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O ci sei. O ci devi essere (ma ci vuole un fisico bestiale)

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È il claim, senza parentesi ovviamente, del di Milano 2016 che inizia domani. Ed è così forte la voglia di esserci, che pure chi non c’è mai stato o non ci sarà quest’anno, ne parla o ne vorrebbe parlare comunque. Del resto questo evento racchiude in sé tante di quelle anime che anche chi come me lo frequenta da anni, non può dire: ora ve lo spiego. Posso solo promettervi che vi racconterò nei prossimi giorni le mie incursioni nel Salone, nei Fuori Salone e dintorni: spaccati, flash, emozioni di un appuntamento, unico a livello mondiale per numero e qualità di eventi, afflusso di pubblico e risonanza mediatica. Evento incomprimibile quindi nella visione di una sola persona.

Il Salone del mobile e la settimana del

Ma cos’è esattamente? In sintesi matematica:

il Salone del Mobile (dal 1961) + i Fuori Salone (progressivamente dagli anni 80) + il Salone Satellite (dal 1998) + forme emergenti, ubique e contaminanti di creatività = Settimana del Mobile e del Design.

Sette giorni di energia pura, senza escludere punte di follia, che si rinnova ogni anno e fanno di Milano il riferimento del design e dell’innovazione nel mondo. Modello inseguito da iniziative simili negli altri continenti: imitato ma non superato. In un momento di ancora difficile congiuntura economica, è un primato da conservare e alimentare utilizzando la nostra capacità di coniugare funzionalità e bellezza: insomma di fare design. Chi mette piede a Milano in quella settimana, avverte immediatamente il clima d’effervescenza. A me succede puntualmente di avere una scarica di adrenalina sul vecchio ponte in ferro che congiunge porta Genova con la mitica zona Tortona, uno dei luoghi dei Fuori Salone. Una sorta di sindrome da euforia partecipativa che mi ha portato, un paio d’anni fa, a saltare gli ultimi sette gradini della scala di destra del ponte: il tendine di Achille si è ribellato senza indugio, minacciando di farmi chiudere sul nascere la partecipazione 2014. Poi con la mediazione di medicinali allo e omeopatici, il suscettibile tendine è venuto a patti pur ricordandomi, con puntuali fitte, che “c’hai ‘n’età!”

Tortona bis

Il salone del mobile è concentrato a Rho, nella Fiera di Milano, come anche il Salone Satellite. Quest’ultimo è la fucina della creatività emergente: qualche centinaio di giovani designer, selezionati da un comitato di esperti internazionali, che quest’anno affrontano il tema “Nuovi materiali, nuovo design”, esplorando quanto di più nuovo le scienze dei materiali stanno elaborando.

I Fuori Salone invece sono sparsi nel resto della città e tendono ogni anno a propagarsi come un meccanismo di riproduzione cellulare; per fortuna la creatività non la puoi fermare! Per orientarsi è preziosa, anzi indispensabile, la piattaforma fuorisalone.it.

L’icona della 55° edizione: c’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico

Lascio parlare Lorenzo Marini, il cui studio ha elaborato la nuova icona: “Una comunicazione è di successo quando incarna la sociologia del momento perché il consumatore cambia le sue istanze, i suoi gusti e le sue scelte molto rapidamente”. L’immagine di ogni brand deve essere sottoposta quindi a un continuo processo di evoluzione adattativa. Marini è partito da “un passato e un futuro perfettamente in armonia tra di loro” mettendo insieme un occhio e un numero “perché la semantica non sbaglia mai. L’occhio è una sostituzione del prodotto, o meglio delle migliaia di prodotti che saranno esposti. L’occhio è il controcampo dell’oggetto visto”. E l’occhio è anche il primo simbolo usato dal Salone nel 1961: è la sua origine, la sua nascita.

I saloni 1961 2016 bis

“Il numero 55 è un avvenimento, non solo un numero. Foneticamente è musicale, memorabile, ripetitivo. Ma semanticamente celebra senza pesantezza, afferma un punto d’arrivo, conferisce spessore a tutta la kermesse” concludeva in conferenza stampa Lorenzo Marini.

Credo proprio che abbia colto nel segno. Perché da un estemporaneo, e quindi privo di scientificità ma comunque significativo, sondaggio tra espositori, il manifesto 2016 è particolarmente apprezzato proprio per “quella continuità nel futuro”.

