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Bolzano sceglie Office365 per lavorare “nella cloud”: e la banda?

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In principio era l’open source e l’open source era a . Poi venne “l’ufficio a cielo aperto” e lo “smart Pesaro 3.0” con Office 365 al quale Bolzano gettò uno sguardo, rinnegando così il progetto di migrazione a LibreOffice annunciato nel giugno 2013 e rinunciando a sostenere quel risparmio di 600mila euro in licenze per 7.000 PC che tanto avevano portato a vantare la migrazione. Del resto, come spiegava il responsabile dei servizi informativi Kurth Pöhl in questo video, il software libero aveva la buona caratteristica di essere gratuito. Tra obblighi di legge e spending review, Bolzano camminava spedita sulla strada dell’open source, tanto da citarlo espressamente (per 500mila euro) nell’accordo sulle misure di contenimento delle spese correnti della Provincia, nel settembre 2013. Niente era cambiato nel 2014 con l’avvento della nuova Giunta che, prontamente, aveva sposato la teoria del risparmio e l’adozione di software libero al fine di stimolare l’innovazione sul territorio e instaurare una condivisione di soluzioni tra PA e aziende. Dal 2014 però il progetto sembrava essersi fermato (nonostante lo stanziamento di 100mila euro per il progetto avvenuto la scorsa estate) tanto che, nel dicembre 2015, il consigliere Paul Köllensperger aveva presentato un ordine del giorno in cui chiedeva lumi su come procedere scrivendo: “Peccato che a oggi tale migrazione sia soltanto abbozzata, mentre in Trentino ormai due terzi dei PC risultano migrati a LibreOffice. Riteniamo che alla decisione della Provincia di migrare…con la quale la Giunta Provinciale si impegnava a ridurre le spese dell’amministrazione pubblica con un risparmio previsto di 1.000.000 euro/anno, sia doveroso dare seguito”.

In verità, da metà novembre 2015 fino a febbraio 2016 (la tenacia è una delle nostre caratteristiche, ndr), abbiamo tentato di intervistare sul progetto di migrazione l’assessore con delega all’informatica Waltraud Deeg, che si era dichiarata disponibile fin da subito per poi chiedere qualche giorno per rispondere (concesso ovviamente), chiedere qualche altro giorno per informarsi su alcuni dati che non aveva a disposizione, per concludere, a febbraio 2016, con una richiesta ulteriore di attesa di qualche giorno ancora “a causa dell’assenza del collaboratore specializzato nella tematica d’interesse per motivi di malattia”. Che nel frattempo siamo sicuri si sia ripreso ma che non ci ha fatto avere risposta a quelle domande. Che forse si sarebbero rivelate scomode vista la decisione probabilmente in grembo di abbandonare il software libero a favore di altre soluzioni non propriamente libere (e neppure gratis).

La storia insomma si conclude con la pubblicazione della delibera 388 del 12/4/16 con cui la Provincia sancisce la “migrazione nella cloud con MS Office 365”.

Cloud vs software libero?

Nella premessa della delibera si afferma che il focus dei software di office automation passa da un modello di “personal productivity” verso un modello di “group collaboration”, tale per cui è richiesto un servizio che consenta a più persone di lavorare insieme su uno stesso documento. “La flessibilità di collaborare in tempo reale secondo il contesto con attori differenti, di svolgere i propri compiti anche fuori dalla propria sede o a casa propria è garantita dal cloud”. Un po’ come al comune di Pesaro con i suoi dipendenti che lavoravano dalla piazza, almeno nella giornata di presentazione della città smart organizzata da Microsoft. Non abbiamo notizie sulla loro collocazione attuale e non possiamo chiedere al sindaco Matteo Ricci dal quale stiamo ancora aspettando risposte (per la pazienza e tenacia di cui sopra).

Detto questo, cosa fare allora? Un po’ come a Pesaro si commissiona uno studio di fattibilità a un soggetto “indipendente” (l’indipendenza dello studio di Pesaro realizzato da Netics, Microsoft e l’azienda che aveva venduto le licenze l’abbiamo già commentata qui). Bolzano si rivolge alla ditta Alpin sulla cui indipendenza non ci si può esprimere ma che si può notare dal sito web propone soluzioni Microsoft Sharepoint e quando seleziona personale chiede “Buona conoscenza di sistemi operativi server e client (in particolare Microsoft)”. Una ditta che probabilmente conosce bene l’ecosistema Microsoft e che produce uno studio disponibile solo in lingua tedesca. La delibera afferma che “senza ombra di dubbio la Office Suite di Libre Office non copre le suddette funzionalità (Collaboration, Email/Calendar, Authoring, Document sharing, Audio/Telephony e social media, ndr) e che Libre Office Online è da considerarsi al massimo una pre-versione anticipata, se non addirittura un “early prototype”, e non presenta una reale alternativa rispetto a soluzioni software già disponibili. Quindi, né “Libre Office ” né “Libre Office Online” sono dei possibili canditati”. Scartato LibreOffice lo studio mette a raffronto Google App For Work e .

Perché uno studio per la comparazione delle soluzioni? E perché la ditta Alpin?

