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Sicurezza senza rinunciare alle prestazioni: il secure computing di Oracle

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Sempre più imprese scelgono di adottare il nelle loro aziende nelle diverse varianti ovvero ibrido, pubblico o privato. Una scelta strategica non più rimandabile per le divisioni IT che si scontra però con dubbi difficili da fugare. Come quello sulla sicurezza del cloud: sarà sicuro per i dati aziendali e di business scegliere una soluzione di questo tipo?

La domanda è lecita se è vero che nessun anno come il 2015 ci ha regalato dati allarmanti sul cybercrime in crescita e su strategie e attacchi sempre più sofisticati e ricorrenti. “Oggi chi fa cyber crime fa cyber war perchè i criminali non ci si accontentano più” si fa per dire “di appropriarsi dei dati degli utenti, ma cercano vantaggi economici dagli attacchi che portano e questo fa si che sia cambiato il modo con cui le impresesono esposte ai rischi” lo ha sottolineato Giuseppe Russo, Chief Technologist di Italia nel corso dalle tappa italiana di presentazione dello , il nuovo microprocessore a 32 core con funzionalità di intrusion detection e di crittografia di dati integrate nativamente in hardware, nella componente in silicio.

Una considerazione interessante che si accompagna a dati  altrettanto significativi sulla percezione che gli executive hanno sulla sicurezza aziendale. Secondo una indagine condotta da CSO Online, la maggioranza dei chief sostiene che le informazioni più importanti delle rispettive aziende risiedano nei database, poi sulle reti, sulle application e infine, sul middleware. Eppure, guardando invece su cosa essi stanno investendo di più, si nota che, anche per motivi economici, gli investimenti più grossi vengono fatti sul network. “In altre parole si cerca di proteggere l’accesso dall’esterno ma la realtà è che il 76% degli attacchi non sono stati fermati a livello di networking.” Perchè? Per un insieme di motivi che uniscono il lavoro sempre più mobile e la necessità, in mobilità, che gli stessi lavoratori accedano a dati presenti proprio nei database. Ed ecco una potenziale “falla”, ghiotta per i cyber criminali.

Sicurezza o prestazione?

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Il microprocessore SPARC M7

Aziende come Oracle sono quindi chiamate a cercare soluzioni che possano contribuire a garantire sicurezza quando si parla di cloud senza però che essa determini un decadimento delle prestazioni. E’ uno degli altri dubbi di chi si occupa di It e di cloud: quanto si sarà costretti a sacrificare in termini di prestazione? “Con il Software in Silicon, nulla” ha chiarito Emanuele Ratti, Country Leader Systems di Oracle Italia. Il Software in Silicon è il frutto di 5 anni di sviluppo e test che hanno dato un risultato unico, secondo l’esperto ovvero “il potenzialmento della componente security a partire dall’hardware in modo da renderla pervasiva sui livell superioi e garantire la massima protezione di dati e delle informazioni. Nel nuovo microprocessore SPARC M7 abbiamo aggiunto 32 motori ottimizzati per accelerre il database con prestazioni senza precedenti.”  Di fatto la sicurezza entra direttamente nell’harware senza sacrificarne la prestazione.

L’investimento nel cloud, chiarisce invece Renato Ribeiro, Director SPARC servers, è oggi la priorità per aziende come Oracle così come lo è la sicurezza ad essa associata e “Oracle è nella posizione di poter rispondere alle richieste del mercato perchè riesce a garantire e a occuparsi di sicurezza in tutti i layer dello stack in modo da avere il massimo della sicurezza e delle performance nel cloud.”

La grande attenzione della società americana è posta non solo nelle industry tradizionali, che sia il mondo finanziario, utility, ma anche sempre più nella PA italiana in cui la prospettiva di adozione della soluzione SPARC è incoraggiante: ” ad oggi è per noi una nostra priorità, vogliamo essre parte della trasformazione della PA – chiarisce Ratti – la sentiamo come una responsabilità anche sociale verso il nostro paese. Già oggi alcune delle maggiori installazioni che abbiamo in Italia è già al servizio della pubblica amministrazione ma continueremo a spingere sul cloud anche per sanare quel ritardo che la PA sconta nell’adozione di tali soluzioni.”

Lo dicono anche i dati: la pubblica amministrazione italiana beneficierebbe enormemente della digital transformation a partire dall’adozione del cloud ma recenti dati dell’Osservatorio Cloud per la Pubblica Amministrazione della School of Management del Politecnico di Milano rivelano che il 66% degli enti pubblici italiani utilizza già modelli di cloud Computing, ma la diffusione appare frammentata, con strategie variegate spesso in assenza di un obiettivo definito.

 

 

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