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HPE Cyber Risk Report: i rischi per le imprese da vulnerabilità applicative e patching

Security

Se le applicazioni web sono una fonte di rischio significativa per le organizzazioni, quelle mobili presentano rischi maggiori e più specifici, infatti il frequente utilizzo di informazioni personali da parte delle applicazioni mobili genera vulnerabilità nella conservazione e trasmissione di informazioni riservate e sensibili; inoltre circa il 75% delle applicazioni mobili analizzate presenta almeno una vulnerabilità critica o ad alto rischio rispetto al 35% delle applicazioni non mobili; infine le vulnerabilità provocate dall’abuso di API sono assai più comuni nelle applicazioni mobili che non nelle applicazioni Web, mentre la gestione degli errori – previsione, rilevamento e risoluzione degli stessi – è più frequente nelle applicazioni Web.

Questi sono solo una piccola parte dei dati che emergono dall’edizione 2016 dello studio “HPE Cyber Risk Report” di Hewlett Packard Enterprise, che identifica le principali minacce alla sicurezza subite dalle aziende nel corso dell’anno appena trascorso. La dissoluzione dei tradizionali perimetri di rete e la maggiore esposizione agli attacchi, infatti, sottopongono gli specialisti della sicurezza a crescenti sfide per riuscire a proteggere utenti, applicazioni e dati senza tuttavia ostacolare l’innovazione né rallentare le attività aziendali.

“Nel 2015 abbiamo rilevato un ritmo allarmante di attacchi alle reti, che hanno causato il peggior danno mai registrato. Tuttavia questo non deve far rallentare le aziende né metterle sotto chiave”, ha dichiarato Sue Barsamian, senior vice president e general manager,  Products, Hewlett Packard Enterprise. “Dobbiamo trarre insegnamento da questi fatti, comprendere e monitorare i rischi, integrare la sicurezza nel tessuto organizzativo per mitigare meglio le minacce, note e meno note, permettendo alle aziende di innovarsi senza timori e accelerare la crescita del business”.

Vulnerabilità: da Windows ai terminali bancari, fino ai dispositivi mobili

Lo sfruttamento delle vulnerabilità software continua a essere un vettore di attacco primario, soprattutto in presenza di vulnerabilità mobili; come nel 2014, le prime dieci vulnerabilità sfruttate nel 2015 erano note da oltre un anno (il 68% di esse addirittura da tre anni o più); Microsoft Windows è stata la piattaforma software più colpita nel 2015 (con il 42% delle prime 20 vulnerabilità scoperte è stato indirizzato a piattaforme e applicazioni Microsoft); il 29% di tutti gli attacchi condotti con successo nel 2015 ha utilizzato quale vettore di infezione Stuxnet, un codice del 2010 già sottoposto a due patch.

Inoltre il malware si è progressivamente evoluto fino a diventare una fonte di guadagno per gli hacker. Per quanto complessivamente il numero dei nuovi malware scoperti sia diminuito del 3,6% da un anno all’altro, i bersagli sono cambiati notevolmente in funzione dell’evoluzione dei trend, e di una sempre maggiore focalizzazione sull’opportunità di trarre guadagno. Con l’aumentare dei dispositivi mobili connessi, infatti, il malware si diversifica per colpire le piattaforme mobili più diffuse. Il numero di minacce, malware e applicazioni potenzialmente indesiderate per Android è cresciuto del 153% da un anno all’altro: ogni giorno vengono scoperte oltre 10.000 nuove minacce. Apple iOS ha registrato le percentuali di crescita maggiori, con un incremento delle tipologie di malware di oltre il 230%.

Come se non bastasse è stato rilevato che gli attacchi malware diretti contro gli sportelli bancomat sottraggono informazioni sulle carte di credito sfruttando l’hardware o il software del terminale dello sportello oppure entrambi; in alcuni casi gli attacchi a livello software bypassano l’autenticazione delle carte per erogare direttamente denaro contante; i Trojan bancari, come le varianti del Trojan Zbot, continuano a creare problemi nonostante le misure di protezione adottate. Nel 2015 sono stati rilevati più di 100.000 varianti di questo malware.

Quali Azioni di intelligence si possono intraprendere per risolvere in parte il problema?

All’interno del report di HPE sono riportati anche consigli e suggerimenti sulle azioni di intelligence da intraprendere per cominciare ad arginare i problemi di cyber security rilevati:

  1. Le applicazioni sono il nuovo campo di battaglia: il perimetro di rete si sta progressivamente dissolvendo: gli hacker sono focalizzati direttamente sulle applicazioni. I responsabili della sicurezza devono modificare il proprio approccio di conseguenza, per proteggere non solo la periferia ma anche le interazioni tra utenti, applicazioni e dati indipendentemente dalla posizione o dal dispositivo.
  2. Eliminare il bug o restare vulnerabili: il 2015 è stato un anno da record per le vulnerabilità riscontrate e le patch rilasciate, anche se le stesse non possono essere efficaci se non vengono installate dagli utenti per timore di avere effetti indesiderati.(4) Gli esperti della sicurezza devono vigilare con maggiore attenzione per garantire l’applicazione delle patch a livello aziendale e individuale. I software vendor devono essere più trasparenti in merito alle caratteristiche delle patch proposte affinché gli utenti finali non siano reticenti nell’installarle.
  3. Monetizzare il malware: gli attacchi ransomware rivolti ad aziende e persone sono in crescita, pertanto è necessaria una maggiore consapevolezza e preparazione da parte dei responsabili della sicurezza per evitare la perdita di dati sensibili. Per proteggersi al meglio contro il ransomware è indispensabile adottare policy di backup per tutti i file importanti presenti in un sistema.
  4. Prepararsi ai cambiamenti politici: gli accordi internazionali rappresentano una sfida per le organizzazioni chiamate a garantire la sicurezza e la conformità alle normative dei propri sistemi. Le aziende devono inoltre essere sempre aggiornate sui cambiamenti legislativi e mantenere un approccio flessibile alla sicurezza.

In conclusione, le aziende devono essere più consapevoli dei rischi che corrono in termini di cyber security; come visto molto spesso le tipologie di attacchi che le organizzazioni continuano a subire sono in realtà già note da molto tempo e questo lascia pensare ad una scarsa reattività da parte di queste nella propria protezione. Una leggerezza che potrebbe essere molto pericolosa. Infine, le aziende devono cominciare a pensare alle azioni da intraprendere per affrontare il 2016, tra cui individuare le proprie vulnerabilità e risolverle, prepararsi ai cambiamenti politici che si susseguiranno sulla scena internazionale e prestare un’attenzione maggiore alle applicazioni.

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