Visions

#SalTo16: la vera star è lo scienziato divulgatore

Visioni

“Il mondo è fatto per finire in un bel libro” disse Mallarmé e l’editore Mauri Spagnol l’ha scritto sulla maglietta dei suoi collaboratori. È la prima cosa ad accogliermi di questo Salone che, nelle aspirazioni del direttore Ferrero, vuole essere “il più bello di sempre” ospitando le visioni di un migliaio di editori e altrettanti incontri. “Visioni” è l’opera simbolo di Mimmo Palladino, già divenuta di fatto il vero logo del Salone, che vuole sollecitare uno sguardo creativo e, appunto, visionario: “Dare spazio alle esperienze di chi ha la capacità di guardare lontano, di darsi e vincere sfide che sembrano impossibili, di lavorare per il futuro attuando progetti forti, basati su una conoscenza vera, ma anche sul patrimonio letterario, artistico e filosofico che costituisce la nostra identità culturale” recita il comunicato stampa ufficiale. Insomma “Visioni” come saldatura tra cultura umanistica e cultura scientifica. 

Se pure è blindato, non si vede

Come già il Salone del mobile di Milano, non si ha la sensazione di controlli ossessivi. Tutto scorre in maniera abbastanza fluida agli ingressi anche se gli hipster, con barbe più mediorientali che da colono americano, sono oggetto di particolari attenzioni. Uno è un collega della stampa che si lamenta del fatto che è la terza volta che lo fermano per controllargli lo zainetto. E non solo al Salone, gli capita ormai dappertutto. Lo guardo: oggettivamente assomiglia al prototipo dei foreign figthers. Tagliarsi la barba, no? “L’ho fatto, ma la mia compagna dice che assomiglio a un profugo”. E, infatti, gli chiedono il permesso di soggiorno. 

Il corpulento, lo smilzo e la sabauda

Mentre mi dirigo al padiglione 5 per vedere l’installazione di Michelangelo Pistoletto, m’imbatto subito in due fisicità contrastanti: quella barocca dello stellatissimo chef Cannavacciuolo, che da un mega poster guarda severo lo sciamare delle scolaresche, e quella presente e minimalista di Erri De Luca che si aggira solo e dinoccolato nel corridoio verso la sala gialla. Più tardi lo ascolterò raccontare, nel suo modo rapito e coinvolgente, la storia di Miriàm e Iosèf e della loro creatura; quella storia che, alla fine, ci unisce tutti credenti e non credenti perché “queste sono le nostre radici”. La signora seduta vicino a me si commuove durante la narrazione (perché Erri sa narrare, anche quando parla) e prende appunti in modo meticoloso per fare alla fine una domanda. Non la farà, perché “sono sabauda, timida e non riesco a dare del tu come piace al signor De Luca”. Che poi la signora non gli avrebbe dato del “lei” ma del “voi”, mi confessa. E secondo me l’effetto, per contrasto, sarebbe stato bellissimo. Detto per inciso la signora è deliziosa: sembra uscita da una stampa del primo novecento. E a proposito di stampe, mi dà un consiglio: “Allo Stand Stendhal (il gioco di assonanze la diverte) fanno in monotype, tirature limitatissime, stampate su carta cotone, pagine da aprire col tagliacarte. Da vedere!”. Seguirò il consiglio con qualche fatica, perché il riferimento esatto è Edizioni Henry Beyle, il vero nome di Stendhal. Che mi abbia voluto mettere alla prova la sabauda raffinata e sedicente timida? E comunque il “da vedere” è diventato “da comprare”: Storie della mia matita di Tullio Pericoli (collana Piccola Biblioteca degli Oggetti letterari), libretto con sessanta disegni a matita e carboncino in custodia separata, è finito a casa mia.

