Visions

Uno sbarco felice su Twitter

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Non sono mai stato un early adopter. Non so perché ma mi ci vuole sempre un po’ di tempo per metabolizzare una nuova tecnologia. Forse perché sono stato scottato in passato utilizzando novità che si sono poi rivelate dei flop. Il Sega Game Gear ad esempio…ancora ne porto le scottature! Basti pensare che ancora non uso Instagram (ma ci sono quasi) e che Snapchat è ancora anni luce.

Sbarco su nel 2011 a lo inizio ad utilizzare attivamente solo dal 2012 quando ne capisco le potenzialità per fare del personal branding. All’epoca lavoravo ancora a GlobalWebIndex a Londra che, dopo aver visto l’agilità con la quale mi muovevo sullo strumento, mi chiese di sviluppargli i canali social. E qui siamo già a sei anni dal lancio di , con buona pace di chi pensa che oltre manica arrivino sempre prima su tutto.

GWI è tuttora una data company, raccolgono dati sul comportamento degli utenti sui e all’epoca erano l’unica ditta al mondo che non aveva problemi a condividere pubblicamente le sue ricerche per farsi pubblicità. Una di queste ricerche diceva che l’Italia era tra i paesi che utilizzava di più Twitter in Europa.

Decisi quindi di pubblicarla e uno dei primi a darmi spazio fu proprio Stefano Epifani dalle pagine di TechEconomy, bizzarro esperimento editoriale precursore dei tempi nel quale mi coinvolse fin dall’inizio.

Apriti cielo! La tribù dei “il-giardino-del-vicino-è-sempre-il-più-verdisti” mi attaccarono da ogni direzione. “Non è possibile” dicevano, “I dati sono sbagliati” gridavano basandosi sul loro personalissimo sondaggio svolto tra gli amici del bar.

Ad ogni modo, non furono solo i detrattori a contattarmi, ma anche La Repubblica, Il sole 24 Ore, CheFuturo che mi propose una collaborazione fissa. Da lì poi arrivò anche Wired e poi The Guardian e infine TechCrunch dal quale scrivo ancora.

Una piccola storia la mia di come, partendo da Twitter e da TechEconomy, sia partita la mia carriera a Londra e mi sia indirizzato verso la strada del giornalismo che avevo sempre desiderato di intraprendere.

Quando si dice il potere di Twitter…

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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