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Spatial Data Infrastructure nazionale: si può fare?

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Lo sviluppo della nazionale sembra non essere tra gli argomenti cardine individuati da AgID nel “Modello strategico di evoluzione del Sistema Informativo della Pubblica Amministrazione” approvato recentemente e presentato lo scorso 14 gennaio, in occasione del workshop sull’Agenda Digitale Italiana e le nuove sfide della rete, alla presenza di Tim Berners-Lee.

Ma è proprio così?

L’approccio pragmatico adottato per l’individuazione delle priorità – poche, ma efficaci anche come “trigger” (, pagamenti elettronici e ANPR) – e la definizione di linee guida tecniche (su interoperabilità e usabilità) sono stati i fondamenti per derivare un modello flessibile e adattabile sia a livello centrale che locale.

La disponibilità di regole condivise e generalizzabili sono peraltro funzionali alla creazione di ecosistemi di servizi applicativi aperti, quindi in grado di tenere presente i differenti livelli di apporto pubblico-privato che caratterizzano ciascun ambito applicativo, garantendo all’utente la disponibilità di servizi corrispondenti ai suoi effettivi bisogni.

Lo schema di questo modello strategico, riportato in figura, differisce dalla versione illustrata dal direttore AgID Samaritani, per un mio “ritocco” (in rosso), pertinente agli argomenti che vorrei condividere nel seguito. 

schema

La Spatial Data Infrastructure (SDI) nazionale è il framework indispensabile per erogare i servizi cosiddetti fondamentali per la fruizione dei dati territoriali (accesso, utilizzo e condivisione) e altrettanto basilare per consentire l’uso dei dati geospaziali a livello degli ecosistemi, grazie ai quali possono essere arricchite e ottimizzate nel complesso le prestazioni dei servizi applicativi.

La creazione di una SDI nazionale si basa sullo sviluppo di analoghe infrastrutture di livello inferiore (regionali e locali) e tematiche. Per la sua formazione sono quindi impegnate numerose organizzazioni, pubbliche, private e anche rappresentative del settore no-profit. Il suo sviluppo presuppone l’assunzione di modalità cooperative tra i soggetti coinvolti.

L’avvio di questo processo in Italia, può essere fissato al 1996, anno della formalizzazione dell’Intesa Stato, Regioni ed Enti Locali per la cooperazione e il coordinamento tra le amministrazioni pubbliche, relativa alla realizzazione di sistemi di informazione geografica, la cosiddetta “Intesa GIS”.

E’ il CAD l’atto normativo fondamentale, cui occorre fare riferimento anche per il tema delle SDI. Esso dedica ai dati territoriali digitali uno specifico articolo (il 59), aggiornato ma confermato anche nella nuova versione (così almeno nello schema di decreto approvato lo scorso gennaio), che affida ad AgID:

  • la gestione del Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali (RNDT) quale infrastruttura di riferimento per l’erogazione dei servizi di ricerca dei dati territoriali, e relativi servizi, e punto di accesso nazionale ai fini dell’attuazione della direttiva INSPIRE per quanto riguarda i metadati;
  • il coordinamento delle attività riguardanti la definizione delle regole tecniche per la definizione e l’aggiornamento del contenuto del RNDT e la formazione, la documentazione, lo scambio e il riutilizzo dei dati territoriali detenuti dalle amministrazioni pubbliche. 

Le competenze acquisite nell’arco di questi vent’anni dalle amministrazioni pubbliche (ai diversi livelli), dalle aziende del settore Geo-ICT, dalle università e da altri centri di ricerca interessate alla materia costituiscono un patrimonio – soprattutto se considerato come unitario – veramente ragguardevole rispetto all’esigenza di un’evoluzione della SDI nazionale verso una soluzione certamente di maggiore complessità, ma il cui sviluppo non è più rimandabile.

Inoltre, in questi anni sono state prodotte un numero rilevante di regole tecniche e altre sono in elaborazione; in particolare sono disponibili le “Regole tecniche per la definizione delle specifiche di contenuto dei database geotopografici” (DPCM 10.11.2011) che definiscono una struttura standard nazionale per la modellazione degli oggetti geografici. 

Nonostante questo quadro positivo e con molte Regioni e Comuni che stanno realizzando database topografici secondo le specifiche nazionali, ancora pochi enti mettono a disposizione e distribuiscono i propri dati garantendone l’interoperabilità. Inoltre, sebbene l’Italia abbia recepito la Direttiva INSPIRE (DL 32/2010), è tuttora insufficiente l’impegno per rendere disponibili, attraverso servizi interoperabili, i dati territoriali secondo i regolamenti europei.

Le caratteristiche salienti del Sistema Informativo della PA cui si vuole tendere forniscono elementi fondamentali per accompagnare anche l’evoluzione della formazione della SDI nazionale. Esaminiamole.