Henry Beyle

Il terzo paradiso

Nel Paradiso ci cadi dentro, appena entri nel padiglione 5. Vedo il simbolo dell’infinito tracciato da Michelangelo Pistoletto disponendo in circolo migliaia di libri, salvati dal macero o recuperati dal fondo editoriale della Regione Piemonte. Ho un appuntamento con una mia amica professoressa che è riuscita a portare tutta la classe da Roma a Torino, ma si sono persi la guida.  Mi trovo circondato da un gruppo di adolescenti di un liceo scientifico mentre lei mi presenta e annuncia “Ci spiegherà scopo e contenuti dell’opera”. Brevemente, ché sono attesi nell’Arena! Allora: Il primo paradiso è quello in cui l’intelligenza della natura regolava totalmente la vita sulla terra. Il secondo è quello dell’intelligenza umana che ha creato un mondo artificiale che continua a crescere però consumando e deteriorando il pianeta naturale; quindi mettendo a rischio la sopravvivenza. Pistoletto ci dice che occorre un terzo paradiso: un progetto globale nel quale l’intelligenza umana trovi il modo di convivere con l’intelligenza della natura. Un progetto del quale ciascuno di noi porta una parte di responsabilità, pena l’invivibilità prossima ventura del pianeta.

Terzo Paradiso (1280x960)

Mentre tappano, digitano e selfano, un ragazzo con tatuaggio giugulare (due mani con le unghie rosse che spuntano dai lati del collo e sorreggono le mascelle) mi chiede del ruolo simbolico dei libri e che fine faranno a fine manifestazione. “Simboleggiano la cultura dalla quale ricominciare perché le nuove generazioni, cioè voi, si formino consapevoli dell’esigenza della sostenibilità, dell’equilibrio tra le due intelligenze: quella della natura e quella degli uomini. I libri? Alla fine del Salone, saranno distribuiti al pubblico presente, contraddistinti da uno speciale sticker e qualcuno autografato da Michelangelo Pistoletto.” Applausi, ringraziamenti per la brevità e una curiosità da parte di una giovane convinta, ne deduco, che con la cultura si può mangiare (“Scusi ma un libro stickerato e autografato da Pistoletto, quanto può valere su Ebay?”. Confesso che non ne ho idea. Ma la sostenitrice dell’e-commerce promette di farmelo sapere.

 Impazzano gli scienziati e iCub fa gli occhi dolci

Ma quanto seducono questi scienziati? Tanto, perché molti visionari sono anche ottimi marketer. Bella concorrenza per gli scrittori che non sempre sono anche smaliziati comunicatori. Nella categoria rientra senz’altro invece il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di Tecnologia (IIT), che porta nel Salone il suo robot androide iCub, e organizza mostre e incontri in cui al centro vi sarà sempre il libro come veicolo di conservazione e condivisione delle idee. C’è anche Carlo Rovelli, un altro scienziato divulgatore, che ha fatto delle sue Sette lezioni di fisica un best-seller tradotto in una trentina di Paesi. Poi Guido Tonelli (La nascita imperfetta delle cose, Rizzoli) scopritore con Fabiola Gianotti del bosone di Higgs, che racconterà la fisica prossima ventura. Il francese Christophe Galfard, grande affabulatore, il cui libro (L’universo a portata di mano, Bollati Boringhieri) è stato premiato l’anno scorso in Francia come il miglior libro scientifico. E poteva mancare @AstroSamantha? Ovviamente no! La Cristoforetti c’è e con tanto di libro sottobraccio: Nello spazio con Samantha  (Feltrinelli), perché le passioni e le avventure della sua professione sono diventate una (remunerata) fiaba moderna.

Samantha e Icub 1

E ancora il narratore di formazione scientifica, Marco Malvaldi  (L’infinito a portata di mano, Rizzoli). Il filosofo interdisciplinare Michel Serres (Lucrezio al tempo del web, Le Monde), Carlo Ratti direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston che dialogherà con Beppe Severgnini di sofisticate tecnologie digitali «dal volto umano», Carlo Petrini che festeggia i trent’anni di Slow Food, Philippe Daverio con la sua attesa lectio magistralis “Visonari e Televisionari”…

E mi fermo qui, perché avverto le vibrazioni nervose degli scrittori e degli editori tradizionali ai quali la dichiarazione del direttore del festival Ernesto Ferrero (“Oggi il grande romanzo intellettuale non è scritto dagli umanisti ma dagli scienziati”) non è piaciuta poi tantissimo. Qualcuno di loro giudica il tenero robottino Icub “una bella paraculata” (sì, la dichiarazione è di editore romano): insomma fa le cose che fanno molti altri robot, che però non hanno un aspetto umanoide e non fanno gli occhi teneri a bambini, mamme e finanziatori.

