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La reazione a #reactions

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zuckerberg

L’annuncio di Mark Zuckerberg.

, dopo l’annuncio dato a dicembre dell’anno scorso, ha iniziato a rendere disponibili ai suoi utenti globali le 5 nuove icone che affiancano il pulsante like. La novità ha avuto notevole ripercussione nella blogosfera mondiale e Italiana, come c’era da aspettarsi.
Mi sarei aspettato però, specie dai siti che dovrebbero dare una copertura professionale a queste notizie, che qualcuno si fosse posto una semplice domanda: “Quali sono le ripercussioni di questa novità per il grafo sociale e per le pagine dei brand?”
In altre parole, mettere un “mi piace” ad una notizia significava e significa rafforzare, per il lettore, il legame tra lui e la fonte della notizia. Col risultato che avrebbe avuto una maggior presenza di notizie da quella fonte nel suo flusso quotidiano.
Gli algoritmi di Facebook, tra i vari parametri noti, tengono conto proprio di questo fattore.
Ora le reazioni possibili sono 6, e non tutte hanno un valore positivo: se “mi piace” e “love” possono essere in qualche modo assimilate tra loro, certamente il significato di “GRRR” è ben diverso, mentre “hahaha” e “wow” possono essere ambigue.
Non a caso cominciano a sorgere, qui e là, post in cui si suggerisce una forma di galateo per imparare a usarle.
E Facebook che dice? Possibile che non ne abbiano tenuto conto?
In realtà lo hanno fatto.

Nel loro annuncio ufficiale c’è una frase che deve essere sfuggita ai più:

“In the beginning, it won’t matter if someone likes, “wows” or “sads” a post — we will initially use any Reaction similar to a Like to infer that you want to see more of that type of content. Over time we hope to learn how the different should be weighted differently by News Feed to do a better job of showing everyone the stories they most want to see.”

In italiano:

“Inizialmente non importerà se qualcuno mette mi piace, wow, o triste ad un post – inizialmente useremo ogni reaction in maniera simile a un mi piace per dedurre che desiderate vedere di più di quel tipo di contenuto. Nel tempo speriamo di imparare come le diverse reactions dovranno essere pesate diversamente dal newsfeed per fare un lavoro migliore nel mostrare le notizie che ciascuno desidera di più vedere”

Per ora non cambia nulla quindi, ma osservano. E poi introdurranno nel loro algoritmo le correzioni opportune.
Quel giorno sarà interessante capire non solo quali siano i pesi diversi dati ad ogni reaction e quale sarà l’impatto per il lettore nel suo newsfeed e per i brand nella gestione delle loro pagine.
Sarà da chiedersi anche quale sia l’impatto per il profilo ancora più preciso che verrà fatto di ogni utente e delle sue preferenze in fatto di notizie e fonti.
Eli Pariser denunciava già anni fa che il web sempre più personalizzato ci costringesse a vivere dentro una bolla personale diversa per ciascuno.
Temo che questa bolla diventi sempre più rigida e offra quindi visioni della realtà diverse per ciascuno e perciò, in qualche modo, distorte.

 

Immagine di copertina: TheVerge

Claudio Marchiondelli

Claudio Marchiondelli

Appassionato da sempre di tecnologie, si considera a pieno diritto un cittadino digitale, anche per formazione: ha studiato informatica e analisi di sistemi.

Ha lavorato per moltissimi anni nel settore IT, scoprendo la passione per la formazione e per la divulgazione.

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