Il modello di Sistema Informativo rappresentato è fortemente orientato a soddisfare i bisogni del cittadino, elemento riconducibile ai due livelli superiori dello schema – Italia Login ed Ecosistemi di servizi riferiti ad ambiti applicativi – in cui la struttura piramidale dell’amministrazione pubblica svanisce, anzi – in ottica citizen-centric – si stabilisce la presenza del contributo anche di una componente erogata dal settore privato, variabile in ragione della presenza di questo nei diversi ambiti.

Lo sviluppo degli ecosistemi poggia sulla disponibilità di infrastrutture

  • immateriali di riferimento nazionale, tra cui oggi, quelle richiamate sopra come prioritarie rappresentano i primi pilastri,
  • fisiche, con la realizzazione delle quali si arriverà alla costituzione del cloud di Paese, si otterrà un efficientamento dei data center, conseguendo economie di scala e un aumento degli standard di sicurezza e cyber security. 

E’ quindi un disegno complessivo e organico dell’evoluzione del Sistema Informativo della PA, adeguato per essere articolato sui contenuti di ogni amministrazione centrale e locale, per beneficiare delle ICT utilizzabili ma con una visione orientata al lungo periodo; avendo identificato un target futuro possibile, raggiungibile e misurabile (nei tempi e nei risultati).

E’ un modello riferibile ad un sistema di governance multiscala, possibile grazie:

  • alla disponibilità di regole condivise, perché stabilite attraverso processi cooperativi (come la comunità Design Italia);
  • al ruolo di coordinamento affidato ad unico soggetto, AgID; inteso anche come compito di servizio a beneficio degli attori del nuovo sistema informativo: all’Agenzia, ad esempio, è affidata la gestione del costituendo Registro delle API;
  • all’adozione, quindi, di un approccio abilitante centralizzato attraverso il modello delle API;
  • a una decentralizzazione della realizzazione dei servizi, anche con il contributo dei privati, i quali, attraverso il Sistema Pubblico di Connettività, potranno accedere al Registro delle API per realizzare nuovi servizi;
  • la realizzazione di una interfaccia utente con un elevato grado di usabilità, di semplificazione e di integrazione dei servizi. 

Questo nuovo modello di sistema informativo della PA è un’opportunità per iniziare a prendere in considerazione anche l’evoluzione della SDI nazionale: i principi che ne hanno ispirato la formulazione possono essere trasferiti anche nell’ambito del framework geospaziale, per superare alcune criticità che rallentano lo sviluppo armonico e razionale delle SDI di livello sub-nazionale, ad esempio il superamento dell’organizzazione basata soltanto con riferimento alle suddivisioni istituzionali, soluzione che non sembra più adeguata per rispondere ai bisogni di dati geospaziali espressa dalla società.

A questo riguardo, potrebbe essere ripresa l’analisi sui bisogni “dell’arcipelago” delle SDI nel nostro Paese, fatta da un panel di “addetti ai lavori” nell’ambito del workshop “Dati geografici armonizzati e omogenei a scala nazionale: una chimera?”, in occasione della conferenza ASITA 2014. In particolare, il report elaborato suggerisce alcune azioni e propone una serie di raccomandazioni e ognuna indirizza ai soggetti competenti o interessati al tema cui si riferisce.

I consigli espressi in questo documento, in quanto schema delle sollecitazioni manifestate da un insieme di esperti rappresentativo delle SDI, possono essere assunti come premessa ed essere meglio precisati e articolati in atti concreti, in sintonia con i principi del modello di sistema informativo che il Paese intende implementare nei prossimi anni.

Se le sfide riservate al Paese dalla trasformazione della PA discendono da iniziative avviate centralmente e inizialmente mirate su un numero circoscritto di obiettivi, le risposte non possono escludere il coinvolgimento di ogni parte, traguardando le priorità contingenti, con visione sistemica.

(foto Rosario Fiore, CC BY-ND 2.0)

Sergio Farruggia

Sergio Farruggia

Sergio Farruggia (1954) è laureato in Fisica ed è consulente Geo-ICT, settore tra i più affascinanti della nascente Società della Conoscenza,
poiché -per la vastità delle tecnologie utilizzate, dei saperi coinvolti, dei campi di applicazione interessati- richiede naturalmente di essere
nodo di reti, collaborare, apprendere, innovare, essere partecipe del cambiamento della nostra società.

Collabora a progetti nazionali ed europei inerenti l’Informazione Geografica e partecipa attivamente alla vita di associazioni del settore:
membro dei consigli direttivi di Stati Generali dell’Innovazione e di AM/FM GIS Italia; ha fatto parte del consiglio scientifico della Federazione ASITA dal 2007 al 2015.
Collabora al geoblog TANTO.

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