Alcune cose da non perdere

Ovvio che è un punto di vista soggettivo. Ho detto altre volte che concordo con chi considera i grandi eventi culturali come forme di Università diffusa. E come all’Università ognuno sceglie i suoi percorsi che, nell’era dell’economia della conoscenza, è anche facile condividere. Considerato che gli addetti ai lavori mi dicono che la permanenza al Salone di visitatori è di una giornata, mi limito agli entusiasmi prioritari:

  • Accostamenti coraggiosi di culture: all’ingresso del padiglione 2 sono vicinissimi l’Editrice Vaticana (con un sintomatico barcone dalla grande vela che testimonia la parola di Papa Francesco: “remate, siate anche forti anche con il vento contro, remiamo al servizio della Chiesa”) e il Coordinamento Torino Pride, nell’arena Piemonte e quindi sotto il segno della Regione: il focus è sui temi della Comunità LGBT. E sia pure più distante ma nello stesso padiglione, c’è anche lo stand della “Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi accettati Muratori”, dallo stile molto salottiero. C’è una forte presente dell’editoria ebraica come pure delle culture arabe. Decisamente agli organizzatori va riconosciuto il merito di voler far incontrare e dialogare le diversità, i contrasti, le visioni divergenti
  • Lo stand della Regione Puglia, con un programma intenso e interessante, dove contano sul richiamo di un testimonial sulla cresta dell’onda cinematografica: Checco Zalone. È talmente alta l’attesa che qualcuno ha già ribattezzato questa edizione 2016: il Zalone del Libro. Nel frattempo sta spopolando il gigantesco drago sdraiato de “Lo cunto de li Cunti” di Giambattista Basile. Il selfie col drago è diventato un must, è la prova che sei stato al salone. Il Presidente della Regione Michele Emiliano gongola e accarezza la bestiolina

Drago Puglie 1

  • La piccola straordinaria mostra dedicata ai quaderni di Gramsci: vengono esposti i manoscritti autografi dei “33 Quaderni del Carcere” di Antonio Gramsci, scritti fra il febbraio 1929 e l’agosto 1935, “corpus fondamentale nel pensiero politico, critico, estetico e filosofico del Novecento”. Attenzione lo stand è piccolo e può sfuggire: Padiglione 3, molto vicino alla Sala Azzurra. Tutti presenti nelle teche i quaderni, sono una emozione fatta di linguaggio e di scoperte. Uno schermo orizzontale consente di sfogliarli pagina per pagina: una scrittura chiarissima, un linguaggio immediato e stringente, poche correzioni e ripensamenti. La scoperta (almeno per me): Gramsci in carcere traduceva anche favole, quelle dei fratelli Grimm ad esempio. E mi commuove l’idea che questo potesse farlo evadere per qualche momento dalla sua realtà di recluso
  • La Guerra di Piero. No, non quella di De Andrè; ma la Grande Guerra di Piero Melograni corredata di documenti autentici dell’epoca. In pratica tocchi con mano l’innovazione futurista, le lettere di Toscanini, alcuni scritti autografi di Dannunzio
  • Questi “appuntamenti con l’autore”. Premetto che se non potete andarci o li avete persi in streaming, potete recuperarli su Youtube come spiego nell’ultimo paragrafo: L’intervista di Mario Calabresi a Carlo Petrini, Ritorno a Gomorra (Saviano 10 anni dopo), Faccia a faccia con Jeffery Deaver (intervistato da Donato Carrisi)

