#EpicFail

Jeb Bush e la pistola su Twitter: sui social media non puoi decidere a chi rivolgerti

jeb

Negli Stati Uniti continua la corsa alla Casa Bianca: tra comizi, apparizioni televisive, elezioni primarie e analisi post-elettorali, i candidati continuano la propria campagna elettorale dentro e fuori dal web, spesso commettendo qualche scivolone destinato forse destinato a finire nei manuali di comunicazione politica.

Come che, prima di ritirare ufficialmente la propria candidatura, ha causato un piccolo terremoto su Twitter pubblicando sul proprio profilo ufficiale una foto che ha davvero bisogno di pochi commenti:

Jeb

Una pistola con la scritta Governatore Jeb Bush incisa sulla canna: nel tweet, come unico commento, una sola parola. America. 

La foto è stata twittata quattro giorni prima delle primarie in South Carolina, uno degli stati più conservatori di tutti gli Stati Uniti: evidentemente l’intento del candidato repubblicano era quello di ricordare agli elettori i valori espressi durante la propria campagna elettorale, facendo leva sul suo dichiarato patriottismo e cercando di ingraziarsi quella parte di elettorato favorevole al possesso di armi da fuoco.

Peccato che, come già accaduto lo scorso novembre con #JebCanFixIt (eh, sempre lui…) Quando si comunica qualcosa sul web si comunica a tutti, non soltanto agli elettori conservatori del South Carolina.

E al “criptico” – mica tanto – tweet con la pistola di Jeb Bush gli utenti hanno risposto così:

Jeb2[Irlanda.]

jeb3[Terra di Mezzo]

jeb4[Paesi Bassi!]

jeb5[Hogwarts.]

jeb6

[Francia.]

Insomma: esattamente come quella volta con #JebCanFixIt gli utenti hanno risposto con estremo sarcasmo, parodiando la comunicazione di Jeb Bush e, in definitiva, dimostrando di non prendere nemmeno troppo seriamente la candidatura dell’ex governatore della Florida.

Ora, tralasciando il fatto che un candidato alla presidenza di uno stato democratico – quand’anche candidato per il Partito Repubblicano statunitense – che pubblica su Twitter una pistola con il suo nome scritto sopra probabilmente ha bisogno di qualche ripetizione di comunicazione politica, e tralasciando anche il fatto che dopo gli scarsi risultati ottenuti in South Carolina e Nevada Jeb Bush ha ritirato la propria candidatura, questo caso dimostra una volta di più quanto sia facile incappare in uno degli errori più classici della comunicazione sui social media: quando comunichi qualcosa lo stai comunicando a tutti.

Jeb Bush ha pubblicato la foto di quella pistola probabilmente con l’intento di rivolgersi agli elettori del South Carolina, mostrando di condividerne i valori. Peccato solo che quel tweet non poteva rimanere “riservato” ai soli utenti del South Carolina: è impossibile per la natura stessa del social media. Oltretutto, anche se questo fosse stato tecnicamente possibile, si sarebbe comunque trattato di una mossa molto pericolosa e non solo perché si dà per scontato che in South Carolina tutti vadano a dormire con la pistola sotto al cuscino, ma anche perché – a ben vederlo – si tratta di un tweet di difficile comprensione. Cosa voleva dirci, esattamente, Jeb Bush? Che in America ci sono tante armi? Che una volta diventato presidente degli Stati Uniti ci avrebbe “pensato lui” qualunque cosa questo volesse dire? O forse voleva solo farci vedere la sua bella pistola personalizzata?

A questo aggiungiamoci il fatto che – come già detto – il tweet di Jeb Bush è arrivato a tutti, perfino a quella parte di elettorato che non lo sostiene, e a tutti quegli utenti che non sono direttamente coinvolti dalle elezioni statunitensi. Come pretendere che il suo tweet venisse compreso, e soprattutto preso sul serio?

Lesson Learned: I social media non sono né la televisione né un teatro chiuso: quando comunichi su Twitter o Facebook stai parlando a una platea molto più ampia di quanto tu creda. Tutti leggono, tutti possono rispondere ma, soprattutto, ognuno dà la sua interpretazione. Specie quando pubblichi armi con il tuo nome scritto sopra…

Immagine di copertina:  Gage Skidmore; Licenza (CC BY-SA 2.0)

 

 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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