Diritto al digitale

Chi è responsabile del Blockchain?

Il è “the most important invention since the Internet itself” secondo Marc Andreeseen. Ma, qualora, attività illegali fossero eseguite tramite un blockchain, chi sarebbe ?

Secondo la Bank of England, il blockchain è “a technology that allows people who don’t know each other to trust a shared record of events“.

La particolarità del blockchain è la presenza di un registro condiviso, il cosiddetto “ledger“, distribuito a tutti i partecipanti che consente a diverse parti di trasferire e conservare informazioni in uno spazio sicuro, permanente e facilmente accessibile.

Un report della banca Santander indica che questa tecnologia può ridurre i costi di infrastruttura delle banche legati a pagamenti internazionali, trading di securities e compliance di un importo compreso tra i 15 e 20 miliardi di dollari all’anno a decorrere dal 2022.

Ma quali sono le principali problematiche legali di questa tecnologia? 

Senza considerare le problematiche di diritto bancario che tratterò separatamente e che ho già discusso brevemente in questo articolo relativo ai bitcoin, una delle principali domande è: chi è responsabile del blockchain?

Una delle problematiche che impattano maggiormente i blockchain pubblici è l’incapacità di controllarli e fermare il loro funzionamento.

L’esempio perfetto è dato dal blockchain denominato “decentralized autonomous organization” (DAO). Questa è una struttura in cui la proprietà, la gestione e il controllo sono automatizzati, in quanto basati su regole predeterminate con un intervento umano pressoché assente. Se il funzionamento è automatizzato e fuori controllo, questo significa che nessuno è responsabile per le attività illegali eventualmente eseguite tramite un DAO? O, al contrario, la semplice partecipazione al DAO crea una forma di co-responsabilità diffusa di tutti i partecipanti, come una forma di partnership tra tutti i partecipanti?

Un parallelo interessante può essere svolto con le regole applicabili alla responsabilità degli Internet service provider (ISP), come interpretate dai tribunali competenti. Ho di recente discusso dell’argomento in un articolo. Le regole relative alla responsabilità degli ISP sono dettate dalla Direttiva E-Commerce europea che prevede

  • un’esenzione di responsabilità in relazione ai contenuti pubblicati dai propri utenti, a meno che gli stessi vengano a conoscenza dell’attività illecite e
  • l’assenza di obbligo di monitoraggio della condotta dei propri utenti.

Nonostante quanto indicato nei principi sopra menzionati, i tribunali hanno distinto tra

  • gli ISP “attivi” che categorizzano e organizzano i contenuti pubblicati dai propri utenti, anche fornendo funzionalità in relazione all’utilizzo e alla ricerca dei contenuti, ai quali l’esenzione di responsabilità non è applicabile e
  • gli ISP “passivi” che non forniscono le funzionalità sopra indicate e ai quali le esenzioni di responsabilità previste dalla Direttiva E-Commerce europea si applicano.

Le regole applicabili agli ISP possono essere estese al blockchain?

La differenza tra il regime applicabile al blockchain e le regole che disciplinano la responsabilità degli ISP è dovuta alla circostanza che la Direttiva E-Commerce europea ha introdotto delle regole speciali per escludere la responsabilità degli ISP in determinate circostanze. Simili regole non sono previste dalla normativa che disciplina i blockchain (se presente).

Si può argomentare che se un DAO non può essere controllato, non c’è colpa o dolo. Quindi nessuna responsabilità ne può derivare. Tuttavia si può anche sostenere che la creazione stessa del DAO è fonte di responsabilità o, come sopra indicato, tutti i partecipanti al DAO possono essere considerati congiuntamente responsabili.

E nel caso di un blockchain privato?

Con riferimento al blockchain privato, l’assenza di controllo sulle funzionalità della piattaforma non sarebbe presente. Ma questo è sufficiente a ingenerare una forma di responsabilità del soggetto che gestisce il blockchain? Dato il numero elevato di transazioni che si verificano in contemporanea e in modo automatico su di un blockchain, principi simili a quelli applicabili agli ISP sono applicabili anche al blockchain?

La particolarità di questo scenario è che i gestori della piattaforma blockchain potrebbero essere obbligati a rimuovere i contenuti illegali, compiendo il c.d. “take down“, quando ricevono una semplice notifica da parte del titolare dei diritto. Ma anche su questo punto la posizione dei tribunali dovrà essere testata…

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

Facebook Twitter LinkedIn Google+ 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

Inizio
Shares
Share This