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La salute in formato open data: il caso dell’Uruguay

atuser

In , ogni anno, nel mese di febbraio i cittadini possono scegliere il proprio fornitore di servizi per l’assistenza sanitaria; tre anni dopo la prima scelta effettuata si ha la possibilità di cambiare il fornitore. Ad oggi sono oltre 1.600.000 gli utenti potenzialmente interessati dalla nuova scelta. Per migliorare la gestione del servizio e semplificare la scelta da parte dei cittadini è stata creata la piattaforma nazionale integrata ATuServicio. La piattaforma nazionale è un progetto sui dati sanitari pubblici detenuti dal Ministero della Salute Pubblica integrata con i dati degli erogatori di servizi del Sistema Sanitario Nazionale Integrato (SNIS). Il progetto nasce infatti proprio dalla collaborazione tra governo e società civile, senza un quadro giuridico vincolante, aspetto che ha reso talvolta la cooperazione più difficile; entrambe le parti hanno avuto uguale accesso nella progettazione e costruzione del sistema contribuendo a migliorarne la qualità dei dati pubblici e impostando e scegliendo i differenti indicatori. L’applicazione è stata considerata come uno dei migliori casi di utilizzo e condivisione di nel settore salute  e premiata da varie realtà internazionali come Open Knowledge (UK), Sunlight Foundation GovLab e dall’Università di New York (USA);  è stata anche finalista degli Open Data Institute Awards (UK) e ha vinto il primo premio per l’ Open Government Awards.

L’apertura dei dati in Uruguay 

L’Uruguay è uno dei paesi dell’America Latina  più avanzati sull’apertura dei dati; a livello internazionale si colloca al 7° posto del Global Open Data Index (il nostro Paese è attualmente al 17°, ndr). Il Governo nazionale ha nel corso degli ultimi anni implementato le politiche sugli open data sopratutto attraverso le attività dell’Agenzia nazionale per l’ E- Government  (ASEGIC). L’agenzia nazionale ha promosso l’apertura e il riutilizzo dei dati aperti soprattutto attraverso il dialogo e il confronto con le organizzazioni e la società civile utilizzando lo strumento delle consultazioni pubbliche e tavole rotonde. L’idea della piattaforma integrata ATuServicio è emersa proprio da una di queste consultazioni e si è fin da subito basata su un approccio innovativo  da un punto di vista istituzionale per il Paese poiché condiviso tra governo e società civile. Infatti le associazioni ed il governo hanno puntato sulla semplificazione del servizio al cittadino superando la semplice raccolta e condivisione pubblica dei dati ma dando anche la possibilità di invio di feedback ai fornitori stessi del servizio. ATuServicio permette all’utente di settare vari parametri oltre alla localizzazione geografica per confrontare i vari servizi erogati sulla base degli indicatori. Questo permette all’utente di dare uno sguardo a tutte le scelte disponibili avendo la possibilità di operare la scelta che meglio si adatti alle proprie esigenze.

Come funziona 

Il sito fornisce informazioni sulla conformità dei servizi settando i parametri su due principali focus dell’assistenza sanitaria: la percentuale delle pazienti correttamente seguite durante la gravidanza (cinque controlli durante la gravidanza, gli esami dentali e test per l’HIV e la sifilide) e la percentuale di bambini sotto un anno adeguatamente assistiti (dieci controlli il primo anno di vita e certificati di vaccinazione). La soddisfazione degli utenti viene misurata in base al calendario delle disponibilità, alla facilità delle procedure, alla disponibilità di farmaci, alle informazioni fornite sui diritti degli utenti e alla ricezione e gestione dei reclami. Su una scala da 1 a 10 nell’ultima indagine svolta il grado di soddisfazione degli utenti che utilizzano la piattaforma e raccolte da web è da 7,5 a 9 punti.

piattaforma atuservicio

Il bacino di utenza 

ASSE è il più grande fornitore a livello nazionale con oltre 1 milione e 300mila utenti, raggiunge la quota del 36% dei membri del Sistema Sanitario nazionale integrato seguito da Medical Uruguaya, con 304.710 membri (8%); Casmu, con 208 743 (5%);ASOCIACIÓN ESPAÑOLA, con 186.156 (5%); SMI, con 130.345 (3%); Cosem, Circulo cattolico che contano il 2 % dei membri del sistema. Per quanto riguarda il numero di professionisti su 10.000 utenti, la Cooperativa Florida e la Federazione dei medici interni è quella che conta il maggior numero di aderenti alla piattaforma: 32 per 10.000. A seguire la categoria successiva è quella dei medici di famiglia che raggiunge il rapporto di con 8,6 ogni 10,00 pazienti.

Sviluppi futuri

La piattaforma è stata lanciata ufficialmente all’inizio di febbraio 2015; all’epoca oltre 1.500.000 persone avevano la possibilità di modificare il proprio fornitore ma dovevano farlo entro la fine di febbraio: in un solo mese, il sito ha registrato l’accesso di oltre 34.000 utenti. Ovviamente questo dato a livello nazionale riguarda solo il 2% della popolazione di potenziali utenti ma è importante notare che la stragrande maggioranza di questi stessi utenti non aveva mai neppure considerato prima la possibilità reale di cambiare il proprio fornitore di servizi sanitari, anche a causa dell’eccessiva burocrazia e difficoltà a reperire le informazioni e a conoscere i servizi dei vari enti in modalità comparativa come invece permette adesso di fare la piattaforma integrata.

Indubbiamente i dati di accesso sono ancora modesti ma è pur sempre un progetto pilota in via sperimentale che entrambe le parti (governo e società civile) stanno cercando di migliorare. Va considerato inoltre che il Governo non ha imposto il rispetto di alcuna normativa a riguardo quindi è una spinta innovativa nei confronti dell’utilizzo degli open data in un contesto di condivisione e coprogettazione tra istituzioni e cittadinanza. E’ quindi un ottimo esempio di come i servizi sanitari nazionali possano essere migliorati anche attraverso la collaborazione tra istituzioni pubbliche, società civile e e soggetti privati al fine di creare applicazioni e strumenti che consentano di migliorare l’accesso dei cittadini ai livelli dei servizi di cura essenziali. Inoltre è un primo passo di uno sforzo ben più ampio ovvero l’utilizzo degli open data per monitorare la conformità del servizio e migliorare l’accesso dei cittadini alle informazioni sui servizi stessi.

Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa

Ricercatrice non strutturata presso Enti di ricerca e Università, Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 10 anni, con focus su: ICT e socialmedia ed impatto sugli stili di vita, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro, cyberharassment e cybersafety. E’ Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA. Al suo attivo (italiano, francese ed inglese) oltre 40 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in convegni e seminari di settore. Scrive per testate online nel settore ICT e digitale: TechEconomy, Girl Geek Life.

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