Legal & Digital Rights

Diritto all’oblio: Google estenderà la rimozione dei link anche ai domini extra Ue

Euro flag and dollar

sarebbe pronto ad accogliere le istanze più volte arrivate dal regolatore europeo sul tema del diritto all’oblio: stando a quanto riportato dal Financial Times e da diversi organi di stampa esteri, già dal prossimo mese il colosso dell’online search potrebbe applicare il diritto all’oblio anche ai risultati delle ricerche effettuate da paesi europei sul dominio .come e non più solo sui quelli europei.

I fatti sono noti: nel 2014 la corte di Giustizia Europea si è pronunciata con una storica sentenza sulla gestione dei contenuti da parte dei motori di ricerca, il cosiddetto diritto all’oblio. In pratica, come recita la sentenza, “il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi”. I cittadini hanno quindi il diritto di chiedere a Google, così come ad altri motori di ricerca, la cancellazione dai risultati di link riconducibili a materiale potenzialmente dannoso o compromettente per la propria reputazione, sia nel caso di informazioni irrilevanti, obsolete o considerate come inadeguate.
Norma accolta, non senza perplessità da Google, che ha realizzato un apposito formulario per raccogliere le istanze. Da quando il colosso ha messo a disposizione dei cittadini l’apposito modulo di richiesta rimozione, ha ricevuto 348.508 richieste cui è seguita nel complesso l’analisi di più di un milione e duecentomila Url. Di questi il 42% è stato rimosso dai risultati di ricerca, mentre per il 58% dei link non si è attuata la procedura di cancellazione. 

Ma, ed è questo il nodo del contendere, Google si è sempre fermamente opposto alle richieste dell’Europa, Francia in primis, di estendere la cancellazione dei link a tutta la rete, qundi anche ai domini .com e non solo da quelli europei. La cancellazione riguarda i sottomini l’Europa, visto che il diritto all’oblio si applica su questo territorio e non in tutto il mondo, sosteneva Google “siamo rispettosamente in disaccordo con l’idea che una singola autorità nazionale per la protezione dei dati possa stabilire l’accesso alle pagine web delle persone di tutto il mondo”.

Se l’indiscrezione si rivelasse vera si trattarebbe di una decisa inversione di tendenza che, dicono gli esperti, potrebbe avere a che fare con le politiche sempre più severe della Ue in materia di maggiore tutela della privacy e dei dati degli utenti: dal riconoscimento del diritto all’oblio fino alla bocciatura del Safe Harbor cui è seguita recentemente la sottoscrizione di un nuovo accordo Usa-Ue sui dati, il Privacy Shield.

 

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