Il diavolo si annida nei dettagli

Facebook contro Telegram?

comunicazione

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. (Mahatma Gandhi)

Alzi la mano chi non ha un profilo su Facebook. Oltre ad essere un social network da un miliardo e mezzo di utenti attivi mensili, è anche un’azienda che nel 2015 ha realizzato un fatturato di quasi 18 miliardi di dollari e un utile netto di 3,7 miliardi. Nel 2012 ha acquistato un altro social network, Instagram, per un miliardo di dollari. Nel 2014, avendo capito che molti ormai la preferivano al suo Messenger (la piattaforma di messaggistica istantanea integrata in Facebook), Zuckerberg ha acquisito anche Whatsapp, pagandola 19 miliardi di dollari, al cambio attuale circa 17 miliardi di euro, cioè circa un punto di PIL italiano. Whatsapp all’epoca contava 450 milioni di utenti attivi mensili, nonostante l’app fosse a pagamento. Oggi gli utenti attivi mensili sono un miliardo e l’app da qualche mese è diventata gratuita. In buona sostanza Facebook rappresenta un impero finanziario enorme, che detiene il monopolio di fatto delle comunicazioni in rete.

Poi venne Telegram

Creato nel 2013 dai fratelli russi Nikolai e Pavel Durov, il sistema si è subito distinto nel panorama dei programmi di messaggistica istantanea sia per le sue caratteristiche tecniche, per molti aspetti superiori alla stessa Whatsapp, che per la sua gratuità. Di più: i client per le varie piattaforme (cioè le app che installiamo su smartphone e tablet) sono software libero rilasciato con licenza GNU GPL2 (mentre il server, cioè il software che gestisce le comunicazioni tra i client, è proprietario). Ancora di più: le sue API pubbliche rendono possibile la realizzazione di client indipendenti e anche di bot, ovvero account virtuali gestiti da software che ampliano a dismisura le funzionalità di e che stanno letteralmente spopolando tra gli utenti di Telegram.

Nonostante tutto questo, ad oggi Telegram conta circa 100 milioni di utenti attivi mensili: non pochi in assoluto, ma pur sempre un decimo di quelli di Whatsapp. Mica starà lì a preoccuparsi, il buon Zuckerberg, di questo manipolo di anticonformisti che preferiscono messaggiare con l’app dell’aeroplanino di carta bianco in campo azzurro anziché con quella della cornetta bianca in campo verde? Mica avrà paura della concorrenza di “Davide” Telegram sul suo “Golia” Whatsapp?

Ma curiosamente da qualche giorno il profilo Facebook di Telegram è stato inspiegabilmente oscurato. Così, senza comunicazioni né tantomeno spiegazioni, tant’è vero che Pavel Durov ha dichiarato di non essersene nemmeno accorto, visto lo scarso utilizzo della pagina. Ma mica l’avranno fatto apposta? Sarà stato un errore, un incidente, un equivoco…

Altrettanto curiosamente, da qualche giorno gli utenti di Instagram possono inserire nel campo “website” del proprio profilo utente l’indirizzo web del proprio sito, del proprio blog, della propria pagina Facebook (ovviamente) ecc., ma non del proprio account Telegram, (che è un URL del tipo https://telegram.me/nomeutente e permette di avviare una chat senza dover comunicare il proprio numero di telefono al destinatario. No, Whatsapp non ha questa né tante altre funzioni di Telegram). Se lo fanno ricevono il seguente messaggio di spiegazione: “I link che chiedono alle persone di aggiungerti in un altro servizio non sono supportati su Instagram”.

Instagram

Nonostante la forma migliorabile, si capisce che la preoccupazione di Instagram è quella di difenderci da link che inviano a pagine che richiedano credenziali di accesso per poter essere visualizzate. Come le pagine Facebook, del resto, che però sono consentite. Facebook sì, Twitter sì… Telegram no. Però mica l’avranno fatto apposta? Sarà stato anche questo un altro errore, un altro incidente, un altro equivoco…

Ancor più curiosamente, sull’account Twitter di Telegram è apparsa la notizia che da qualche giorno questa operazione non è permessa nemmeno su Whatsapp. E non è tutto: inviando un messaggio contenente un link relativo a Telegram, il link viene trasmesso come semplice testo, cioè non lo potete aprire toccandolo sullo schermo del vostro dispositivo e addirittura non lo potete nemmeno copiare come un qualsiasi altro messaggio della vostra timeline. Vietato. Impossibile (tranne che sulla interfaccia web di Watsapp, peraltro sconosciuta ai più).

Whatsapp

Ma mica l’avranno fatto apposta? Sarà stato un altro errore, incidente, equivoco…

Ma se è vero che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi sono una prova”, quanto sopra costituisce la prova che “Golia” Facebook, da buon monopolista, ha deciso di competere contro “Davide” Telegram non tanto migliorando la qualità dei suoi prodotti, dei suoi software e dei suoi servizi, quanto piuttosto manipolando prodotti e servizi in modo da sabotarne l’utilizzo da parte dei suoi diretti concorrenti (per inciso, Telegram non potrebbe mai fare una cosa simile: essendo il client basato su software libero, il giorno dopo qualcuno creerebbe una versione del client “pulita”), anche a costo di diminuire la libertà di utilizzo ai suoi stessi utenti, decidendo per loro cosa si può scrivere nel proprio profilo utente e cosa no, quali link possono essere cliccati e quali no. Sarebbe un po’ come se il monopolista dei sistemi operativi per computer manipolasse il sistema in modo da integrare anche un browser web predefinito per ostacolare l’utilizzo di browser concorrenti. Questa pratica ha un nome: abuso di posizione dominante. Nel 2013 costò a Microsoft una multa da 561 milioni di euro da parte dell’Unione Europea. Anche qui siamo probabilmente dinanzi ad un nuovo caso di abuso di posizione dominante.

Forse Zuckerberg è ancora in tempo per ripensarci, e magari decidere che gli utenti di Instagram e Whatsapp hanno il diritto ci scrivere i link che vogliono nel loro profilo utente; che gli utenti di Whatsapp hanno il diritto di cliccare sui link riferiti a Telegram, e anche di copiare i messaggi che li contengono, ad esempio per inoltrarli agli amici; che forse la concorrenza a Telegram si può fare aggiungendo funzionalità a Whatsapp, che non ha il supporto agli stickers, né i bot, né le chat segrete, né la possibilità di inoltrare file diversi da audio, video e immagini, né le funzioni di risposta…, funzionalità che rendono da sempre Telegram migliore, e invoglierebbero il miliardo di utenti di Whatsapp a cambiare, se solo gli fosse la sciata la libertà di cliccare su quel link che ogni tanto ricevono da quei cento miseri milioni di utenti dell’app con l’icona dell’aereoplanino bianco in campo azzurro.

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci (Mahatma Gandhi)”.

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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  1. Stembu

    15/03/2016 alle 15:11

    Zuckerberg starà applicando una strategia commerciale eticamente opinabile, ma incidentalmente è una buona cosa per chi sostiene la libertà e il software libero.

    Telegram è un virus che sarebbe bene non si diffondesse, contrariamente alla convinzione di molti (tra cui l’autore di questo articolo e chi ha commentato prima di me).

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