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Girls Code It Better: perché le aziende investono in cultura digitale

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Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per l’Europa rappresentano il 6-8% del PIL europeo e la possibilità di affrontare le sfide della globalizzazione incentivando l’innovazione, la creatività e la competitività del sistema economico. Già dall’inizio del nuovo millennio la domanda di lavoratori specializzati nel settore è stata in costante crescita; gli orizzonti che ICT e web aprono alle professioni digitali sono molteplici: reti professionali, formazione, commercio elettronico sono solo alcune delle attività trasformate in idee e opportunità imprenditoriali. A livello globale, il valore creato da internet ricade per tre quarti nell’economia cosiddetta tradizionale e solo per il 25% nell’industria tecnologica; ecco perché nel nostro paese il cosiddetto digital divide (divario digitale) incide in modo significativo sull’intera economia nazionale (ben tre o quattro punti di Pil stima Agicom). C’è infine un ulteriore dato interessante che impatta sull’economia: poiché le ICT si fondono con le tecnologie specifiche di diversi settori applicativi, queste vanno ad alimentare posti di lavoro “ibridi”.

DONNE E : I DATI EUROPEI 

Malgrado negli ultimi anni si sia assistito e si assiste ad un trend di crescita positivo della presenza delle donne, anche italiane, in rete, il settore digitale impiega solo il 20% di professioniste trentenni con titolo di studio nelle ICT; percentuale che scende al 9% per le donne oltre i 45 anni. Analizzando gli scoreboard europei le donne nell’ICT rappresentano solo il 30% della forza lavoro su 7 milioni di individui che lavorano nel settore. Uno studio della Commissione europea stima che attraverso un’inversione di tendenza e una percentuale femminile nel comparto digitale pari a quella maschile, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l’anno (perché le aziende con più donne nelle posizioni decisionali sono più redditizie del 35% e assicurano ai propri azionisti il 34% in più di utili). Ancora troppe poche donne (solo 29 su 1000) conseguono un diploma universitario di primo livello in ICT e di queste solo 4 su 1000 lavorano effettivamente nel comparto.

Appare non più sufficiente interrogarsi sul “quante sono on line” ma sul “come sono online”, ovvero sulla padronanza e consapevolezza posseduta rispetto a queste tecnologie. Ed infatti l’utilizzo frequente della rete non cresce al pari delle competenze di tipo specialistico. Il dato delle laureate in informatica è in calo (3% totale delle iscritte in rapporto al 10% maschile), e il calo è riferibile a tutte le discipline accademiche scientifiche conosciute con l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering, e Mathematics).

Il progetto

Francesco Turrini - Amministratore Delegato di MAW

– Amministratore Delegato di MAW

Girls code it better è un progetto proposto da MAW – Men at Work alle scuole secondarie di primo grado di tutta Italia con l’obiettivo di avvicinare le ragazze alla tecnologia ed all’informatica, con un approccio pratico e divertente che permetta loro di scoprire le proprie potenzialità e di stimolare l’interesse verso il mondo IT; un mondo che è creativo, fantasioso, innovativo, in continuo sviluppo e ricco di opportunità per la realizzazione personale e professionale. Il progetto vuole avvicinare le ragazze ai linguaggi ed alle nuove competenze digitali in modo di renderle capaci di comprendere, creare e utilizzare consapevolmente il web e le tecnologie informatiche per incoraggiare i percorsi di studio e di carriera scientifici-tecnologici o a potenziare la propria formazione con competenze oggi imprescindibili.

“Girls code it better crea nelle scuole che aderiscono al progetto un club di ragazze che si mettono in gioco per imparare a usare il computer, a programmare, a servirsi delle tante tecnologie open oggi disponibili, come Arduino, fino ad entrare tutte insieme, quando necessario, in un FabLab per realizzare fisicamente il proprio progetto.  Ogni club è frequentato da un gruppo di circa 16 ragazze, scelte sulla base di una domanda di partecipazione e con il supporto della scuola” – spiega Francesco Turrini, Amministratore Delegato di MAW.

