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Come scrivere un articolo di ricerca per il blog di un Journal

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Sono sempre più i Journal scientifici che offrono la possibilità ai loro autori di presentare le ricerche pubblicate anche nel della rivista. Tuttavia sono poche le riviste che offrono delle linee guida precise su come scrivere un post, perché un post è particolarmente efficace quando fa emergere lo stile personale dell’autore.

La maggior parte dei ricercatori coglie questa opportunità ma, in assenza di indicazioni sul metodo da seguire, mantiene la configurazione dell’articolo originale, riassumendolo fino a portarlo dalle tradizionali 8000 parole alle 600 richieste (qualche editor ne accetta fino a 1000).

Ogni testo dovrebbe però seguire una specifica struttura, così se l’articolo originale si sviluppa nelle tradizionali quattro sezioni (introduzione, metodo, risultati e discussione), l’articolo del blog è molto più snello e inizia dai risultati omettendo introduzione e metodo.

La descrizione dello stato dell’arte si omette sempre, perché nei post non è necessario inserire le credenziali scientifiche. Tuttavia, attraverso l’inserimento di un link è possibile rimandare a qualche fonte importante, che facilita la comprensione o integra il testo.

Anche la sezione metodo va completamente tralasciata e, se si ritiene importante citare il metodo o si è usato un metodo particolarmente innovativo, è sufficiente rinviare alla lettura dell’articolo originale sempre attraverso l’uso di un link.

Ma allora come si scrive un articolo di ricerca per un blog?

La maggior parte dei post di successo inizia con una frase formulata per catturare l’attenzione del lettore. Le opzioni più comuni sono:

  • Una domanda retorica o che stimola la curiosità: “Cosa trovano gli utenti su You Tube quando cercano video sul cambiamento climatico?”
  • Un aneddoto o citazione famosa che si presta a riassumere il concetto chiave dell’articolo: “Le due forze più potenti e influenti della società moderna, diritto e scienza, cercano sempre di influenzarsi reciprocamente. (Lee Loevinger)”
  • Analogie, metafore o similitudini: “il DNA è come un manuale di istruzioni…”
  • Il richiamo ad un’immagine mentale attraverso l’uso di parole come: “immaginiamo che…”, “ricordi quando…”
  • Un dato statistico ricondotto a una quantità facilmente identificabile. Ad esempio se il dato rilevante della nostra ricerca è: “44.000 persone all’anno muoiono a causa di…” Questo dato può essere presentato scrivendo che “ogni ora 5 persone muoiono a causa di…”
  • Un collegamento ad una notizia di attualità: “Il virus Zika è potenzialmente trasmissibile attraverso trasfusioni di sangue”.

Subito dopo l’attacco un breve paragrafo riassume e anticipa in poche righe il contenuto dell’articolo. Normalmente per compilare questo paragrafo si ricorre a quella che in ambito giornalistico viene chiamata la regola delle 5W, ovvero il testo deve contenere le risposte alle domande “Who, What, When, Why, Where”. Si risponderà, ad esempio, alle domande:

  • (Who) Chi ha condotto la ricerca? Chi ne beneficia? Chi l’ha finanziata? Chi ha partecipato al trial clinico?
  • (What) Cosa è stato fatto? Cosa si è concluso?
  • (When) Quando è iniziato (e terminato) il progetto di ricerca?
  • (Why) Perché si è sentito il bisogno di condurre questa ricerca?
  • (Where) Dove è stata condotta la ricerca?

Il post prosegue passando direttamente alla descrizione dei risultati, perché i lettori dei blog dei journal sono generalmente appassionati di scienza, comunicatori scientifici e giornalisti. Questo è un pubblico interessato a capire fin dalle prime battute qual è il valore della ricerca e quali benefici apporta alla società. Vuole capire subito cosa è stato “scoperto” e perché questa “scoperta” è importante, quali sono le sue implicazioni, come potrebbe cambiare le loro vite.

L’esposizione dei risultati quindi non dovrebbe essere meramente descrittiva, ma porre in luce aspetti particolari, interessanti per il lettore, e stimolare la riflessione sulle problematiche che la ricerca affronta e sul suo legame imprescindibile con la società. È questa la parte più importante dell’articolo, che si concluderà proprio riprendendo in un’unica breve frase incisiva il messaggio chiave dell’intero lavoro di ricerca.

Per quanto riguarda lo stile, ognuno dovrebbe far emergere il proprio stile di scrittura personale, anche se è preferibile usare uno stile più narrativo che descrittivo, e formulare paragrafi di massimo 150 parole ciascuno separati da interlinea per agevolare la lettura. Di solito è l’editor a inserire spaziatura o eventuali titoli a divisione dei paragrafi, ma se il testo viene presentato già formattato la sua pubblicazione sarà più veloce.

Quanto al titolo raramente viene richiesto, perché è deciso dall’editor, ma è sempre possibile suggerirne uno, purché sia di lunghezza inferiore ai 140 caratteri. Il titolo, infatti, solitamente è anche il testo del tweet che verrà pubblicato per la diffusione del post.

Ma di questo argomento scriverò un’altra volta…

Cristina Rigutto

Cristina Rigutto

Economista di formazione, ​Cristina è Social Media Editor del Journal Public Undestanding of Science e consulente in comunicazione della ricerca. Ha due grandi passioni: la tecnologia e il golf.

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