#EpicFail

Sainsbury’s colpisce ancora: storia di un annuncio che non doveva finire sul web

suin

Qualche tempo fa , una delle più grandi catene di supermercati del Regno Unito, finì al centro di un’interessante polemica sul Web per aver appeso per errore, sulla vetrina di un supermercato di un sobborgo di Londra, un poster destinato in realtà alla comunicazione interna all’azienda, in cui si spiegava ai dipendenti come far spendere di più ai clienti. Il poster era stato notato da un freelance londinese, che l’aveva fotografato e twittato facendolo diventare virale, a riprova di come non si possa confinare un fatto in un dato luogo e in un dato tempo, per lo meno non dopo che questo è finito sul web.

Purtroppo pare che a Sainsbury’s non abbiano ancora imparato la lezione perché appena qualche giorno fa è accaduto un episodio molto simile e altrettanto imbarazzante per uno dei brand della grande distribuzione più famosi della Gran Bretagna.

Succede che una freelance di Londra, Katie Marie Andrews, una mattina sfoglia un giornale locale e ci trova un annuncio: Sainsbury’s cerca un artista per ristrutturare e decorare l’area ristoro di uno dei suoi punti vendita di Camden Road. Nell’annuncio, però, si specifica anche che l’artista in questione avrebbe dovuto lavorare gratis, in cambio della “visibilità” ottenuta dal proprio lavoro e dall’opportunità di “sorprendere” e di “mostrare le proprie capacità”.

Un discorso che moltissimi giovani si sono sentiti fare almeno una volta nella vita e che ovviamente non è gradito da nessuno. Katie Marie Andrews non fa eccezione e, una volta fotografato il trafiletto dell’annuncio sul giornale lo twitta accompagnandolo a una battuta sarcastica all’indirizzo ufficiale di Sainsbury’s: «Salve Sainsbury’s, potreste mandarmi del cibo gratis? È un’ottima opportunità di “sorprendermi” con le vostre capacità!».

epic1

Anche questa volta, esattamente come nel caso del poster esposto per errore, il tweet diventa virale e cominciano a piovere parecchi commenti, tutti dello stesso tenore. Anche in Italia ci sono state numerose polemiche legate a brand noti e meno noti che usavano il web per reclutare professionisti che lavorassero aggratis, per cui non è difficile immaginare le reazioni all’annuncio di Sainsbury’s:

epic

[Hey Sainsbury’s, che ne diresti di donarmi un mese di spesa gratis, non posso pagare ma è tanta visibilità per te! – È bello vedere come Sainsbury’s stia cercando artisti alternativi… per sfruttarli come manodopera non pagata]

epic3

[“Oggi prova qualcosa di nuovo”, tipo pagare un artista per il suo lavoro]

Morale della favola: la storia comincia ad attirare un po’ troppo l’attenzione e dal quartier generale di Sainsbury’s sono costretti a intervenire. In breve arriva un comunicato di scuse in cui si spiega che, dopo aver sentito i responsabili del punto vendita di Camden Road, si è scoperto che quell’annuncio era stato messo per iniziativa dei dipendenti di quel supermercato, con l’intento di dare un’opportunità agli artisti locali, e senza consultarsi con i vertici aziendali.

Purtroppo per Sainsbury’s però, quello che doveva essere un semplice annuncio su un giornale locale, destinato a essere letto da un numero molto limitato di persone, è diventato invece un “caso” che ha acquistato una certa rilevanza proprio in virtù del fatto che è bastato un tweet per farlo uscire da una dimensione locale e inserirlo in una conversazione globale. È bastato un tweet e, dal giornale locale, quell’annuncio è finito sui più importanti tabloid e quotidiani britannici.

Questo nuovo passo falso di Sainsbury’s non deve stupire: basta conoscere i e le dinamiche che gli utenti mettono in atto per capire che le dimensioni spazio/temporali sono completamente annullate: se un tempo quell’annuncio avrebbe potuto scandalizzare soltanto quelle persone che in quel momento erano davanti a quel giornale locale su quella pagina dove era stampato l’annuncio, oggi la diffusione dei contenuti è molto più rapida e fluida, con il risultato di attrarre e coinvolgere molto più pubblico in una data conversazione, di qualunque genere essa sia.

Lesson Learned: Non pensare che se qualcosa non è sul Web, il Web non possa parlarne, specialmente se c’è di mezzo un brand particolarmente conosciuto che ha fatto un passo falso.

(foto Geograph, CC BY-SA-2.0)

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This