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Scrivere la tesi: linee guida (dritte e storte)

La scrittura della tesi di laurea non sarà certo la prima esperienza di elaborazione digitale di testi, ma probabilmente è la più importante per molti studenti. Si comincia ormai fin dalla scuola primaria con ricerche e tesine individuali o di gruppo. Eppure, arrivati alla fatidica soglia, si arriva ben presto a chiedersi: come devo presentare la mia tesi? Come devo formattare la mia pagina? Che devo/posso usare? Che formato di file?

Almeno da questo punto di vista era tutto più semplice ai tempi della macchina da scrivere: gli unici parametri da definire erano il numero di caratteri per riga e il numero di righe per pagina e i rapporti tra tesista e erano regolati dallo scambio di copie cartacee. Non è molto, a dire il vero, per poter rimpiangere i “vecchi tempi”.

Gli strumenti informatici oggi a disposizione concedono grandi libertà di gestione del testo e di scelta della veste grafica ma soprattutto permettono lo scambio dei file e una gestione delle informazioni – nello spazio e nel tempo – impensabile nel secolo scorso.

Proprio per cercare di mettere un po’ d’ordine in tutti questi aspetti molti atenei propongono ai laureandi delle linee guida relative sia all’aspetto finale dell’elaborato, sia al formato di file per lo scambio con i docenti e con l’ateneo stesso.

Diciamolo subito: non sarebbe male se il MIUR emanasse delle linee guida sulle linee guida. In mancanza di specifiche generali ogni università si è data le sue regole, più o meno precise, più o meno stringenti, e anche più o meno facili da trovare all’interno dei rispettivi siti web istituzionali. Addirittura in alcune università le indicazioni variano da una facoltà all’altra: a Medicina la tua tesi dev’essere così, a Giurisprudenza dev’essere cosà, se fai Ingegneria sei pregato di contattare il docente…

Ciò detto, in questa sede abbiamo cercato piuttosto di chiederci: quanto sono “open” queste linee guida?

Da quanto premesso emerge l’impossibilità di una risposta univoca. Bisognerebbe piuttosto valutare caso per caso. Per questo abbiamo scelto solo due esempi che ci sembrano interessanti per almeno due motivi: il primo è che si tratta di due grandi università, il secondo è che si collocano agli antipodi rispetto all’utilizzo di software libero e aperti. Si tratta dell’Università di Roma La Sapienza e del Politecnico di Torino.

Sapienza Università di Roma

La pagina web contenente le informazioni in questione non è facile da trovare. Dal titolo sembra solo l’indicazione di “come applicare il logo sulla tesi”, ma in realtà contiene tutte le informazioni che servono, compresi file già pronti da scaricare per essere usati ed esempi di copertina e frontespizio. Peccato però che:

  • il logo è fornito come file vettoriale, ma in un formato proprietario, precisamente il formato .ai dei file di Adobe Illustrator;
  • i modelli di file da usare per redigere la tesi sono anch’essi in formato proprietario, precisamente il formato .doc dei file di Microsoft Word fino alla versione 2003. Dunque un formato proprietario, chiuso, obsoleto e, ad essere pignoli, anche improprio: infatti non si tratta di file modello, che per Microsoft Office sarebbe il formato .dot, ma di semplici documenti vuoti. La differenza non è abissale, ma siamo pur sempre in una delle più prestigiose università italiane, un po’ di precisione non guasterebbe;
  • Dulcis in fundo (letteralmente, essendo in fondo alla pagina) viene testualmente raccomandato: “i caratteri da utilizzare per l’interno della tesi sono Arial per i titoli e Palatino Lynotipe per i testi”. Entrambi sono font proprietari, generamente forniti con i prodotti Microsoft (sistemi operativi Windows, ma anche applicativi come Office).

Delle due l’una: o tacitamente si assume che tutti gli studenti dell’ateneo romano utilizzino computer con sistemi operativi Microsoft Windows e abbiano una licenza di Microsoft Office e addirittura di Adobe Illustrator, oppure i formati dei file proposti sono considerati come degli standard. Peraltro altrove sembrerebbe invece che l’università regali agli studenti l’accesso a prodotti Google. Nessuna di queste ipotesi ci entusiasma.

Politecnico di Torino

Dal sito dell’ateneo, navigando attraverso il menù “didattica e studenti”, “servizi per gli studenti”, “proposte tesi” si trova la voce “saper comunicare”, da dove è possibile scaricare un interessante e completo manuale in formato PDF che introduce alla scrittura tecnico-scientifica trattandola in tutti i suoi aspetti. In particolare il capitolo 4 è interamente dedicato agli aspetti più tecnico-grafici, a partire dalla scelta dei programmi di scrittura. Da subito viene spiegato che “Indicare qui uno o più programmi per la composizione della tesi sembra voler fare réclame a questo o a quel programma, ma non è così; il problema è correlato ad un elemento del tutto nuovo rispetto al passato. Questo elemento del tutto nuovo è costituito dall’archiviazione elettronica”. La ratio del testo è che all’università interessa che la tesi venga consegnata in formato PDF/A, standard ISO pensato per l’archiviazione a lungo termine dei documenti, indipendentemente dagli strumenti utilizzati per ottenerlo, dei quali – sia comerciali che liberi – peraltro viene dato un elenco molto esauriente. Inoltre si specifica che “se non è detto diversamente nella precedente descrizione, vuol dire che il programma citato è disponibile per tutte le principali piattaforme di elaborazione, in particolare con i vari sistemi operativi della MicroSoft, con i sistemi Mac OS X, e con le varie incarnazioni dei sistemi Linux”. Della serie: usate ciò che volete, basta che ci date un file PDF/A.

Quello che deve essere chiaro al tesista è che “la tesi […] non può essere consegnata al momento di iscrizione all’esame di laurea in un formato qualsiasi, sia esso DOC, ODT, PS, RTF, o altri formati più o meno esoterici liberi o proprietari; nemmeno il formato PDF di per sé ha il formato giusto, se manca delle altre piccole modifiche e aggiunte a cui si accennava sopra. Anche il formato PDF deve essere scritto con la versione PDF-1.4 e non sono accettabili né versioni precedenti né versioni successive, perché così prescrive la norma ISO”. Della serie: lo standard prima di tutto, siamo o non siamo un politecnico?

Il testo, che merita di essere letto integralmente, eccelle per l’attenzione alla neutralità rispetto agli strumenti utilizzati e l’attenzione al rispetto degli standard aperti: chi lo legge ha la netta sensazione di poter scegliere liberamente la strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo finale, definito comunque in maniera molto precisa e dettagliata.

Della serie: la libertà prima di tutto.

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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