Quando è nata l’iniziativa Girls Code It Better e perché?

La scelta di attivare il progetto nelle scuole medie è nata dall’esperienza diretta di MAW nella sua attività di orientamento rivolta agli studenti. Se, come normalmente avviene oggi, si presentano agli studenti le opportunità professionali del settore informatico quando ormai sono alle soglie del diploma, è quasi sempre troppo tardi per stimolare chi non ha già maturato un suo interesse. La scuola media è invece un “tempo di passaggio” aperto alla sperimentazione, in cui mettersi alla prova e scoprire possibilità che possano portare a scegliere per la prosecuzione degli studi percorsi di tipo tecnico-scientifico. Da una parte c’è il mondo delle aziende che non trova candidati dall’altra parte ci perdiamo metà delle popolazione lavorativa: metà dei giovani sono attualmente fuori dal mercato del lavoro, 8 su 10 hanno conseguito lauree umanistiche che purtroppo non trovano corrispondenza di domanda all’interno dei settori industriali. Abbiamo deciso di lanciare il progetto Girls code it better per avvicinare proprio le bambine alle STEM in risposta al mondo del lavoro che richiede professionalità tecniche e specializzate. Fondamentale è anche il passo successivo ovvero aumentare la presenza femminile all’interno delle aziende aiutandole a lavorare per obiettivi. Quindi non è solo coding ma un percorso per trovare soluzioni efficaci e concrete.

Al momento siete in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana: quali le sedi di prossima attivazione?

L’iniziativa è stata avviata con l’anno scolastico 2014/2015, attraverso la collaborazione con gli Uffici Scolastici Regionali. Nell’anno scolastico 2015/16 è stato siglato un protocollo d’intesa in Emilia Romagna e si è portato il progetto in altre regioni, coinvolgendo 500 studentesse di 24 istituti. Nell’anno scolastico precedente le scuole coinvolte erano state 16. Si è sempre alla ricerca di scuole interessate, di docenti e maker che vogliano dare la loro disponibilità e anche di aziende disponibili a sponsorizzare l’iniziativa “adottando una scuola” o fornendo un contributo.

Alle scuole partecipanti è richiesto di mettere a disposizione un’aula attrezzata per l’informatica, dotata di una connessione Internet; i costi del progetto sono sostenuti da MAW con il supporto degli eventuali sponsor. Indubbiamente il nostro obiettivo è portare il progetto in tutte le aree più industriali del Paese quindi partendo dalle Regioni Veneto, Friuli e Lombardia dove c’è più bisogno di competenze tecniche specialistiche per i comparti produttivi del territorio.

Cosa manca ai ragazzi italiani, penultimi in Europa per competenze digitali? Come ridurre il gap?

In Italia abbiamo delle scuole eccellenti dal punto di vista tecnico: gli ingegneri e i periti tecnici italiani sono ad esempio molto ricercati all’estero. Il problema vero è che abbiamo pochi ragazzi che fanno questi percorsi attraverso i quali troverebbero subito una collocazione sul mercato e nel mondo del lavoro. Sono gli altri percorsi, a mio avviso, che mancano di competenze digitali mentre per quelli tecnici e scientifici ritengo che siamo già ad ottimo punto. Il digitale deve raggiungere anche gli altri percorsi dall’arte alle lingue, poiché è in questi campi che non è mai partita la digitalizzazione. Per ridurre il gap di competenze è necessario indirizzare i ragazzi verso i percorsi tecnici- scientifici, ovvero le STEM. Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, entro il 2018 il 50% delle richieste in ambito IT non sarà evaso per mancanza di figure specializzate. Superiamo il gap intanto convincendoli a seguire  percorsi di formazione in ambito STEM e per gli altri percorsi più tradizionali cerchiamo di far passare il concetto che la digitalizzazione deve essere considerata alla stregua dell’imparare a leggere, il che ovviamente implica non il semplice utilizzo di WhatsApp o dei social.

