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Accenture: la Connected Industrial Workforce è ancora lontana

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Nei prossimi cinque anni le aziende del settore e Industrial Equipment potrebbero spendere fino a 220 miliardi di euro in Ricerca e Sviluppo per la creazione di una . Questo è quanto emerge dal recente rapporto Machine dreams: Making the Most of the Connected Industrial Workforce, secondo cui l’85% degli intervistati è consapevole che si passerà ad un‘industria basata sull’integrazione uomo-macchina entro il 2020, ma solo il 22% ha già messo a punto i cambiamenti necessari per sfruttare questa importante trasformazione.

Il rapporto si basa su una serie di interviste effettuate a più di 500 manager in Asia, Europa e Stati Uniti, coinvolti nella definizione della strategia aziendale volta alla creazione di una Connected Industrial Workforce: una forza lavoro che sfrutta le tecnologie digitali per lavorare in maniera più efficiente nel settore industriale. Questo obiettivo – frutto della sempre maggiore integrazione tra machine, intelligenza artificiale e fattore umano – porta ad una rapida evoluzione nell’industria manifatturiera e nel mondo della produzione.

La creazione di una Connected Industrial Workforce è già parte della strategia della maggior parte dei player del mondo Automotive e Industrial Equipment, come dichiarato dal 94% dei rispondenti, e nei prossimi cinque anni le loro aziende potrebbero investire fino a un quarto delle spese per R&S: la cifra potrebbe raggiungere i 181 miliardi di euro per le aziende del settore automotive e i 39 miliardi di euro per le imprese del settore Industrial Equipment.

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Solo il 22% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda ha implementato le misure volte a concretizzare il potenziale di una forza lavoro industriale connessa, mentre l’85% descrive la propria impresa ritardataria più che leader in ambito digitale.

Uno dei fattori che potrebbe influire negativamente sulla creazione di una forza lavoro industriale connessa è la tecnologia correlata. Tra i rispondenti, il 76% considera la sensibilità dei dati un rischio medio o elevato, mentre il 72% esprime il medesimo giudizio in relazione alla complessità del sistema e alla relativa vulnerabilità.  Inoltre, oltre i due terzi dei rispondenti (70%) considera un rischio medio o elevato la carenza di personale qualificato. Ciò potrebbe anche influire sulla capacità delle aziende di implementare a pieno la strategia definita in vista della creazione di una forza lavoro industriale connessa.

L’85% dei soggetti intervistati ritiene che la tecnologia della produzione si evolverà in direzione di una maggiore interazione uomo/macchina, nel contesto di una combinazione tra robot collaborativi, macchine manovrate dall’uomo e macchine autonome per la creazione di una forza lavoro più efficace. Diverse organizzazioni intervistate puntano in maniera decisa sugli investimenti mirati all’efficacia della forza lavoro, destinando già oltre la metà delle spese in quest’ambito, ossia a veicoli a guida automatica. Inoltre, nei prossimi cinque anni, queste stesse organizzazioni prevedono di investire in robot collaborativi (cobot) e dispositivi per la realtà aumentata, tra cui occhiali e caschi intelligenti.

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Settore Automobilistico

Tra gli intervistati che usano la tecnologia per cercare di migliorare la produttività, le industrie automobilistiche e i fornitori sono i più interessati ai robot collaborativi, ai veicoli a guida automatica e ai dispositivi per la realtà aumentata.

Il rapporto ha individuato alcune differenze tra Paesi in termini d’investimenti in R&D destinati alle tecnologie per la forza lavoro connessa. Gli intervistati negli Stati Uniti prevedono d’investire in questo ambito la quota più alta delle spese di R&D, pari al 40% del totale. Al secondo posto si piazzano gli intervistati in Cina, con una stima di spesa pari al 23% di R&D in questo campo, percentuale che scende al 17% della spesa totale per R&D per gli intervistati in Giappone. Gli intervistati in Germania e Francia prevedono una spesa stimata pari rispettivamente al 20 e al 19%.

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