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Nuovo Regolamento UE Privacy: Parte 13 – Social Network: educare prima i genitori e poi i minori?

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Nel mese scorso, durante questo percorso a tappe di avvicinamento al Nuovo Privacy, entrato in vigore in data 26 maggio, è stato trattato il tema del Consenso, peraltro non ancora concluso. In tale ambito si è parlato anche di nuovo Consenso per i Minori: l’accesso e la fruizione di servizi on-line vietata agli under 16 senza il preventivo consenso genitoriale.

Molteplici i commenti e le reazioni dei lettori, ma tra tutti uno in particolare ha catturato la mia attenzione: “I minori guidano automobili e fanno sesso, inutile una legge che vieti loro l’accesso ai social e sistemi di messaggistica”.

Inutile commentare? Così potrebbe sembrare, ma in realtà questa riflessione nasce proprio da questa affermazione.

Guidare un’automobile è presupposto di aver conseguito la maggiore età e aver superato positivamente una prova scritta e orale dopo aver frequentato lezioni teoriche e di guida. Fare sesso dovrebbe significare avere consapevolezza del proprio corpo e di quali sono i relativi rischi, ovviamente non c’è limite di età che tenga, ognuno di noi è diverso dagli altri e la maturità anche da questo punto di vista è possibile conseguirla “con e in” tempi differenti. Anche in questo caso dopo qualche lezione di educazione sessuale fatta a scuola, nell’auspicio che anche i genitori facciano la loro parte e che Internet non diventi l’unico cattivo maestro di vita.

Di sicuro il nuovo Regolamento mira a tutelare e proteggere gli under 16 dalle minacce e insidie della Rete, preoccupazione concreta e iniziativa di sicuro molto lodevole, ma chi protegge i genitori?” così se ne parlava nel precedente articolo, che continua “Scherzi a parte, la questione è decisamente delicata, da una parte i c.d. nativi digitali e dall’altra la generazione che ha contribuito a questo nuovo mondo digitale: i primi che potrebbero insegnare loro l’uso della tecnologia e i secondi che potrebbero, con la loro esperienza e maturità, renderli più consapevoli e responsabilizzarli”.

Ma forse il problema è proprio questo, chi deve educare chi, come e quando?

Non dobbiamo educare i figli, dobbiamo educare i GENITORI!” è proprio il titolo di un interessante video di settimana scorsa di Rudy Bandiera, giornalista, docente e blogger.

Durante una cena con amici, qualcuno con figli e altri senza, l’argomento principale della serata ruota intorno alla tecnologia, e in particolare ai e ai sistemi di comunicazione utilizzati soprattutto dai più giovani, quali Snap Chat piuttosto che Facebook. E Rudy Bandiera nota che “Tutti quanti ne sono estremamente interessanti e affascinati, ma tutti sono anche altrettanto terrorizzati, in particolare chi ha figli. Per coloro che non hanno figli il non sapere dell’esistenza di tali nuove forme di comunicazione, il non conoscere le loro modalità di funzionamento e il non capirne l’utilità può anche non rappresentare un problema, se non per se stessi” che continua “ma per coloro che hanno figli, tutto questo non sapere viene trasferito ai figli stessi, i quali si trovano a vivere in un mondo completamento diverso da quello dello stesso genitore”.

A differenza della mia generazione, i genitori, facendo tesoro degli errori compiuti in gioventù, cercavano di trasmettere tali esperienze ai propri figli, creando un vero e proprio bagaglio di esperienza attraverso le loro. Ma oggi non è più così e questa è la ragione per la quale, ripeto, i giovani si si trovano a vivere in un mondo completamento diverso da quello dello stesso genitore” continua Rudy Bandiera, che spiega “Questa è la ragione per la quale non dobbiamo fare scuola ai giovani, bensì fare scuola ai genitori. Bisogna fare scuola agli adulti, alle persone grandi. Dobbiamo farlo attraverso strutture autorevoli, quali la scuola, strutture che abbiano la forza e l’autorevolezza, le quali hanno il dovere di arrivare anche ai genitori, poiché parlare solo con i figli non consentirebbe di eliminare quel gap presente oggi tra i ragazzi e gli adulti”, e conclude “Non è nell’università che si crea la prossima classe dirigente, tanto meno nelle scuole superiori e nelle medie, ma dipende dai genitori. Siamo tornati indietro da un certo punto di vista, dobbiamo quindi educare gli adulti!”.

