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“APP-prova di Privacy”: usarle SI, ma in maniera consapevole!

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Le sono applicazioni di “nuova” generazione per dispositivi mobili, ormai largamente e quotidianamente utilizzate presso che da tutti, che consentono all’utente attraverso un’interfaccia grafica la fruizione dei più disparati servizi, spesso gratuiti, e proprio su questi bisognerebbe prestare la massima attenzione, con finalità più o meno dichiarate di tipo promozionale e di marketing, volte soprattutto alla raccolta di dati personali con scopi anche di profilazione commerciale e non solo dell’utente.

Milioni di persone utilizzano e installano ogni giorno su smartphone e tablet diversi tipi di APP per comunicare, giocare, dare sfogo alla creatività, ma anche per studiare e lavorare. Si tratta di strumenti divertenti, utili, in alcuni casi divenuti indispensabili alla nostra vita quotidiana” cita letteralmente il Comunicato Stampa odierno del .

Chi possiede uno smartphone ha normalmente attive in media circa 40 applicazioni ed “E’ bene ricordare però che le APP possono raccogliere e trattare una grande quantità di dati personali, a volte anche di natura sensibile” informa il Garante Privacy che continua “Basti pensare che le APP possono avere accesso alla rubrica dei contatti, a foto, video e documenti di vario tipo, ai dati della carta di credito o magari anche al microfono dello smartphone  o del tablet. Ma possono anche registrare informazioni sulle abitudini di vita, sui consumi, sulla posizione geografica e perfino sulla forma fisica e sullo stato di salute”.  Antonello Soro, Presidente dell’Autorità nazionale per la privacy non è nuovo a queste iniziative informative, è già negli scorsi anni dichiarava “Spesso tutto ciò avviene senza che l’utente dia un consenso libero ed informato, quindi in violazione della legislazione europea sulla protezione dei dati” che continua nel suo intervento “Le APP sono sempre più diffuse e il loro uso, senza un’adeguata definizione di garanzie e misure a tutela dei dati personali, può comportare rischi per gli utenti che le scaricano. Per questo è fondamentale muoversi in tempo”.

A distanza di tempo in effetti la situazione è di poco migliorata e spesso queste APP continuano a “tritare” milioni di informazioni e gli utenti molto spesso sono del tutto inconsapevoli di come i loro dati personali vengono trattati. Questo è uno scenario consolidato e tali trattamenti spesso illeciti sono ormai divenuti un dato di fatto. Per questa ragione lo stesso Garante Privacy ha iniziato una nuova campagna informativa “APP-prova di privacy”, il cui titolo è decisamente significativo, proprio al fine di adeguatamente informare e promuovere un uso consapevole delle APP, rivolto soprattutto ai più giovani ma che sarebbe davvero molto utile anche per i meno giovani, tramite un video tutorial. Parte integrante di questa campagna anche una scheda informativa:

I dispositivi mobili, quali i tablet e smartphone, contengono e trattano una quantità di informazioni che spesso vanno oltre ogni immaginazione, dati tipo personale non solo degli stessi utenti, ma anche di altri soggetti che rientrano nella propria sfera privata e lavorativa (parenti, amici, conoscenti, colleghi, fornitori e clienti): indirizzi, numeri di telefono, e-mail addresses, dati bancari, credenziali di accesso, foto, video, audio, informazioni di geolocalizzazione e così via.

Tali informazioni incrociate tra loro, arricchite e analizzate (Big Data) hanno ormai raggiunto dimensioni in termini di dati raccolti quasi inimmaginabili, un valore economico presso che non quantificabile e un utilizzo incontrollato per le più disparate finalità. Per tali ragioni, si sono resi necessari diversi interventi anche legislativi per porre un freno ad utilizzi non leciti e per fissare delle regole per un trattamento corretto a tutela e garanzia dei vari soggetti interessati coinvolti.

Tre le regole fondamentali da non dimenticare, l’Informativa in merito al trattamento dei dati che dovrà essere fornita all’utente prima della stessa installazione dell’APP, il relativo Consenso per il quale il semplice “click” sul pulsante “Installa” non si può considerare una valida autorizzazione al trattamento dei dati e il Diritto di Accesso ai propri dati che dovrà essere comunque garantito anche attraverso lo stesso “app store” dal quale l’APP è stata scaricata.app2

Quali le altre regole e buone prassi da dover sempre tenere in considerazione sin dallo sviluppo della stessa APP? Le seguenti info grafiche ne illustrano le principali:

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E se l’APP si avvale anche di strumenti e nuove tecnologie come la geo localizzazione ad esempio? E se dovesse trattare i dati personali raccolti anche per finalità volte all’analisi dei consumi e delle abitudini degli utenti per ricostruirne un profilo di consumo e non solo?

Il quadro normativo di riferimento è ampio, composto dalla Direttiva UE così detta e-Privacy, da Pareri e Raccomandazioni del Gruppo Art. 29, dal Codice Privacy e da alcuni interventi specifici dell’Autorità Garante, e da alcune Best Practice che converrebbe sempre tenere ben presenti.

Le APP e il loro utilizzo “non attento” anche da parte di utenti poco consapevoli possono comportare rischi significativi per la privacy e per la stessa reputazione degli utenti. Ma le APP rappresentano anche una grande opportunità, consentono la fruizione di una grande quantità di servizi, spesso anche innovativi, e tutto a portata di un “touch” con un solo dito sul proprio mobile device, opportunità e possibilità fino a qualche anno fa del tutto inimmaginabili, oltre che a rappresentare una parte ormai importante delle capacità e della volontà del “fare” del nostro tessuto produttivo nazionale.

Tali regole e buone prassi non devono assolutamente scoraggiare sia i produttori delle stesse APP che i loro utilizzatori, anzi rappresentano al contrario di quanto si possa pensare una grande opportunità. La consapevolezza degli utenti in merito all’importanza della propria privacy e del valore anche economico dei propri dati personali si sta sempre più consolidando. Coloro che sapranno comprendere questo processo, e che capiranno quanto sia importante “costruire” APP così dette Privacy by Design, conquisteranno sempre di più la fiducia dei propri utenti e soprattutto di quelli potenzialmente nuovi, consentendo loro di fare davvero la differenza in un mercato sempre più globale e competitivo come quello dei giorni nostri.

Concetti come Privacy by Design, Privacy by Default, obblighi quali il Diritto all’Oblio, il rafforzamento del Consenso soprattutto per i minori sono alcuni dei pilastri del nuovo Regolamento Europeo in materia di Data Protection che ormai breve sarà realtà. E muoversi anche in questa direzione, sin da ora, può essere sicuramente un’altra valida strada da percorrere per iniziare ad essere davvero dei competitivi.

Rispettare le regole, conviene!

Francesco Traficante

Francesco Traficante

Data Protection Officer e Consulente Privacy Certificato ISO 17024 Bureau Veritas e TÜV Italia. Founder e CEO di MicroEll s.r.l. , soluzioni IT, consulenza e formazione in materia privacy, information security management, sicurezza IT e reati informatici.
Laureato in Scienze Politiche ad indirizzo Data Protection Officer e Privacy Specialist.

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