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7 errori da evitare nel progettare e-learning

e-learning

Il potenziale formativo ed economico del settore è in costante evoluzione e offre opportunità sempre più interessanti per tutti gli attori coinvolti nel sistema. Si tratta di un modello generalmente integrato nell’offerta formativa con un’utenza finale variegata che spazia dallo studente universitario al dipendente e al libero professionista. Dalla sua iniziale diffusione ad oggi, di pari passo con l’innovazione tecnologica, ha mantenuto un tasso di crescita relativamente positivo. Secondo i dati mersi dal report e-Learning market trends and forecast del 2014 di Docebo, il volume di affari collegato a questo settore ci dimostra il perché l’e-learning costituisca attualmente un mercato interessante e proficuo. Se nel 2011 il fatturato complessivo a livello mondiale era pari a circa 35 miliardi di dollari, si stima che entro il 2016 il giro  d’affari possa raggiungere i 51 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 7,6%. Sebbene la percentuale più alta interessi principalmente il Nord America, che insieme all’Europa occidentale rappresentano i mercati più maturi, con un numero ampio di player e piattaforme coinvolte nel settore, si ipotizza entro quest’anno un rapido sorpasso da parte dell’Asia, i cui i driver di crescita, come in altri Paesi sono rappresentati prevalentemente dai progetti di alfabetizzazione delle popolazioni rurali e dal forte sviluppo delle università private.

Secondo i dati dell’Istituto Aspen in Italia, in particolare, la quota di mercato più remunerativa è quella della universitaria come dimostra la moltiplicazione nel tempo del numero di atenei  che offrono corsi on line, allontanandosi dai pregiudizi iniziali nei confronti di quella che era considerata una formazione di serie B, ad appannaggio esclusivo delle università telematiche.

Si tratta di un settore strettamente connesso alla dimensione tecnologica, per cui non è impossibile pensare che verrà sempre più interessato e rimodellato dagli ambiti di innovazione più diffusi al momento come il mobile, i Big data e il cloud, anche se limitarsi esclusivamente a questa dimensione sarebbe riduttivo e fuorviante per un fenomeno così complesso, che coinvolge un esteso numero di attori e una vasta gamma di componenti, a cominciare da quella culturale.

Nel contesto dell’economia della conoscenza e del sapere condiviso, la facilità di accesso ai contenuti e il valore dell’informazione acquisita dovrebbero essere i  presupposti  alla base di questo sistema, in grado di facilitare il percorso di apprendimento di quanti non hanno la disponibilità materiale a partecipare fisicamente allo studio. Nonostante i progressi, l’addomesticamento delle tecnologie e l’esperienza maturata nel tempo il più delle volte, però, si rischia di incorrere in alcune problematicità rilevanti:

  1. Portare ad un eccessivo isolamento dell’individuo, sottodimensionando il percorso emotivo dello studente e gli aspetti sociali legati alla formazione. L’isolamento è infatti generalmente riconosciuto come una delle cause principali di drop-out nei corsi di e-learing;
  2. Ignorare i limiti strutturali legati al digital divide e alla diffusione non uniforme di una copertura tecnologica estesa su tutto il territorio;
  3. Sovradimensionare l’interesse per la tecnologia, che va a scapito della priorità di un approccio educativo e formativo;
  4. Prestare poca attenzione alla facilità di navigazione, soprattutto considerati gli ampi margini di diffusione di smartphone e touch screen che richiedono nuove modalità di visualizzazione dei contenuti e di ricerca delle informazioni;
  5. Sottovalutare l’importanza della dimensione iconica, rispetto a quella prettamente testuale. La componente visiva infatti può facilitare l’apprendimento e renderlo più coinvolgente e memorizzabile;
  6. Standardizzare la formazione. E’ indispensabile differenziare i percorsi in base alle diverse necessità e ai target di riferimento;
  7. Individuare procedure di controllo del processo di apprendimento valide. Uno degli aspetti più complessi dell’e-learning, infatti, è proprio la verifica della validità della formazione acquisita e la constatazione del raggiungimento degli obiettivi previsti.

I rischi appena descritti non devono costituire un deterrente all’impegno e all’investimento in questo settore: sarebbe infatti un errore non cogliere le novità e i possibili vantaggi che si stanno profilando nell’ambito dell’insegnamento.

(foto di Blue Diamand, CC-BY-SA 3.0)

Simona Arizia

Simona Arizia

Dottoranda di ricerca in Comunicazione, Tecnologia e Società presso il Dipartimento Coris della Sapienza Università di Roma, dove collabora con le cattedre di Sociologia della comunicazione, Social media management e Media e studi culturali. Interessata alla narrazione in tutte le sue forme, tv series addicted, si nutre da anni di un’insana passione per il cinema e ha sviluppato una buona dose di curiosità per il transmedia storytelling, tra gli ambiti d’interesse della sua ricerca.

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