Quanto investe la sua azienda in iniziative a supporto della cultura digitale come questa? Quale il ritorno economico? 

Il percorso prevede 45 ore di impegno in orario extrascolastico: un percorso che è guidato da due figure, un un Coach docente che da quest’anno sarà individuato fra gli insegnanti in forze alla scuola ed un coach “maker”, quindi un tecnico. Queste persone sono retribuite e formate appositamente da MAW in particolare per l’applicazione della metodologia didattica su cui si fonda Girls Code it Better, creata da Lepida scuola, un gruppo di insegnanti che promuove l’apprendimento autentico attraverso la scoperta con un approccio “per problemi e progetti”. L’investimento in costi diretti può essere stimato di circa 6 mila euro per singolo corso (in relazione ai soli costi vivi); considerato che abbiamo organizzato ben 26 corsi al momento quindi posso sostenere che l’investimento è decisamente massiccio. Sul ritorno economico nel breve periodo c’è indubbiamente un ritorno di immagine poiché riusciamo a far comprendere al mercato quanto siamo innovativi e quanto spingiamo per lo sviluppo di maggiori e migliori professionalità del comparto tecnologico. Stiamo cercando altre aziende che vogliano darci una mano e collaborare insieme a questi percorsi per dare una nuova visione e fare innovazione nel settore: il prossimo anno ad esempio avremo alcune aziende che saranno partner di questi percorsi. L’obiettivo a medio-lungo termine invece è da legare alla necessità del nostro Paese di sviluppare il linguaggio del futuro cavalcando l’onda tecnologica per rimanere tra i Paesi industrializzati e tra le economie più competitive. Un Paese in cui la competenza digitale non è distribuita e utilizzata e messa a servizio del mercato è fuori dalla competizione. Quindi in definitiva investo in maniera convinta in questo progetto affinché questo Paese abbia successo in futuro poiché senza una profonda cultura digitale saremo fuori da tutti i settori (turismo, industria, finanza, educazione etc). Vorrei lanciare un appello quindi anche ad altre realtà produttive affinché possano adottare una scuola e sostenere uno di questi percorsi per investire nel futuro del nostro Paese poiché il reale ritorno economico sarà la sopravvivenza.

Quale pensa possa essere l’impatto delle professionalità legate allo sviluppo di app visto che alcuni le considerano già superate?

I cambiamenti in questa fase storica sono talmente veloci che bisognerebbe essere degli indovini per capire e leggere gli effettivi trend. Dall’invenzione del telefono fino a distribuirlo a metà della popolazione americana ci sono voluti quasi 50 anni. Oggi non è più così. La velocità del nostro tempo implica la necessità di acquire conoscenze e competenze fluidi e sostuibili o meglio aggiornabili. Il fulcro infatti risiede e risiederà sempre di più non tanto nella competenza specifica quanto nell’imparare a  lavorare per obiettivi.  Importanti diventano il metodo di apprendimento e la competenza tecnica.

Quali i requisiti oggi indispensabili per chi vuole avere maggiori possibilità di trovare un lavoro? Quale la figura più ricercata e più difficile da trovare secondo la sua esperienza?

Qualsiasi competenza tecnica è una competenza appetibile e la si costruisce nel mondo del lavoro. La capacità di canalizzare il problema, scomporlo in pezzettini più piccoli e riproporre una soluzione complessiva è la caratteristica più importante in un mercato del lavoro in cui i modelli di business stanno cambiando velocemente.  La competenza tecnica è a volte una cosa che si può utilizzare e rivendere subito, molto più spesso è invece un approccio alla risoluzione dei problemi.

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice non strutturata presso Enti di ricerca e Università, Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 10 anni, con focus su: ICT e socialmedia ed impatto sugli stili di vita, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cyberharassment e cybersafety. E’ Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA. Al suo attivo (italiano, francese ed inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore ICT e digitale: TechEconomy, Girl Geek Life.

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