Digital Transformation

Industry 4.0: servono velocità, tecnologie e cultura per fare #DigitalTransformation

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L’ è un argomento che sta acquisendo sempre più importanza tra le aziende e le organizzazioni ma come per tutti i processi di innovazione solleva una serie di domande e di dubbi: cosa significa veramente il termine “Industry 4.0?” Cosa comporta la digitalizzazione dei processi di produzione? Secondo McKinsey, c’è molta incertezza tra le aziende e le realtà industriali; molti si chiedono se non si tratti semplicemente di “hype” e se sia davvero un modello in grado di impattare positivamente sul business. Queste reazioni dimostrano una sostanziale incertezza delle aziende nell’affrontare le dinamiche di cambiamento che la impone anche al settore industriale.

Cos’è l’Industry 4.0 e quali tecnologie ne fanno parte

“Industry 4.0” è il termine che descrive l’evoluzione – rivoluzione – del settore industriale attraverso le dinamiche della “digital transformation”, che prevede l’adozione di logiche e tecnologie innovative offerte dal digitale all’interno degli spazi di lavoro e nei processi organizzativi e produttivi delle fabbriche.

Guardando alla dimensione tecnologica, la digital transformation del settore industriale è guidata da quattro trend che possiamo definire disruptive, secondo una classificazione di McKinsey:

  • Dati, potenza di calcolo e connettività – ne sono un esempio la diffusione dell’utilizzo dei Big Data e degli Open Data, il Cloud Computing e le potenzialità che offre l’Internet of Things;
  • Analytics e intelligence – ad esempio l’automatizzazione della produzione della conoscenza e l’intelligenza artificiale, così come le macchine che auto-apprendono;
  • Interazione uomo-macchina – sempre più ottimizzata grazie ai progressi compiuti dai device mobili o dalla realtà virtuale (lo stesso Zuckerberg ha detto di voler sviluppare un sistema per poter gestire il lavoro attraverso la VR);
  • Conversione fisico-digitale – attraverso lo sviluppo della robotica avanzata o con le ultime evoluzioni della stampa 3D.

Tutti questi fattori abilitanti si trovano oggi ad un reale punto di svolta. Ora è il momento per le aziende e l’industria di decidere come gestirli e di determinare come reagire al loro arrivo: siamo realmente pronti?

Cosa serve? Velocità, tecnologia e cultura

La spinta verso l’innovazione è sempre stata il driver principale dei grandi cambiamenti, specialmente se si osservano gli investimenti e il modo in cui le aziende operano e competono tra loro. La stessa regola vale per l’Industry 4.0.

Secondo una ricerca di Hewlett Packard Enterprise () in collaborazione con Oxford Economics molte aziende, spinte dalle necessità di cambiamento, hanno realizzato sostanziali miglioramenti alle infrastrutture IT e ai processi a sostegno della rapida innovazione, ma devono continuare a sviluppare queste capacità insieme ad una progressiva presa di coscienza culturale, specialmente se vogliono rimanere competitive negli anni a venire.

Nello specifico, la ricerca di HPE ha individuato tre asset principali che le organizzazioni non possono trascurare e che devono essere curati parallelamente. Vediamo quali.

1. La velocità nel cambiamento

La velocità nei processi di innovazione è fondamentale, specialmente se si guarda alle necessità di time to market e quindi alla competitività. HPE e Oxford Economics hanno chiesto alle aziende qual è la loro capacità nel trasformare le idee in realtà di mercato con i cambiamenti che si sono susseguiti nell’ultimo periodo. In particolare, se ci saranno cambiamenti nella rapidità di sviluppo da oggi ai prossimi due anni.

Più di due terzi delle aziende intervistate ha confermato che il rapido sviluppo di nuovi prodotti e servizi è una necessità competitiva. Quello che emerge, infatti, è che i player più importanti nel mercato sono proprio quelli che riescono ad arrivare per primi o comunque ad arrivare al momento giusto.

2. Lo sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture

Concentrarsi sull’innovazione come un imperativo strategico è condizione necessaria ma non sufficiente: l’avvio dei processi di Industry 4.0 richiede aggiornamenti sostanziali e coerenti alle infrastrutture tecnologiche (vale a dire l’hardware e i software, tra cui il cloud, che supportano le operazioni di business). Eppure, molte aziende non stanno ancora facendo abbastanza per essere competitive, a causa di molti ostacoli significativi, compresa la security dei dati e della proprietà intellettuale che spesso spaventa e frena le organizzazioni.

HPE ha domandato alle aziende quali sono i principali blocchi, tecnologici e di competenza, allo sviluppo delle idee e dei progetti e ha chiesto di selezionare tre di queste cinque risposte:

La maggior parte delle aziende non è entusiasta delle capacità delle proprie infrastrutture tecnologiche, specialmente dal punto di vista dell’innovazione, con oltre la metà (54%) che affermano che in “qualche modo” riescono a supportarla (lasciando intendere che ci dovrebbero essere miglioramenti sostanziali) o, addirittura, affermano di essere per niente soddisfatte (4%).