 Tra i libri, chi tuitta e chi tuilla: il gioco aggregante della Twletteratura

Per chi non lo sapesse: TwLetteratura è il nome del metodo con cui, attraverso l’esperienza interattiva e la riscrittura mediata da Twitter, si propone la lettura di opere della letteratura, delle arti e della cultura e la loro divulgazione. Questa metodologia è stata sperimentata a partire da gennaio 2012 da Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo, attorno ai quali si è aggregata una comunità sempre più vasta e fidelizzata di diverse migliaia di appassionati e alcune centinaia di ‘riscrittori’ regolari. E sono stati affrontati grandi classici (I promessi Sposi, Pinocchio, Amleto…), testi molto impegnativi (Le città invisibili, Dialoghi con Leucò, Scritti corsari…), letteratura ludica e per ragazzi.

Da quattro anni la Twletteratura è presente al Salone del libro con novità di contenuto, di metodo, di obiettivi, di alleanze (dalla Romania agli USA). Anche quest’anno ha riempito completamente l’Arena Bookstock del Padiglione 5 con una platea che andava dai bambini delle primarie agli adolescenti dei licei, a professori, presidi, appassionati di letteratura, a “vecchi” analogici entusiasti che un social possa essere usato come strumento didattico, di sensibilizzazione e di divulgazione.

Il 12 maggio è stata lanciata Betwyll, l’app in versione beta che rende possibile, attraverso un’unica interfaccia, leggere un testo e commentarlo paragrafo per paragrafo con brevi messaggi di 140 caratteri. Questi messaggi sono stati chiamati twyll: nasce da tweet e al tempo stesso richiama l’idea di un tessuto (il twill) e i concetti di testo, intreccio, comunità. E ovviamente è nato subito, dai membri più giovani della comunità stessa, il relativo verbo: tuillare, che diciamo la verità ha un suono più effervescente, più musicale, più ludico di twittare. Insomma il metodo di un gioco (serio come tutti i giochi veri) della twletteratura si declina ora in maniera più briosa: io tuillo, tu tuilli,… , noi tuilliamo,… , essi tuillano.

Twletteratura completa 2

Quant’è social ‘sto Salone?

Parecchio:

  • WiFi gratuito e senza limiti di tempo non dappertutto ma presente (e funzionante!) nei luoghi degli appuntamenti topici del Pad 1: Galleria visitatori, Sala Gialla, Sala Rossa, Pad 2 (Sala Blu), Pad 3 (Sala Azzurra), Pad 5 (Arena Bookstock). Attenzione la rete giusta è: Salone2016. L’altra rete (Lingotto Fiere) è per espositori e giornalisti
  • Ottima l’App: c’è il programma aggiornato in tempo reale del Salone e dei Fuori Salone (Salone Off), l’elenco completo dei protagonisti con relative biografie, la mappa interattiva degli stand, l’agenda e il calendario personale immediati e intuitivi. E ti avvisa quando sta per iniziare l’evento che hai salvato nella tua lista personale. Buono il motore interno di ricerca. Insomma un’app che non ti pulisce ancora le scarpe, ma diamogli tempo…
  • Diretta streaming: per la prima volta, e grande richiesta (è proprio il caso di dire), sul sito le dirette integrali degli appuntamenti più importanti. Dal giorno dopo, si possono rivedere sul canale YouTube del Salone
  • BookBlog: non è il solo magazine on line che si occupa del Salone 2016, ma lo segnalo perché la redazione è composta da 100 studenti tra 12 e 18 anni. In collaborazione con la Stampa. [Visto Enrico che ne ho parlato, nonostante tu sia “juventino, agnellista e allegriano”?]
Marco Stancati

Marco Stancati

Oggi consulente per la comunicazione d’impresa, formatore, curatore d’eventi. Ieri manager aziendale, docente alla Sapienza di Roma (comunicazione Interna e Pianificazione dei Media), direttore responsabile di periodici. Da sempre buon nuotatore, da otto anni plurinonno e discreto fotografo. Da analogico che vive quotidianamente la fantascienza del digitale, scrive di fenomeni coinvolgenti, di motivante umanità e di ordinaria disumanità.

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