Diritto al digitale

Pronti per nuovi modelli di business #IoT?

focus-coraggio

L’Internet of Things sta portando ad un cambiamento storico da un business basato sulla vendita di prodotti ad un business di servizi, andando così a creare nuove problematiche legali che le società potrebbero non essere pronte a gestire.

Un famoso articolo del 2011 di Marc Andreessen era intitolato:

Why software is eating the world?

In quel caso Marc Andreessen stava commentando la digitalizzazione dei business citando, tra gli altri, come esempio Amazon, il più grande venditore di libri al mondo, che non è proprietario di alcuna libreria. Ma esempi più recenti potrebbero includere Uber, la società di taxi più grande al mondo, che non è proprietaria di alcun taxi e Arbnb, il più grande fornitore di servizi di accommodation al mondo, che non è proprietario di alcun edificio.

Ma cosa sta accadendo con l’Internet of Things?

Marc Andreessen è certamente un visionario. E infatti, a distanza di 5 anni, l’Internet of Things sta accelerando la rivoluzione industriale con un passaggio epocale da un business focalizzato sui prodotti/hardware ad un business basato sulla vendita di servizi.

Un interessante esempio di questo passaggio è quello che sta accadendo nel mercato dei pneumatici dove Pirelli e Michelin hanno incorporato dei sensori nei loro pneumatici che hanno la capacità di raccogliere informazioni relative alle performance del veicolo e alle condizioni della strada comunicandole non solo al guidatore, ma anche all’elettronica dei veicolo che reagisce di conseguenza. Tale cambiamento è accompagnato anche da un cambiamento nel loro modello di business perché i pneumatici non sono più pagati in un’unica soluzione all’acquisto come è avvenuto fino ad ora, ma quale parte di un servizio sulla base dei chilometri di utilizzo

Questo vuol dire che i pneumatici diventano parte di un sevizio più complesso dove i clienti non ricevono unicamente i pneumatici, ma una serie di servizi a valore aggiunto finalizzati a:

  • ridurre il consumo di carburante
  • aumentare la sicurezza del veicolo
  • fornire servizi di manutenzione che – sulla base delle informazioni raccolte dal veicolo poi confrontate con i big data – consentono di programmare l’intervento prima che si verifichi il guasto e conseguentemente
  • ridurre il periodo di inutilizzo del veicolo.

Quali sono le conseguenze legali di questo nuovo modello di business?

I nuovi modelli di business dell’Internet of Things convertono un rapporto tra forniture e cliente che fino ad oggi era “istantaneo” in un rapporto duraturo che crea anche una maggiore loyalty da parte del cliente. Ma questa loyalty crea anche nuovi problemi legali. Infatti:

  1. Le società che non hanno raccolto alcuna informazione fino ad oggi in relazione ai propri prodotti e clienti incominceranno a raccogliere dati relativi non solo alla performance dei propri prodotti, ma anche ai dati personali relativi ai loro clienti. Questo vuole dire che per la prima volta la diventerà un problema per numerose società! E questo si sta verificando proprio quando il nuovo Regolamento Privacy europeo con le proprie enormi sanzioni sta per essere approvato. L’adozione di soluzioni di privacy by design e security by design sono le soluzioni più efficaci per limitare i possibili rischi. Queste soluzioni sono già raccomandate dal Garante e diverranno obbligatorie con il nuovo regolamento.
  2. I clienti faranno affidamento sui sensori. Ciò vuol dire che in caso di malfunzionamento nuove forme di responsabilità potrebbero sorgere. Con riferimento ad esempio alle connected car, la legge obbliga unicamente il proprietario del veicolo ad ottenerne una copertura assicurativa. Ma cosa accade in caso di incidente causato dal malfunzionamento di una componente come ad esempio un sensore che non individua un ostacolo? La responsabilità potrebbe essere trasferita sul produttore del veicolo e dallo stesso sul suo fornitore.
  3. 48,8 milioni di cyber attacchi si sono verificati nel 2014 e hanno causato danni pari a $ 445 miliardi. I sensori e i dispositivi IoT diventeranno dei possibili obiettivi di attacchi cyber. Ancora una volta soluzioni di privacy by design e security by design potrebbero ridurre questo rischio, ma anche polizze cyber risk stanno diventando una risorsa molto preziosa.

Lasciatemi concludere questo post con una frase che riassume quanto detto: Non puoi guidare la motocicletta dell’Internet of Things senza il casco e l’IoT è una moto che non puoi lasciarti sfuggire!

(Foto di ITU PicturesLicenza CC 2.0)

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

Facebook Twitter LinkedIn Google+ 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This