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30 anni di Internet in Italia: negli ultimi 17 c’ero anche io

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Il 30 aprile 1986 a conclusione di un pionieristico percorso di ricerca fu finalmente possibile scambiare messaggi dall’Italia all’altra sponda dell’Atlantico grazie agli sforzi di numerose persone del CNR che collegarono per la prima volta il Centro Universitario per il Calcolo Elettronico di Pisa alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania entrando di fatto nella rete militare e di ricerca Arpanet, che poi si sarebbe evoluta in quella che tutti oggi conosciamo come . Al di là delle manifestazioni istituzionali previste per il 29 e il 30 aprile è importante riflettere un momento su quanta acqua sia passata sotto questo ponte e di quale importanza questo ponte di comunicazione abbia assunto oggi per tutti noi.

Ma lasciate che vi racconti un breve momento di nostalgia.

Il primo contatto

Era la fine degli anni Novanta quando ho avuto il mio primo contatto con Internet e il primo ricordo che emerge è ovvio per me: la “cosa” tecnica. Ero affascinato all’idea di come si facesse a mettere un piede dentro “la rete”, ma col senno di poi devo dire che non c’era solo l’aspetto tecnico. Poter parlare in qualsiasi momento con persone lontane fisicamente rispetto a dove mi trovavo era un’esperienza nuova, stimolante ed elettrizzante tanto quanto le astruse procedure che servivano per farlo.

Si potrebbe sicuramente obiettare che il telefono esistesse già da un pezzo, ed è vero, ma il telefono non era considerato una rete di persone perché paradossalmente per gli utilizzatori era una comunicazione peer-to-peer: parlavano 2 persone alla volta, troppo poche per evocare l’immagine mentale di una rete!

Come funzionava

In Italia a cavallo tra gli anni Novanta e il 2000 per collegarsi ad Internet un comune mortale seguiva una procedura che a raccontarla oggi potrebbe apparire quasi romanzesca.

Si partiva sempre con il rimediare tramite una rivista o i gadget di una fiera il CD-ROM di un Internet Service Provider del tempo. All’interno del CD-ROM si trovavano le istruzioni e i parametri per la connessione. A questo punto prima di poter usare i dati faticosamente rimediati, si doveva domare la belva, ovvero far funzionare correttamente un modem analogico. Non racconto la storia dell’hardware dei modem analogici, ma a beneficio di chi non li ha mai usati posso dire che era tutt’altro che semplice riuscire a farli funzionare: installarlo fisicamente nel PC (i più fortunati lo compravano insieme al PC), trovare i driver, installarli e poi configurare il modem e i driver, a volte addirittura con comandi manuali.

Nel momento in cui si aveva un modem funzionante e i dati dell’ISP a portata di mano si poteva provare a fare la magia effettuando la telefonata al numero dell’ISP, ascoltare il rumore del collegamento analogico in corso e dopo qualche tentativo riuscire finalmente a prendere la linea e a registrarsi sul sito dell’ISP: era successo, ero in rete!

Per inciso: la telefonata era a pagamento, quindi la lotta tra chi usava internet e chi pagava la bolletta in casa era inevitabile! E pensate che a fine anni Novanta questa procedura era più facile già rispetto a quello che si faceva solo 4-5 anni prima.

Cosa c’era

Nel 1986 praticamente non c’era nulla che si potesse confrontare con Internet così come la intendiamo perché la rete non era pubblica di fatto. Continuerò quindi per il prosieguo dell’articolo a riferirmi alla fine degli anni ’90.

In quel periodo c’era già molto, anche se molto diverso da quello che c’è oggi. C’erano siti web che visti in un monitor moderno avrebbero le dimensioni di un francobollo (per chi si ricorda i francobolli). C’erano protocolli e applicazioni per chattare, per scambiare file, c’era la posta elettronica, cominciavano a fare capolino i mitici sistemi peer-to-peer.

E soprattutto c’era un entusiasmo infinito, forse dovuto al fatto che la comunità online, anche se si stava ampliando esponenzialmente, era ancora basata sui principi tipici delle community più tecniche o specializzate che già esistevano: rispetto, cortesia, voglia di divertirsi, a volte risposte tanto schiette da essere quasi rudi, ma corrette.

E poi c’erano tempi di attesa infiniti per fare qualsiasi cosa. Provate ad aprire la home page di Google odierna simulando un modem a 56k cliccando sull’apposito link e non abbiate fretta!

