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Desktop publishing: Adobe InDesign o Scribus?

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I software di desktop publishing permettono di realizzare prodotti editoriali, che poi possono essere inviati in tipografia per la stampa o possono essere salvati e diffusi in digitale. Comparsi alla metà degli anni Ottanta questa tipologia di programmi hanno rivoluzionato il mondo della tipografia.

Non devono essere confusi con i software di grafica o di videoscrittura, semmai servono per raccogliere e impaginare i contenuti elaborati con quest’ultimi. Un programma di videoscrittura deve aiutare a scrivere un documento, a controllarlo ortograficamente e a dargli una formattazione. L’impaginazione invece richiede di avere degli strumenti che agevolino l’assemblaggio di elementi grafici e di testo in un unico prodotto.

I primi programmi di questa famiglia furono PageMaker (1985), diventato successivamente Adobe PageMaker, e QuarkXpress (1987) nati per scopi professionali e tuttora sviluppati, con la sola eccezione che il primo è stato declassato a software di utilizzo personale perché soppiantato da , prodotto che Adobe inserisce nella fascia professionale.

Nel mondo open source come software di desktop publishing nacque agli inizi del nuovo millennio il progetto , quale alternativa libera ai più maturi e longevi prodotti proprietari.

Adobe InDesign

Nacque alla fine degli anni Novanta e venne pensato come evoluzione di PageMaker, mettendolo in diretta concorrenza con QuarkXPress che in quegli anni era il software di riferimento di desktop publishing professionale.

Il software permette di creare dei layout per progetti destinati alla stampa, nonché al web e ai dispositivi mobili. Utilizza di default un proprio formato file e può lavorare in combinazione con database relazionali permettendo di migliorare la personalizzazione dei prodotti editoriali finali.

Punti di forza, che ne hanno permesso il largo utilizzo, sono la sua integrazione con gli altri prodotti di casa Adobe, come Photoshop, di cui gestisce livelli e trasparenze.

Scribus

Nato ufficialmente un paio d’anni dopo rispetto a InDesign, è attualmente alla versione 1.4.6. Rispetto all’antagonista proprietario ha una interfaccia grafica molto più spartana, priva di effetti grafici, ma è dotato di tutte le funzionalità basilari per realizzare layout di livello professionale.

Con questo programma open source è possibile creare depliant, riviste, poster, volantini e altri prodotti editoriali. Supporta diversi formati grafici ed utilizza la gestione colore ICC, standard aperto per la gestione digitale dei colori (sistema sostenuto dalla stessa Adobe).

Inoltre è possibile estendere le funzionalità di Scribus attraverso il linguaggio Python, come avviene per altri software open source, come lo stesso GIMP.

Attraverso l’esportazione in PDF, la gestione in quadricromia e i crocini di stampa è possibile preparare un file pronto per la stampa in tipografia.

Pur non avendo la gestione di effetti grafici, presenti in InDesign, questi si possono riprodurre usando Scribus in abbinata ad altri software grafici. Ha un neo nell’assenza di una vera gestione delle note.

Proprietario o libero?

Difficile dirlo.

Sicuramente InDesign è un prodotto di largo utilizzo e ha dalla sua il fatto di far parte di un pacchetto di software destinati all’uso professionale. Ha un’interfaccia grafica al passo con i tempi e con chi è dell’idea che anche l’occhio vuole la sua parte, tuttavia mantenendo un livello alto di usabilità. A differenza dell’alternativa open source è disponibile solo per sistemi Microsoft e Apple. Ha un costo di licenza che può variare a seconda della formula di licenza scelta e del tipo di utilizzo, indicativamente dai 24 € mensili a quasi 400€ anno.

Scribus dal canto suo, pur non avendo un aspetto grafico accattivante, è comunque un prodotto maturo e stabile che permette di realizzare prodotti dal taglio professionale. Come la maggior parte dei software liberi è completamente gratuito e senza scadenza. Per alcuni forse sembrerà avere una rigidità di utilizzo, che tuttavia con la pratica e lo studio divengono aspetti secondari. Ha sicuramente ancora strada da fare rispetto ad altri software, ma le versioni beta del software, già disponibili in rete, dimostrano che dietro vi è un grande lavoro di sviluppo e che la prossima versione stabile (1.6) consegnerà agli utilizzatori un potente software di desktop publishing open source.

Antonio Faccioli

Antonio Faccioli

Libero professionista e amministratore delegato in un’azienda privata. Si occupa dal 1997 di software libero con particolare interesse per i linguaggi di sviluppo (Php e Python) ed i database. Dal 2009 promuove l’adozione dei programmi liberi all’interno delle pubbliche amministrazioni.
E’ socio LibreItalia, dove segue i progetti rivolti alle scuole, ed è membro di The Document Foundation, partecipando al gruppo italiano di traduzione.

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