#EpicFail

Hillary Clinton e tweet con il diagramma che attira l’attenzione. Pure troppo

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Negli Stati Uniti continua la corsa alla Casa Bianca e i due candidati più in vista, Donald Trump e , continuano la loro campagna elettorale anche attraverso un uso massiccio della comunicazione sui social media.

Se Donald Trump ci ha abituati a dichiarazioni decisamente “forti” e a una comunicazione sopra le righe, questa volta è toccato a Hillary Clinton e al suo staff compiere uno scivolone che, ovviamente, non è passato inosservato agli utenti di Twitter.

Il 20 maggio, dal suo account ufficiale su Twitter, Hillary Clinton ha pubblicato un diagramma il cui scopo sarebbe quello di mostrare la propensione dei cittadini statunitensi a controlli più severi sul possesso di armi, un tema molto caldo negli Stati Uniti e uno dei punti su cui la Clinton ha strutturato parte della sua campagna elettorale.

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Quello che l’immagine vorrebbe mostrare è la percentuale degli americani favorevoli all’approvazione di una legge che preveda di controllare i precedenti di chiunque possegga o chieda di possedere un’arma. Nel commentare il diagramma, Hillary Clinton si firma a nome della “stragrande maggioranza degli americani” e chiede al Congresso di legiferare in modo da rendere più stringenti i controlli sulla detenzione di un’arma da fuoco.

Peccato però che quel diagramma sia sbagliato: il principio dei diagrammi di Eulero-Venn è quello di mostrare due insiemi diversi di persone, in cui alcuni individui presentano le caratteristiche dell’uno e dell’altro insieme, rappresentata nell’intersezione dei due insiemi. Ma, nel diagramma della Clinton, quell’83% di americani possessori di armi che sono favorevoli ai controlli non è un insieme diverso rispetto al 90% degli americani dell’altro insieme: semmai l’83% degli americani possessori di armi favorevoli ai controlli è un sottoinsieme del 90% degli americani (con o senza armi) che vorrebbero una legge più rigida in materia di armi da fuoco. (Qui comunque c’è un articolo di Vox che lo spiega molto meglio di me).

La cosa ovviamente non è passata inosservata agli utenti, che hanno riposto alla candidata democratica in modo più o meno sarcastico:

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E ancora:

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E c’è anche chi risponde spiegando a Hillary Clinton e al suo staff come dovrebbe essere un diagramma di Venn corretto:

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E anche chi si prende la briga di correggere il diagramma della Clinton e ridisegnarlo correttamente in base ai dati – che secondo i sondaggi Gallup sarebbero pure corretti, ma “soltanto” mal rappresentati graficamente:

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La questione, comunque, non è tanto che Hillary Clinton e il suo staff abbiano sbagliato a disegnare un diagramma di Venn: l’aspetto realmente interessante di tutta la faccenda è, ancora una volta, l’utilizzo delle immagini nella comunicazione sui social media. 

Con il passare degli anni abbiamo visto un utilizzo sempre crescente di immagini, foto, grafici e video da parte dei brand e dei personaggi pubblici che comunicano sui social: questo perché un’immagine si fruisce più facilmente rispetto a un testo, attira l’attenzione anche dell’utente più distratto, dà carattere alla comunicazione e la rende più immediata, facilita la condivisione di quel contenuto e chi più ne ha più ne metta. Insomma: corredare con un’immagine un tweet o un post su Facebook è una mossa praticamente obbligata per assicurarsi che l’intera comunicazione vada a buon fine.

Se sei un brand che vende biscotti la faccenda è molto semplice, ma se sei un candidato alla Casa Bianca non è sempre semplice trovare un’immagine appropriata per tutto quello che hai da dire. Qui poi Hillary Clinton aveva a che fare con numeri e percentuali: concetti difficilmente sintetizzabili in 140 caratteri e di non immediata comprensione.

Forse però lo staff di Hillary Clinton avrebbe potuto riconsiderare l’ipotesi di farci stare tutto il discorso in forma testuale, perché se è vero che un diagramma di Eulero-Venn è una cosa che ci insegnano alle elementari e che tutto sommato è piuttosto intuitivo, è altrettanto vero che un diagramma di Eulero-Venn sbagliato lo si capisce subito.

Un modo corretto di rappresentare il concetto espresso dalla Clinton sarebbe stato quello proposto dal Washington Post (vedi tweet sopra di @TheFix) o anche quello proposto da Vox:

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[fonte: Vox]

Ma in entrambi i casi ci si ritrova con un’immagine molto meno “sexy” e di più difficile comprensione rispetto a quella del tweet della Clinton che, per quanto logicamente errata, gioca molto sul concetto di “unione” rappresentato dalla propria candidatura.

Ma un diagramma sbagliato in un tweet di rappresentanza costituisce un errore imperdonabile, soprattutto se ti chiami Hillary Clinton e vuoi diventare il presidente degli Stati Uniti. Insomma: sui social media un’immagine ti aiuta a comprendere meglio un messaggio, ma ti aiuta anche a capire quando in quel messaggio c’è qualcosa di sbagliato e, attirando l’attenzione, farà anche sì che chi guarda si soffermerà sempre un secondo di più scovando eventuali magagne, in questo caso nemmeno troppo nascoste.

Lesson Learned: non cedere alla tentazione di semplificare troppo la tua comunicazione per renderla più fruibile e più appetibile per il pubblico a cui vuoi rivolgerti. Specialmente se semplificare ti porta ad andare contro le regole della logica, finendo per veicolare un messaggio completamente diverso.

(foto Mark Zolen Flickr, CC-BY 2.0)

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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