Le differenze con l’Internet di oggi

Fare un elenco esaustivo delle differenze è impossibile perché Internet è stata ed è tutt’ora, per sua natura, in continua evoluzione e per fare un elenco occorrerebbe quantomeno restringere il paragone ad un arco di tempo definito e ad ambiti specifici. Sicuramente però ci sono alcune differenze importanti che mi vengono in mente che possono rendere l’idea di quanto si siano evolute le cose in quasi 20 anni, nel bene e nel male.

La prima grande differenza rispetto ad oggi è che dovevi sapere dove trovare quel che volevi: non c’erano motori di ricerca, almeno non come quelli che conosciamo oggi, al massimo si trovava qualche directory di link e risorse utili organizzata per categorie. Di conseguenza il modo più semplice per cominciare era di scambiare i contatti “virtuali” con gli amici che conoscevi già di persona, per scambiarsi link e informazioni su dove trovare chi poteva darti un servizio email, dove scaricare programmi gratuiti per qualsiasi tipo di attività da fare con il PC.

E poi non c’era Wikipedia, non c’erano praticamente audio e video nei siti web, non c’era quasi nulla che si potesse comprare on-line.

Cosa c’è ancora da fare

Di strada da fare ce ne è ancora molta. Potrei elencare una serie più o meno infinita di temi su cui lavorare per rendere Internet un posto migliore, o forse dovrei dire uno strumento per rendere migliore il posto in cui viviamo. Ma per non essere noioso citerò solo alcuni tra quelli che mi stanno più a cuore.

Banda Larga. Da tecnico e da imprenditore, sicuramente basilare è la diffusione della banda larga, cosa per cui l’Italia non brilla certamente ma che di fatto rappresenta la spina dorsale della società moderna. Ma non mi limito a dire che serve banda larga, serve anche un’infrastruttura per la banda larga che sia diffusa, accessibile, non soggetta a sole regole di mercato, così come non dovrebbero esserlo le strade.

Consapevolezza dei rischi. Oggi su Internet troviamo una grande quantità di servizi e applicazioni, commerciali e non che sono concepiti per essere utili e semplici da usare, per semplificare la vita a chi li utilizza. Ma dietro l’apparente semplicità o dietro la promessa di gratuità, non bisogna dimenticare che possono essere strumenti molto potenti con una diffusione mondiale e che possono essere usati anche in modi inappropriati e diventare in alcune circostante anche pericolosi. Occorre quindi fare uno sforzo sempre, in prima persona, e cercare di capire come funzionano i servizi per essere consapevoli dei rischi potenziali in modo da poterli gestire al meglio: non delegate la sicurezza del vostro smartphone o profilo Facebook a qualcun altro, come non lo fareste con le chiavi di casa vostra.

Contribuire. Oggi siamo abituati forse di più a consumare che a fare, nel bene e nel male. Ma decenni di crescita di Internet hanno dimostrato anche come il valore del contributo di ciascuno può fare la differenza, oggi con strumenti alla portata di molte persone. Non servono solo sviluppatori di software per fare di Internet e di tutte le sue applicazioni strumenti migliori per la nostra vita. Non siate timidi nel proporre le vostre idee su come migliorare uno strumento e mettetevi in gioco per contribuire al miglioramento.

Diritti digitali. Se vent’anni fa il diritto digitale era appannaggio di addetti ai lavori, visionari o esponenti di comunità hacker, oggi i diritti digitali sono un tema essenziale di un Paese civile, al pari dei diritti “tradizionali” se così possiamo chiamarli. Così come i diritti civili che noi tutti abbiamo non sono certo stati regalati ma conquistati e vanno mantenuti con impegno e attenzione, la stessa cosa va fatta per i diritti digitali. Anche se il tema è sicuramente molto intricato e complesso, non siate indifferenti al dibattito su questo tema.

Marco Giorgetti

Marco Giorgetti

Appassionato di open-source e tecnologia, membro attivo e fondatore del Linux User Group Perugia, fermo sostenitore del software libero e utente Linux di vecchia data, ha fama di recitare la parte del saggio quando lavora in gruppo.

Fra i fondatori di Idealia Group nel 2001, ha sempre ricoperto ruolo di marketing e sales manager oltre alle mansioni tecniche più disparate. Dal 2009 si occupa di e-commerce, sotto il cappello di MageSpecialist, progettando e realizzando progetti in molti settori e partecipando a diversi eventi sul tema e-commerce.

Membro di LibreItalia dal primo giorno in cui era possibile iscriversi e di The Document Foundation da gennaio 2015.

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