alle analisi di mercato, con il risultato di ritardare ogni possibile intervento. La complessità richiede di fare chiarezza (scomponendo i problemi in sotto-problemi) di valorizzare i metodi intuitivi di problem setting e di problem solving e di affrontare le principali sfide secondo un approccio olistico, per contrastare il manicheismo culturale. L’ambiguità è la mancanza di chiarezza sui significati o sull’interpretazione di un evento, la cui spiegazione o interpretazione può avere più chiavi di lettura. La risposta possibile è la flessibilità (agility) e la conseguente capacità di creare un’organizzazione in grado di adattarsi velocemente alle diverse situazioni e ai diversi contesti, attraverso l’implementazione di processi di rapido apprendimento e la creazione di un clima di collaborazione e di fiducia.

L’interdipendenza dei mercati farà sì che qualunque innovazione tecnologica che abbia luogo in un settore possa avere una ancora più veloce ricaduta in altri settori, poiché uno degli elementi più dirompenti che ha portato Internet è la circolarità e la diffusione delle idee e delle informazioni a livello planetario. Nei prossimi anni il grado di diversità culturale dei team di lavoro verrà considerato un fattore critico di successo, per questo le aziende più attente cercheranno di favorire la transdisciplinarietà come approccio strategico.

Visioni tecnologiche frontali e laterali

Lo sviluppo di una visione implica la capacità di vedere oltre l’ovvio per trovare nuovi modelli di business, definire obiettivi, programmi e adattare l’organizzazione ai nuovi contesti. Attraverso la creazione di una visione, un’azienda o un’organizzazione delinea il futuro che desidera e pianifica le azioni necessarie per raggiungerlo. La vision si manifesta come la proiezione di uno scenario futuro con lo scopo di comprendere la direzione del cambiamento per anticiparlo e governarlo. Sviluppare una visione richiede doti di grande immaginazione per prevedere un futuro incerto e in evoluzione e per cercare di capire una realtà complessa e multiforme, partendo da pochi elementi conosciuti.

In un mio precedente articolo, ho cercato di  fornire una visione alternativa all’ICT, utilizzando la metafora del viaggio. Come avremo modo di vedere in futuri articoli, saranno diversi i modelli che potranno essere applicati al mondo delle tecnologie digitali utilizzando logiche concettuali legate al turismo esperienziale.

Metafore ed analogie  come quella del viaggio, verranno utilizzate sempre di più dalle società più innovative, per sviluppare visioni tecnologiche laterali, partendo da nuovi punti di vista. La visione periferica, inoltre, consente di allargare la visuale e includere nella propria visione elementi che lo “sguardo frontale” non è in grado di cogliere. E’ una questione di metodo e di esercizio all’utilizzo del pensiero laterale.

Come Tourist Experience Designer e Innovation Advisor, mi trovo a lavorare quotidianamente sulla progettazione dell’esperienza turistica e sulla costruzione di nuovi immaginari turistici, le cui logiche possono facilmente essere estese alle definizione di nuovi immaginari tecnologici digitali, utilizzando concetti come il tempo, lo spazio, la memoria e la memorabilità l’esperienza ambientale ed esplorativa e le diverse forme di socialità.

La digital transformation accentuerà l’importanza dello sviluppo di una visione di medio e lungo periodo, imponendo di saper guardare diritto verso l’obiettivo, senza dimenticare di fermarsi regolarmente per osservare ciò che succede di lato e ai margini. Ma di questo avremo modo di riparlare.

 

 

 

Maurizio Goetz

Maurizio Goetz

Tourist Experience Designer, Progettista di Eco-sistemi turistici, Destination Manager e Innovatore nell’ambito della comunicazione.
Ha dedicato oltre vent’anni alla Comunicazione Digitale lavorando su tutti i mezzi digitali, per poi passare alla madre di tutti i media, il territorio, alternando l’attività di progettista dell’esperienza turistica per destinazioni, operatori turistici, sviluppatori immobiliari, imprese dell’entertainment, alla docenza universitaria su temi di frontiera.

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