#EpicFail

Uno staff per gestire i social media? Dall’Australia ci ricordano che siamo sempre noi a metterci la faccia

social media

Da un po’ di tempo a questa parte si parla spesso di come i vip e i personaggi pubblici in generale affidino la gestione dei propri profili social a un social media manager o addirittura a uno staff di più persone, e sulle implicazioni che questa pratica ha sull’immagine che tali personaggi offrono di sé al pubblico degli utenti. La faccenda è esplosa con gran divertimento di tutti quando si è scoperto che qualcuno suggeriva a Gianni Morandi le foto da pubblicare su Instagram, è proseguita con il terrificante “chiesimo” – invece che chiedemmo – twittato dallo staff del senatore e si è fatta ancora più vivace dopo la presa di posizione di Michele Serra, che sulla sua Amaca per Repubblica ha descritto il ruolo del social media manager in modo così sarcastico da suscitare parecchie reazioni, anche da parte dei socia media manager stessi.

E mentre tutti discutevano se sia opportuno o meno delegare la gestione dei profili social a uno staff o anche solo se sia opportuno discutere sella questione, su Twitter si consumava una nuova piccola tragedia della gestione social che ha fatto scuotere la testa a parecchi utenti in tutto il mondo.

È il 22 marzo 2016, giorno che passerà alla storia per gli attentati terroristici di Bruxelles: non appena si diffonde la notizia di quanto accaduto, del numero delle vittime e della natura dell’attentato, molte personalità politiche di diversi Paesi in tutto il mondo dedicano un pensiero a quanto accaduto, per dimostrare la propria solidarietà nei confronti del Belgio. Tra questi c’è anche , primo ministro dello stato australiano del New South Wales, che twitta: Sydney e tutto il New South Wales sta con Bruxelles. Fino a qui niente di strano. Ma il tweet che è effettivamente andato online era questo:

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Insomma, il primo ministro ha fatto copia e incolla del messaggio di cordoglio per le vittime di Bruxelles e si è dimenticato di cancellare l’appunto che diceva che quella frase poteva andare bene sia su Facebook che su Twitter. Il primo ministro o chi per lui, visto che non possiamo sapere se la mano che ha composto il tweet sia stata proprio la sua o quella del suo staff, anche se in seguito Baird ha dichiarato di gestire da solo i propri profili social.

Cosa sia successo in realtà è talmente semplice che si può comprendere molto facilmente: il premier Mike Baird si scriverà da solo i suoi tweet, ma è evidente che si avvale della consulenza di un social media strategist. Davanti a una circostanza drammatica come quella di un attentato terroristico, qualsiasi politico noto a livello internazionale non può esimersi dal rilasciare una dichiarazione pubblica anche solo con un tweet. Ma poiché le insidie sono tante, e si può facilmente rischiare di dire la cosa sbagliata e di rendersene contro troppo tardi, ecco che il premer Baird si è fatto consigliare dal proprio staff social media. E a quanto pare a seguito il consiglio alla lettera: talmente alla lettera da fare copia-incolla del messaggio senza accorgersi che c’era anche un pezzo che doveva essere omesso.

Quel tweet, purtroppo, è rimasto online un’ora. Un tempo troppo lungo perché molti utenti non lo notassero e replicassero in modo stizzito, non prima di aver fatto qualche stamp del fattaccio. C’è anche chi accusa Baird di aver scritto quel messaggio di cordoglio solo per catturare qualche voto in più. E anche quando quel tweet è stato cancellato e rimpiazzato con la versione “pulita”, qualcuno gli ha ricordato quanto accaduto non senza una certa ironia.

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[Fonte: Daily Mail]

Il portavoce di Mike Baird ha poi dichiarato che ogni cosa che compare sui profili social del premier del NSW è farina del suo sacco e, a questo punto, viene da chiedersi le cose sarebbero andate diversamente se Baird di fosse avvalso di un social media manager. Forse sì, forse no. Ma c’è una cosa che non cambia: in caso di gaffe, di chiunque sia la mano che scrive un tweet o compone uno status per Facebook, a risponderne davanti al pubblico è sempre il proprietario del profilo stesso.

Affidarsi a dei professionisti per gestire la propria immagine sul web è una scelta saggia, specie quando si è personaggi pubblici e non si ha una grande esperienza con la comunicazione sul web o non si può dedicare abbastanza tempo e attenzione. Ma non bisogna mai dimenticare che il responsabile ultimo di quanto accade su un profilo social è il tenutario del profilo stesso.

Se un social media manager sbaglia la coniugazione di un verbo nel tweet di un senatore la responsabilità dell’errore è del social media manager, ma le conseguenze di quell’errore ricadono sul senatore stesso, esposto al pubblico ludibrio se non altro per aver assunto collaboratori dalle dubbie doti linguistiche. Esattamente come quando un cantante molto famoso – o un politico importante – svelano per errore l’incanto: i profili social sono di chi li firma, non di chi li gestisce. E, in caso di disastro, scaricare la responsabilità di un errore sul social media manager servirebbe comunque a poco: a parlare è sempre e comunque il nome dell’account.

Lesson Learned: se comunichi in prima persona sul web, sei sempre tu a metterci la faccia. Anche quanto deleghi la gestione della comunicazione al tuo staff social.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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