“Noi di HPE affianchiamo i nostri clienti nel loro processo di trasformazione – dice Stefano Venturi, Corporate VP e Amministratore Delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italiaoffrendo non solo le nostre tecnologie innovative, ma anche le nostre competenze, collaborando in partnership per trovare la soluzione ai loro problemi di business. Aiutiamo i nostri clienti a realizzare il passaggio dalle attuali infrastrutture a nuovi ambienti, integrati, che siano più efficienti, più produttivi e più sicuri. Le nostre soluzioni – continua Venturi – si basano su infrastrutture open standard, un elemento chiave in un contesto come l’Industry 4.0 che, per sua natura, vive di scambio di informazioni e analisi dei dati e prospera attraverso l’Open Innovation”.

3. Cambiamenti culturali

Anche la migliore tecnologia necessita, però, di un’organizzazione attenta e ricettiva dal punto di vista culturale. Infatti, la cultura aziendale è importantissima eppure è stata mostrata una sorprendente mancanza di attenzione per questo aspetto, fondamentale per avviare una concreta digital transformation. Quasi un terzo degli intervistati afferma che la leadership non capisce come fare innovazione e molti non sentono di trovarsi in un luogo in cui ci sia un orientamento e una mentalità volte all’innovazione.

E, ancora, la ricerca rileva che la maggior parte non ha cambiato la propria cultura aziendale e molti non hanno affatto intenzione di cambiare: solo il 32% sostiene di aver modificato la propria cultura aziendale per rispondere alle necessità di cambiamento. Una percentuale preoccupante.

E in Italia?

La piazza italiana, sul fronte dell’industry 4.0 attivata dai fattori precedentemente illustrati, ha delle grandi potenzialità.
Secondo Boston Consulting Group in Europa nei prossimi anni la Germania investirà 250 miliardi di euro nelle tecnologie e nei processi dell’Industry 4.0 e, anche se la transizione impiegherà tempo per completarsi, nei prossimi 5-10 già si consolideranno le principali innovazioni. E l’Italia potrebbe giocare in ruolo di primo piano considerando la posizione che occupa nel settore manifatturiero, seconda solo alla Germania stessa.
Anche la recente ricerca PoliMi sullo Smart Manufacturing conferma le potenzialità italiane in questo settore: si procede sul fronte della Smart Execution – ovvero il cuore dell’attività dell’industria come produzione, logistica, manutenzione, qualità e sicurezza & compliance – in particolare grazie a tecnologie mature come Internet of Things e Big Data, mentre il Cloud Manufacturing e l’Advanced Human Machine Interface si candidano per diventare le prossime tecnologie di riferimento. Ricchezza applicativa si trova anche nell’area della Smart Integration, ovvero in quei processi che interagiscono fortemente con il mondo della fabbrica, come new Product Development, Suppliers Relationship Management e i Product Lifecycle Management.

A dispetto di tale attivismo le imprese italiane hanno sì iniziato a investire nelle tecnologie dell’Industry 4.0, ma l’adozione è rallentata per l’assenza, ad oggi, di un programma nazionale coordinato.

“Ultimamente si parla moltissimo sui media di Industry 4.0 ed è positivo, perché questo aiuta a far conoscere e capire le opportunità offerte dalla digital transformation, nonché l’importanza strategica di questa quarta “rivoluzione” industriale per il rilancio del nostro Sistema Paese”, dice Stefano Venturi, Corporate VP e Amministratore Delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia. “Ancora molto, tuttavia, resta da fare nella pratica. In particolare serve l’impegno e la trasformazione “culturale” degli imprenditori, che devono accettare di cambiare l’organizzazione aziendale e i modelli di business per approfittare delle potenzialità dell’industria 4.0, incrementando efficienza e produttività per garantire il rilancio competitivo delle loro imprese. Positivi gli interventi del Governo, che sta aprendo consultazioni su questo tema con gli attori coinvolti, così come i piani di alcune regioni –ad esempio la legge Manifattura 4.0 approvata dalla Regione Lombardia. Ora però occorre accelerare realizzando un vero e proprio piano industriale per l’Italia al pari di quanto hanno fatto USA e Germania, che coinvolga le aziende, le istituzioni, le scuole e gli enti di ricerca”.

In conclusione, per trasformare le “industrie tradizionali” in Industry 4.0 basate sull’innovazione tecnologica c’è ancora molto da lavorare, ma fortunatamente la strada appare segnata e gli elementi su cui costruire sono già delineati. L’innovazione, quella che porta frutti, non può attendere.

 

Eugenio Maddalena

Eugenio Maddalena

Consulente di comunicazione digitale e formatore, è appassionato delle dinamiche che riguardano l’impatto delle nuove culture digitali all’interno della società, dal business alla politica. Nasce nel 1987, anno in cui si sono sciolti gli Smiths e sono nati i Nirvana.

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