In occasione del rinnovo delle licenze server e s.o. per i posti di lavoro – affema Kurt Pöhl, direttore di ripartizione informatica – abbiamo commissionato alla ditta Alpin di Bolzano uno studio sulla migrazione in cloud di alcuni servizi. Non si è mai trattato di una contrapposizione tra software open source vs. software proprietario, ma di una esternalizzazione di servizi in cloud. La ditta Alpin è stata scelta per la loro posizione super partes e loro grande competenza in ambienti open source e proprietari”.

E la valutazione comparativa a norma dell’art. 68 del CAD che non compare in delibera?

Pöhl afferma che “come esposto nella delibera si parte dalle funzionalità richieste come previsto in CAD e si evince che ci siano solo due soluzioni fattibili in cloud”. Forse la valutazione è quella di Alpin? O forse si metterà nella determinazione visto che la valutazione dovrebbe farla l’Ente e non un’azienda esterna? E la valutazione dovrebbe essere anche in italiano oppure no?

Se siete curiosi di sapere la comparazione a cosa ha portato, si può leggere nella stessa delibera che “Premesso che Microsoft Office 365 è una soluzione più ricca di funzionalità di Google Apps, è da preferire perché può essere usata e installata sia online che offline e si integra in modo ottimale con la piattaforma di comunicazione (Exchange e Lync/Skype4Business) già in uso presso l’amministrazione provinciale”.

Bolzano quindi “nella cloud”?

La stessa delibera giustifica la scelta a Office365 al posto di Google App for Work così: “Il passaggio brusco dalla attuale installazione di Office su ogni singola postazione di lavoro dei nostri collaboratori allo scenario online Google Apps for Work porterebbe ad un radicale passaggio da una modalità offline ad una soluzione puramente online nella cloud. Non è pensabile pretendere questo dai nostri utenti (anche perché le funzionalità online non coprono tutte le funzionalità della soluzione stand -alone attuale) e non sarebbe neanche possibile tenendo conto della larghezza di banda disponibile nelle varie sedi”. Ma quindi si sceglie il cloud sapendo fin da ora che ci sono problemi di banda che non consentono di lavorare? Sì. E lo conferma Kurt Pöhl dicendo solo che “il problema sarà risolto definitivamente con la messa in rete con fibra ottica, prevista entro il 2020”. Ma da qui al 2020 di strada se ne farà e magari la comparazione si sarebbe potuta fare a problemi di banda risolti? E se non si passa da subito “nella cloud” e si installano licenze stand alone allora parliamo di un servizio e non di licenze? Sul quante postazioni lavoreranno on line da subito e entro quanto tempo tutte voleranno “nella cloud” non abbiamo avuto risposta. Ma vista l’analisi puntuale svolta immaginiamo che ci sia un piano dettagliato con tempi e costi di adeguamento.

Ma allora a quanto ammonta l’investimento dell’Amministrazione per il passaggio a Office365?

I numeri – risponde Pöhl – si evincono dallo studio (che è in solo tedesco ma magari a breve ce lo faremo tradurre, ndr). L’adozione di Office365 è in ottica di servizio e non di licenze. Viene acquistato un servizio facilmente modellabile sulle reali esigenze della Provincia Autonoma di Bolzano, senza le limitazioni delle licenze pure”.

Cosa dire quindi del costo dell’operazione? Poco o niente. Solo che la delibera afferma che “Da una prima stima dei costi per un contratto Enterprise-Agreement che copre lo scenario misto citato prevede una maggiorazione dei costi relativamente bassa rispetto ai costi dei contratti attivia già oggi. Questa maggiorazione ammonta al 15%”. Comparazione con soluzione libera non c’è perché ci dicono che si tratta di un servizio e non di un software. Ma un software non assolve a un servizio forse? E davvero si possono separare le due cose in modo così netto?

Quali i formati documentali previsti? Come sarà garantita interoperabilità?

I formati – rassicura Pöhl – saranno liberi. Sarà presa una decisione in questo senso”.

Perché, dopo un annuncio di attenzione particolare al software libero da parte della Giunta, si fa una scelta come questa?

Tutta la tematica cloud – conclude Pöhl – ha avuto un fortissimo sviluppo tecnologico e commerciale negli ultimi anni. Senza l’esistenza dell’open source, aziende come Microsoft, Google o altre non avrebbero investito ingenti somme nella creazione di nuovi servizi e modelli commerciali. La Provincia Autonoma di Bolzano ha l’obbligo di cogliere questi vantaggi”.

E mentre la Provincia valuta Office365 e Google App for Work, infatti, altre opportunità nascono, come quella di #open365, tanto per citarne una.

Altre domande sorgono spontanee in attesa di tradurre lo studio della Alpin: quali i problemi di sicurezza? E di tutela dei dati? Perché citare il caso Pesaro 3.0 nello studio e non citare la best practice del Ministero della Difesa che migra 150.000 postazioni a LibreOffice? Quali i costi di “riconversione” del personale che era stato formato e abituato a lavorare con LibreOffice? Quale la durata del contratto per il servizio cloud? Cosa succederà a fine contratto e quanto costerà uscire (se si volesse uscire) e riprendere i dati prodotti di proprietà della Provincia?

Anche in questo caso, come per Pesaro, la conclusione potrebbe essere proprio che “la risposta è dentro di te. Ma è quella sbagliata”.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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