Pensiero condivisibile? Solo una provocazione?

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa la giovane ventiseienne che ha perso un’interessante offerta di lavoro a causa di un suo selfie imbarazzante su Instagram.

La notizia è dei primi di maggio, uno studio legale di New York le propone un lavoro ben pagato come investigatrice privata. Ma prima che potesse iniziare il suo incarico, lo studio legale verifica ulteriori informazioni sulla stessa accedendo ai vari Social e trova una foto della nuova assunta a seno scoperto mentre si faceva baciare da un’altra donna, rinunciando così ad assumerla. Foto, vecchia di ben tre anni, che la giovane non ricordava neanche più, ma che è stata ritenuta eccessiva per l’integrità morale richiesta dallo studio che voleva assumerla.

Qualcuno ha sostenuto che si trattasse di un fake, cioè di un fatto non realmente accaduto. Ma al di là della fondatezza o meno della notizia, purtroppo si tratta di pratiche ormai consolidate perpetrate dai datori di lavoro e dalle società di ricerca e selezione del personale anche del nostro bel Paese.

Colpa della giovane o colpa dei genitori?

Potremmo discuterne all’infinito e credo di fatto che questo sia anche uno dei problemi che si è posto il legislatore Europeo nell’introduzione di una norma specifica per il nuovo Consenso per i Minori e più in generale per il Nuovo Regolamento UE.

Di fatto il nuovo pacchetto di riforma in materia di protezione dei dati personali è data centric, interamente incentrato sul dato personale e volto ad una sua maggiore protezione e tutela. Di fatto cambia in generale la prospettiva della stessa privacy ed è questa anche la ragione per la quale sono introdotte maggiori garanzie e tutele per gli stessi cittadini dell’Unione e in particolare per i più giovani: la nuova data protection è ora basata sul rischio e fatta di processi!

Non ci sono più scuse per nessuno, compresi gli stessi genitori. Le norme ci sono, l’informazione sui pericoli e rischi della rete è ormai pressochè quotidiana, e le stesse scuole iniziano, anche se forse con un po’ di ritardo, a proporre corsi in materia sia agli alunni che agli stessi genitori.

Il lavoro da farsi è lungo e in salita, è un lavoro di squadra, deve esserlo: norme, scuola, genitori e più giovani, diversamente non è immaginabile.

Mania da post compulsivo?

Eppure nonostante questo nuovo scenario, c’è chi della propria privacy e soprattutto di quella dei propri figli sembra poterne fare a meno: diversi e continui i post di bimbi che iniziano a camminare, fanno sport, il primo giorno di asilo, mentre mangiano, in spiaggia nudi e persino mentre fanno il bagnetto.

Ai giorni nostri, però, non si deve proprio più parlare di mancanza di consapevolezza, bensì di un uso totalmente irresponsabile dei Social.

E’ risaputo che la pubblicazione di foto e video di bambini, soprattutto dei più piccini, è pericoloso e soprattutto quali sono i rischi che ne derivano per il tramite di utilizzi impropri di tali immagini: oltre l’80% di questi contenuti sarà riutilizzato in attività pedopornografiche sulla rete, questo il risultato di una recente indagine.

Chi tutela i più giovani dagli stessi genitori?

“Quando è troppo è davvero troppo!”, questo deve essere stato il pensiero del legislatore francese nei giorni scorsi. La notizia è recente, anche se non ha avuto l’evidenza che avrebbe meritato: in Francia fino a 45mila euro di multa per post sui social contenenti immagini di bambini!

Per ora si tratta solo di una proposta di legge e colpirà coloro che pubblicheranno contenuti relativi a minori immortalati in luoghi privati e senza il loro consenso. Ciò significa che i minori, una volta che tali più non saranno, potranno denunciare i propri genitori.

Lo stesso Facebook a breve attiverà un nuovo servizio automatico di alert che avviserà i genitori dei possibili rischi e insidie della rete al momento della stessa pubblicazione.

Ci pensa anche Facebook, e non ci pensano i genitori?

Pensate ancora che le norme siano inutili?

Francesco Traficante

Francesco Traficante

Data Protection Officer e Consulente Privacy Certificato ISO 17024 Bureau Veritas e TÜV Italia. Founder e CEO di MicroEll s.r.l. , soluzioni IT, consulenza e formazione in materia privacy, information security management, sicurezza IT e reati informatici.
Laureato in Scienze Politiche ad indirizzo Data Protection Officer e Privacy Specialist.

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