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Safe Harbor 2.0: affare fatto … o forse?

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Mai notizia fu così tanto attesa ad inizio di questo nuovo anno. A dicembre fu la volta dell’accordo sul testo definitivo del GDPR (General Data Protection Regulation, Nuovo Regolamento in materia di Protezione dei Dati Personali) e proprio oggi è la volta del nuovo “” per una nuova regolamentazione del trasferimento transoceanico dei dati personali dei cittadini dell’Unione verso un nuovo “approdo sicuro”, per l’appunto .

Nella giornata odierna a Bruxelles si è tenuto come da programma l’ennesimo incontro con punto all’ordine del giorno proprio il nuovo Safe Harbor, accordo definitivo che si attendeva già a fine gennaio e poi rimandato proprio ad oggi. Le pressioni erano forti, sia da parte delle oltre 4.000 multinazionali interessate che da parte dei Regolatori UE e delle Associazioni del vecchio continente a difesa della Privacy dei propri cittadini. Durante la giornata i rumors promettevano bene e così alle 16.30 durante la conferenza stampa fissata al termine dell’incontro, il tanto atteso annuncio: “Abbiamo l’accordo, obbiettivo raggiunto!”.

I nodi cruciali e tanto dibattuti sembrerebbero essere stati finalmente sciolti:

  1. John Kerry, Segretario di Stato USA, ha accettato il difensore civico presso il proprio Dipartimento del Commercio (DoC) per la gestione di eventuali reclami dei cittadini UE;
  2. La Direzione della National Intelligence (ODNI, Office of the Director of National Intelligence) offrirà adeguate garanzie scritte che i dati personali provenienti dalla UE non saranno sottopposti a sorveglianza di massa e in maniera indiscriminata;
  3. La Commissione UE e il DoC si impegneranno a revisionare annualmente tale nuovo accordo per verificarne la sua tenuta, attualità, e che di fatto le attività di spionaggio siano effettivamente sottoposte a controllo;
  4. Le multinazionali USA se non rispetteranno il nuovo accordo saranno sanzionate in misura anche significativa e potrebbero anche nei casi più gravi essere estromesse da tale accordo;
  5. La FTC (Federal Trade Commission) collaborerà con la Commissione UE per la definizione del nuovo quadro giuridico di polizia.

Questi in sostanza gli accordi sottoscritti nella mattinata. La novità principale, oltre ad un’azione limitata e controllata di sorveglianza di massa dei cittadini Ue che di sicuro non è poca cosa, è la possibilità del tutto nuova per questi ultimi  di poter accedere a strumenti di ricorso nei confronti dell’intelligence USA.

Ora non ci resta che attendere ulteriori sviluppi in merito. La Commissione UE ha incaricato Věra Jourová, la principale sostenitrice di questo nuovo accordo, e Andrus Ansip, altro componente del gruppo di lavoro sul nuovo Safe Harbor, di redigere il testo del nuovo accordo che possa poi essere adottato dalla UE e di una Linea Guida per i cittadini su come esercitare i propri nuovi diritti. I tempi stimati si aggirano intorno alle due settimane per la stesura della prima proposta di testo e per l’entrata in vigore del nuovo accordo si parla di circa tre mesi: previsione che potrebbe sembrare forse un po’ troppo ottimistica. “Noi crediamo che il nuovo accordo si conformerà al Nuovo Diritto Privacy UE e con la sua entrata in vigore sarà anche più semplice una corretta gestione del trasferimento dei dati verso gli USA” spiega Věra Jourová durante la conferenza stampa.

Sulla carta sembrerebbe tutto quanto perfetto, ma di fatto cosa potrebbe accadere o addirittura mai accadere? Dovremmo auspicare che il team del c.d. difensore civico sia ben nutrito di collaboratori per poter gestire probabili ingenti carichi di lavoro? L’ODNI garantisce per iscritto, ma sarà così anche nei fatti?

Il nuovo accordo sarà revisionato su base annua, ma ciò significa che in prossimità di scadenza dovremmo preoccuparci così come da ottobre dello scorso anno ad oggi?

Difficile immaginare pratiche non corrette da parte delle multinazionali USA che qualora sarebbero escluse da tale nuovo accordo sarebbero impossibilitate a trattare i dati personali UE perdendo di fatto milioni e milioni di dollari, ma se fosse l’ODNI a non rispettare i propri impegni presi cosa accadrebbe? E sarebbe interessante comprendere come la Ue possa davvero ingerire in questioni USA interne in materia di polizia.

Ma i dubbi sono di molti, e forse prima di “cantare vittoria” bisognerebbe far passare il primo entusiasmo, seppur lecito, di fine incontro. Lo stesso Jan Philipp Albrecht, parlamentare europeo e forte difensore dei diritti Ue, dichiara “In concreto nessun accordo è stato sottoscritto, bensì una dichiarazione di intenti comune tra i partecipanti UE e USA. Gli Stati Uniti avranno bisogno di diverse settimane prima che da un punto di vista giuridico tale nuovo accordo possa essere ratificato e applicato”.

Solo il tempo ci darà risposte certe, ma ne siamo davvero sicuri? Sembrerebbe l’ennesima puntata di una nuova “privacy soap-opera” Ue con la partecipazione straordinaria degli USA.

E per concludere, una nota: il nuovo nome dell’accordo non sarà più Safe Harbor, tanto meno Safe Harbor 2.0, bensì “EU-US Privacy Shield”, questa una delle prime dichiarazioni sempre di Věra Jourová. Cosa ne pensate?

Francesco Traficante

Francesco Traficante

Data Protection Officer e Consulente Privacy Certificato ISO 17024 Bureau Veritas e TÜV Italia. Founder e CEO di MicroEll s.r.l. , soluzioni IT, consulenza e formazione in materia privacy, information security management, sicurezza IT e reati informatici.
Laureato in Scienze Politiche ad indirizzo Data Protection Officer e Privacy Specialist.

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