L’identità poliedrica del Fuori Salone

Il fuori salone è il design in libera uscita, felicemente diffuso su tre centri, ciascuno articolato su più zone. Questa mappa serve ad avere una prima visione d’insieme:

I Fuorisalone

Il Brera Design District è lo storico punto di riferimento dello sviluppo culturale, artistico e commerciale di Milano: un centinaio di design store permanenti, importanti gallerie d’arte, musei e accademie. Qui troverete il design e l’innovazione di fascia più alta ed esclusiva: dal lusso accessibile al lusso tout court. Gli eventi in questa zona sono spesso riservati e su invito personalizzato. Inutile esibire altre credenziali. Senza, non si entra. Ma sopravvivrete bene anche senza la parentesi dei party esclusivi, perché Brera è uno scrigno di raffinatezze che, quelle sì, mostra a tutti.

Tortona Design: un altro consolidato punto di riferimento del Fuori Salone che fonde design e moda. Suggestive vecchie corti milanesi, spazi industriali funzionalmente riciclati ospitano designer nazionali e internazionali che incrociano e contaminano tradizioni e visioni da est a ovest, mescolano intuizioni occidentali e prospettive orientali. Si allarga quest’anno la superficie espositiva con lo spazio BASE Milano (all’altezza di via Bergognone), un nuovo polo creativo inaugurato pochi giorni fa.

Ventura Lambrate: un quartiere milanese a vocazione industriale in passato, oggetto di interventi di riqualificazione urbana spesso anche innovativi. Ha meno tradizione degli altri due poli perché nasce nel 2010. Ma è il Fuori Salone più arrembante e si è imposto come irrinunciabile fin dalla prima edizione: un polo dedicato alla sperimentazione e al lavoro di designer internazionali giovani, giovanissimi, emergenti. Se le location di Brera sono caratterizzati da nomi affermati, Love Mark e lusso da sogni, quelle di Tortona da un ambiente più alternativo ma comunque radicato, negli spazi di Lambrate vibra il futuro prossimo venturo: nulla del passato si rifiuta ma tutto viene (ri)messo creativamente in discussione.

Ci andate? Allora queste dieci cose vi saranno utili

  • I numeri sono impressionanti: 2300 espositori complessivi, oltre 1000 eventi, previsti 500mila visitatori. Vedere tutto, anche avendo a disposizione l’intera settimana, è impossibile. Fate delle scelte
  • Prima di arrivare a Milano, scaricate le preziose app ufficiali (e prendeteci confidenza): Salone del Mobile Milano e Fuori Salone. Attenzione alle app non ufficiali e ai siti fake!
  • Il salone del Mobile è riservato dal 12 al 15 aprile agli addetti ai lavori; solo sabato e domenica è aperto, a pagamento, per il pubblico. Il Salone Satellite invece è aperto tutti i giorni ed è gratuito
  • Se volete avere un’impressione di tutto, ci vuole tempo (almeno 4 giorni) e un fisico bestiale. Una programmazione ragionevole potrebbe essere:

– 1 giorno per la Triennale, Salone del Mobile (accontentatevi della metà dei padiglioni) e Salone Satellite; ce la potete fare
– 1 giorno per ciascuno dei tre Fuori Salone (Brera, Tortona e Lambrate) ed eventi collegati

  • Se avete un solo giorno, scegliete un solo Fuori Salone e godetevelo con calma: altrimenti rischiate di passare più tempo negli spostamenti che a contatto col design
  • Se amate il design e volete interagire sui Social, portatevi batterie esterne per ricaricare i vostri device! Come ricorda l’anonimo e ammiccante poeta su un muro di Lambrate: Sempre ti capita/la foto seducente/quando lo smartphone è impotente!Smartphone impotente 2
  • Però se amate il design, le fotocamere di tablet e smartphone non bastano per catturarne l’essenza; portatevi una macchina adeguata. La bellezza giustifica il sacrificio di un po’ di peso in più
  • Spostatevi solo in metropolitana. In quei giorni muoversi in taxi è lentissimo, costoso e con attese infinite
  • Tre cose da non perdere tra quelle annunciate: i designer emergenti del salone Satellite (padiglioni 13 e15); FTK Tecnology for the Kitchen (pad. 9 e 11); “Stanze, altre filosofie dell’abitare” alla Triennale
  • Se volete vedere molto, dovete mangiare e bere poco, o meglio quanto basta. Se cedete agli splendori e alle tentazioni del Food Design, il vostro dinamismo ne risentirà. Ma scegliete voi perché, alla fine, è sempre una questione di feeling.

A “risentirci” da Milano Italia, per una settimana ombelico del mondo del design!

Marco Stancati

Marco Stancati

Oggi consulente per la comunicazione d’impresa, formatore, curatore d’eventi. Ieri manager aziendale, docente alla Sapienza di Roma (comunicazione Interna e Pianificazione dei Media), direttore responsabile di periodici. Da sempre buon nuotatore, da otto anni plurinonno e discreto fotografo. Da analogico che vive quotidianamente la fantascienza del digitale, scrive di fenomeni coinvolgenti, di motivante umanità e di ordinaria disumanità.

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