Il diavolo si annida nei dettagli

Windows 10 col trucco e con l’inganno?

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L’altro giorno mi è giunta questa mail disperata:

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La seconda cosa che ho pensato (la prima è stata cercare di aiutare il mio amico, meno a suo agio di me con la tecnologia, a trovare una soluzione al suo 0xc0000142 che gli consentisse di lavorare) è stata: chi mai può “costringere” un utente a passare con la forza a se questi dichiara espressamente di trovarsi benissimo con Windows 7?

Un paio di giorni dopo mi sono imbattuto in questo articolo che descrive l’ultima discutibile (per molti ingannevole, ai confini del malware) trovata di Microsoft per spingere gli utenti di Windows ad aggiornare a Windows 10, gratuitamente fino al 29 luglio.

Sorvolando sui dettagli tecnici, la sostanza è questa: finora gli utenti di Windows 7 o 8.1 avevano ricevuto una invadente finestra di notifica che proponeva di scaricare Windows 10 come fosse un aggiornamento di sistema fra i tanti. “Invadente” significa che l’unico modo per chiudere la finestra era quello di cliccare sulla “x” in alto a destra, che da sempre (da sempre!) nei sistemi operativi Microsoft è l’icona del pulsante che chiude le finestre. Niente pulsante “annulla”, o “no, grazie”: le uniche opzioni tra cui scegliere erano “Aggiorna adesso” oppure “aggiorna stanotte” (perché non direttamente domattina? Non ci è dato di sapere). “Invadente” significa anche che, pur avendo chiuso la finestra di notifica, la relativa icona con il logo di Windows 10 rimaneva, come una spada di Damocle, a fare mostra di sé nella barra di sistema. Finora, quindi, tutto sommato gli utenti sufficientemente contenti di Windows 7 o 8.1 se l’erano cavata abbastanza bene. Finora.

Da qualche giorno, invece, Microsoft ha deciso di modificare la procedura – e quindi la finestra di notifica – quel tanto che basta, “in modo da assomigliare ad un malware”, secondo Brad Chacos, autore dell’articolo citato. Ora l’aggiornamento a Windows 10 è considerato dal sistema un “aggiornamento raccomandato”, come fosse una qualsiasi patch di sicurezza del sistema corrente; verrà quindi scaricato e installato alla data e all’ora indicata nella finestra. L’utente distratto, o scocciato da tanta quotidiana insistenza, è portato a fare come tutti i giorni da sei mesi, ovvero chiudere la finestra cliccando sulla solita “x” in alto a destra, che da sempre (da sempre!) chiude qualsiasi finestra di Windows, cosa che in questo caso, invece, equivale ad acconsentire all’installazione del fantomatico “aggiornamento raccomandato”, ritrovandoci la mattina dopo con il nuovo Windows 10 che non volevamo affatto.

Il fatto che nella finestra incriminata ci sia una clausola in piccolo che consenta di cancellare l’installazione programmata dell’aggiornamento, come pure il fatto che, una volta installato, esista il modo di ritornare indietro disinstallando l’aggiornamento in questione è irrilevante, come pure è irrilevante qualsiasi giudizio sul valore di Windows 10, su cui ognuno è libero (libero!) di farsi una sua personale opinione, leggendo recensioni o addirittura provandolo direttamente.

I metodi finora usati per spingere l’utente a passare a Windows 10 – l’offerta gratuita, la continua presenza della finestra di notifica, il cambiamento concepito deliberatamente per indurre all’errore l’utente riluttante – non sembrano avere precedenti nella storia dell’informatica: analoghi tentativi per spingere un utente ad installare qualcosa contro la sua volontà si registrano solo tra i virus, i malware e simili.

Per fare un paragone, esiste forse una casa automobilistica che, all’uscita di un nuovo modello di utilitaria, eserciti una qualche pressione sui possessori di un modello precedente per spingerli a cambiare automobile, magari con l’inganno? Il problema si porrebbe, al limite, il giorno in cui venisse dichiarata la cessazione dell’assistenza e della produzione di pezzi di ricambio originali, non certo per la disponibilità di un modello nuovo. Immaginate cosa succederebbe se, andando a fare una normale revisione, anziché firmare l’apposito modulo l’ignaro automobilista firmasse a sua insaputa un contratto per la sostituzione dell’automobile.

Ci rendiamo conto che gli esempi non sono molto calzanti: l’auto si possiede, Windows no: compriamo solo il permesso di usarlo, mica possiamo pretendere che faccia quello che vogliamo noi!

Ci rendiamo anche conto di aver raccontato una storia incomprensibile agli utenti abituali di sistemi operativi liberi, quali sono i sistemi Linux: utenti che il proprio sistema operativo, invece, lo possiedono, possono usarlo come vogliono, copiarlo, studiarne i sorgenti, modificarlo e ridistribuire allo stesso modo le versioni modificate; utenti consapevoli che ad ogni aggiornamento di sistema verranno aggiornati coerentemente tutti i programmi che dipendono dall’aggiornamento stesso, ritrovandosi sempre un sistema coerente di versioni di software a prova di “errore 0xc0000142”; utenti che, anche quando qualcosa non funziona come dovrebbe (il software libero è libero, non perfetto: se no si chiamerebbe software perfetto), hanno sempre quella piacevole, indescrivibile sensazione di essere rispettati.

(Foto Microsoft Sweden, CC BY 2.0)

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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